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Culligan

Microplastiche, calcare e dubbi: perché oggi l’acqua inquieta gli italiani

di Redazione Italia a Tavola
28 gennaio 2026 | 17:43

Il 76% degli italiani dichiara di avere preoccupazioni sulla qualità e sulla sicurezza dell’acqua che beve. È un dato importante, che pesa, perché racconta una diffidenza diffusa verso un gesto quotidiano tanto semplice quanto essenziale: bere. La fotografia arriva da una recente ricerca Ipsos Doxa realizzata per Culligan. Uno studio che mette in fila numeri, abitudini e timori legati all’idratazione, restituendo l’immagine di un Paese sempre più attento a ciò che finisce nel bicchiere, ma ancora attraversato da molte incertezze.

Microplastiche, calcare e dubbi: perché oggi l’acqua inquieta gli italiani

Oltre tre italiani su quattro esprimono preoccupazioni per l’acqua che bevono ogni giorno

Tra fiducia e sospetto: il rapporto degli italiani con l’acqua

Nel complesso, il rapporto degli italiani con l’acqua appare segnato da una tensione continua tra fiducia e sospetto. Da un lato c’è la consapevolezza crescente dell’importanza di bere di più e meglio; dall’altro restano dubbi sulla qualità dell’acqua disponibile, sia in bottiglia sia dal rubinetto. I timori principali riguardano il calcare (24%), l’impatto ambientale delle bottiglie di plastica e la presenza di microplastiche (entrambi al 18%), mentre un italiano su sette cita anche contaminanti chimici, virus e batteri. Una preoccupazione che attraversa le generazioni, ma che assume sfumature diverse a seconda dell’età.

Microplastiche, calcare e dubbi: perché oggi l’acqua inquieta gli italiani

La plastica alimenta l’insicurezza dei consumatori quotidiani

Le preferenze, intanto, sono piuttosto chiare. Il 67% degli italiani sceglie acqua naturale, percentuale che sale al 71% tra la Gen Z e al 70% tra i Millennials. La maggior parte beve tra uno e due litri al giorno, ma tra i più giovani si nota un incremento dei consumi: l’8% della Gen Z supera i 2,5 litri quotidiani, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. È un segnale interessante, che racconta una maggiore attenzione al benessere fisico e mentale, sempre più intrecciata alle scelte alimentari.

In casa: tra bottiglie, rubinetto e nuove abitudini

In casa, però, la bottiglia resta ancora la regina della tavola. Il 79% degli italiani dichiara di utilizzare acqua confezionata, prevalentemente in plastica (75%). Accanto a questo dato, emerge però una lenta apertura verso alternative considerate più sostenibili: il 46% beve acqua del rubinetto, soprattutto tra Millennials e Gen Z, più sensibili al tema ambientale e alla praticità. La percezione della qualità dell’acqua di rete resta però divisa. Un italiano su due la giudica buona o eccellente, mentre il 23% la considera scarsa o pessima. La Gen Z appare più fiduciosa, mentre Gen X e Boomers mantengono un atteggiamento più critico. Questa attenzione si traduce anche in comportamenti concreti. Un quarto degli italiani filtra l’acqua in casa, quota che supera il 30% tra le generazioni più giovani. Segno che il tema non è più solo teorico, ma entra nelle cucine e nelle abitudini quotidiane, spingendo verso soluzioni che promettono maggiore controllo e tranquillità.

Fuori casa: sostenibilità e fiducia nel bicchiere

Fuori casa, il quadro cambia solo in parte. Il 65% degli italiani beve acqua acquistata in bottiglia, quasi sempre in plastica, ma cresce l’uso di borracce e contenitori riutilizzabili: il 37% dichiara di adottarli, con una diffusione più marcata tra la Gen Z, che si rifornisce più spesso da fonti pubbliche o sistemi di refill. Anche qui, sostenibilità e praticità si intrecciano con il bisogno di fidarsi di ciò che si beve. Dietro questi numeri si intravede una tendenza più ampia, che riguarda il modo in cui le persone interpretano il consumo: il benessere non è più un concetto astratto, ma passa da scelte quotidiane sempre più personalizzate. Come spiegano gli analisti di Ipsos Doxa, in un contesto segnato dalla disinformazione, trasparenza ed educazione diventano centrali per consentire ai consumatori di orientarsi tra le opzioni disponibili e prendere decisioni coerenti con i propri valori.

