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questione chimica

Ecco alcuni alimenti che cambiano l’odore del corpo (e il motivo)

di Redazione Italia a Tavola
14 gennaio 2026 | 07:30

Mangiare è un gesto intimo, quotidiano, spesso carico di piacere e di memoria. Ma quello che mettiamo nel piatto non finisce sempre e solo nello stomaco. Alcuni alimenti, una volta digeriti, lasciano tracce più durature e meno poetiche: passano dalla pelle, dal fiato, dal sudore. È una questione chimica, certo, ma anche molto concreta, soprattutto quando ci accorgiamo che dopo un pranzo particolarmenteispiratoil nostro corpo racconta una storia tutta sua. Gli esperti di Humanitas lo spiegano bene: il cibo può influenzare anche il nostro odore corporeo, nel bene e nel male, senza che ce ne rendiamo conto.

Ecco alcuni alimenti che cambiano l’odore del corpo (e il motivo)

Perché alcuni cibi cambiano l’odore della pelle (e quali sono i più “incriminati”)

I cibi che lasciano il “segno”

Tra i primi imputati ci sono senza dubbio le spezie, soprattutto quelle dal profilo aromatico deciso come curry e cumino. Restano sulla lingua, si infilano tra i denti e, una volta metabolizzate, tendono a riemergere attraverso la pelle e il respiro. Subito dopo arrivano aglio e cipolla, pilastri della cucina italiana e allo stesso tempo responsabili di molti aliti difficili da gestire. Le loro molecole solforate persistono a lungo e, anche dopo essersi lavati i denti, continuano a farsi sentire, complicando più di una conversazione ravvicinata. Il discorso cambia, ma non migliora, con la carne rossa. Durante la digestione alcune proteine vengono eliminate attraverso la sudorazione; a contatto con i batteri presenti sulla pelle possono trasformarsi in un odore poco gradevole, soprattutto se la dieta è ricca e frequente.

Ecco alcuni alimenti che cambiano l’odore del corpo (e il motivo)

Tra i cibi che che lasciano il “segno” anche il pesce

Il pesce, invece, entra in gioco per una questione genetica: alcune persone convertono la colina in trimetilammina, una sostanza dall’odore facilmente riconoscibile che viene rilasciata dal fiato e dalla pelle. Non è colpa del pesce in sé, ma del modo in cui il corpo lo gestisce. A seguire troviamo le verdure della famiglia dei cavoli: broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles. Durante la digestione liberano acido solforico, che il corpo espelle lentamente attraverso il respiro, il sudore e anche l’intestino. Gli asparagi fanno storia a parte: famosi per cambiare l’odore dell’urina, contengono mercaptano che, una volta assimilato, si trasforma anch’esso in acido solforico. Infine l’alcol, che una volta metabolizzato diventa acido acetico e viene eliminato dai pori e dal fiato, soprattutto quando si esagera, regalando quell’odore pungente che non passa inosservato.

Mozzarella di Bufala Campana

Cosa dicono gli specialisti di Humanitas

Come riferito dagli specialisti di Humanitas, l’odore della pelle nasce dall’incontro tra il sudore prodotto dalle ghiandole sudoripare e la flora batterica che vive sulla cute. Il sudore, di per sé, è quasi inodore: è composto principalmente da acqua, sali, urea e lipidi. Sono proprio questi ultimi, a contatto con i batteri, a generare gli odori più intensi. La percezione è soggettiva e cambia da persona a persona, ma può essere influenzata da ciò che mangiamo, oltre che da farmaci, stress e condizioni ormonali.

Perché il sudore ha odore (e perché cambia)

L’odore della pelle non dipende dal sudore in sé, che è quasi completamente inodore, ma da quello che succede dopo. Il sudore prodotto dalle ghiandole sudoripare serve a regolare la temperatura corporea ed è composto soprattutto da acqua e sali, con una piccola parte di lipidi e altre sostanze organiche. Quando queste entrano in contatto con i batteri presenti naturalmente sulla pelle, vengono “trasformate” e danno origine agli odori che percepiamo. È un processo del tutto normale, ma molto variabile: la composizione della flora batterica cambia da persona a persona e può essere influenzata da alimentazione, ormoni, stress, farmaci e igiene. Ecco perché lo stesso cibo o la stessa situazione possono avere effetti molto diversi su individui diversi.

Come ridurre l’effetto (senza rinunce drastiche)

La buona notizia è che non serve rinunciare a questi cibi per convivere serenamente con il proprio corpo. Un’igiene quotidiana curata, una doccia al giorno e un’attenzione particolare all’asciugatura aiutano a limitare la proliferazione batterica. L’uso di saponi antibatterici può essere utile, così come scegliere abiti traspiranti in fibre naturali, sempre puliti. Nei momenti più critici si può ricorrere a un antitraspirante per ridurre la sudorazione o a un deodorante per tenere a bada gli odori. In fondo, il segreto sta tutto nell’equilibrio: mangiare con gusto, conoscere le reazioni del proprio corpo e prendersene cura senza troppe paranoie. Perché il cibo deve restare un piacere, non una fonte di imbarazzo.

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