Le risposte del mercato: le soluzioni Culligan

È in questo scenario che si inseriscono le nuove proposte di Culligan, che ha scelto di partire proprio dai dati per presentare due soluzioni pensate per la casa e per i luoghi pubblici: Culligan Purity e Smart Modernity. «Da 90 anni trasformiamo l’acqua per migliorare la vita delle persone e proteggere il pianeta» spiega Giulio Giampieri, presidente di Culligan Italia. «Come leader globale nel trattamento dell’acqua, il nostro obiettivo è rispondere alle esigenze in continua evoluzione degli italiani, aiutandoli a sentirsi sicuri, informati e supportati nelle scelte quotidiane, attraverso soluzioni affidabili, sostenibili e facili da usare come Culligan Purity e Smart Modernity».

Microplastiche, calcare e dubbi: perché oggi l’acqua inquieta gli italiani

Culligan Purity è un sistema intelligente per acqua sicura personalizzata

Negli spazi condivisi - uffici, hotel, palestre, luoghi di aggregazione - l’acqua diventa parte dell’esperienza quotidiana. Ed è proprio qui che entra in gioco Culligan Purity, un sistema che integra filtrazione multistadio, tecnologia Firewall® Uvc e monitoraggio continuo della qualità grazie al sistema proprietario C-Sense. «Le acque del rubinetto, per quanto erogate dal gestore nella conformità della normativa vigente, possono contenere tracce di contaminanti invisibili come Pfas, microplastiche, arsenico e piombo» aggiunge Giorgio Temporelli, esperto di tecnologie per il trattamento delle acque e divulgatore scientifico. «Per questo, soprattutto nei luoghi ad alta frequentazione, diventa essenziale affidarsi a realtà in grado di offrire non solo sistemi certificati per la rimozione dei contaminanti, ma anche una gestione continua delle soluzioni installate lungo tutto il loro ciclo di vita, attraverso controlli, manutenzione e competenze tecniche specialistiche».

Culligan Purity punta anche sulla personalizzazione dell’esperienza: acqua fredda, calda, frizzante o a temperatura ambiente, con un’interfaccia touchscreen intuitiva. Il sistema è in grado di monitorare i litri erogati e le bottiglie di plastica monouso evitate, dati utili anche per il reporting Esg delle aziende. Sensori e connettività IoT lavorano in background, bloccando automaticamente l’erogazione in caso di non conformità e garantendo continuità di servizio.

Il problema del calcare e la tecnologia domestica

Se fuori casa la parola chiave è controllo, tra le mura domestiche il nemico numero uno, come detto in apertura, resta il calcare. Ricordiamo, infatti, che un quarto degli italiani dichiara di esserne infastidito o preoccupato, anche se non rappresenta un rischio diretto per la salute. È piuttosto una causa silenziosa di inefficienze: elettrodomestici che durano meno, consumi energetici più alti, fastidi su pelle e capelli. Secondo una ricerca Nomisma per Culligan, l’acqua è calcarea in 883 comuni italiani, con effetti evidenti su impianti e tubature. Smart Modernity nasce per affrontare il problema alla radice.

Microplastiche, calcare e dubbi: perché oggi l’acqua inquieta gli italiani

Smart Modernity riduce il calcare ottimizzando consumi idrici ed energetici

È il primo addolcitore smart di Culligan, progettato per ridurre il calcare in modo mirato e sostenibile, ottimizzando l’uso di acqua, sale ed energia. I benefici dichiarati sono concreti: riduzione fino al 30-50% dei costi per detergenti e saponi, maggiore durata degli elettrodomestici e un miglioramento percepito su pelle e capelli. Attraverso l’app Culligan Connect Eu è possibile controllare il sistema da remoto, monitorare il livello di sale, escluderlo quando non serve - per esempio per l’irrigazione del giardino - e ricevere notifiche personalizzate sui consumi.

Acqua, sostenibilità e consapevolezza

A fare da cornice a tutto questo c’è una consapevolezza sempre più diffusa: il cambiamento climatico e la sostenibilità non sono più concetti astratti. «La crescente consapevolezza dell’impatto del cambiamento climatico non è più un rumore di sottofondo: le persone cercano soluzioni concrete per trasformare i valori ambientali in comportamenti quotidiani» conclude Ivana Stanojevic, research director di Ipsos Doxa. «In un contesto segnato dalla disinformazione, trasparenza ed educazione sono fondamentali per permettere ai consumatori di fare scelte consapevoli e in linea con i propri valori». Così, dal bicchiere di casa alla borraccia in ufficio, l’acqua torna al centro del discorso pubblico. Non come semplice commodity, ma come tema che intreccia salute, ambiente e fiducia. I numeri raccontano una preoccupazione diffusa, ma anche un desiderio di soluzioni chiare e accessibili. Ed è proprio in questo spazio, tra timore e responsabilità, che si gioca oggi la partita dell’idratazione consapevole.

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