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Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Gen Z

La Generazione Z affronta la fatica digitale privilegiando esperienze food autentiche e consapevoli. Cibo sano, trasparenza, sostenibilità e ambienti rigenerativi diventano criteri di scelta, mentre il tempo trascorso online influenza preferenze gastronomiche e relazione con i locali. Il food diventa così un vero strumento di equilibrio mentale e benessere quotidiano

di Redazione Italia a Tavola
11 febbraio 2026 | 07:30
Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Generazione Z

Il cibo non è più solo nutrimento né semplice piacere: per la Generazione Z diventa un linguaggio quotidiano attraverso cui esprimere valori, attenzione al benessere e visione del futuro. Dalle scelte sugli ingredienti alla frequenza con cui si mangia fuori casa, il food & beverage si colloca oggi al centro di un sistema di decisioni che intreccia salute fisica e mentale, sostenibilità ambientale e ricerca di autenticità. E che allontana i cibi ultra-processati dal piatto.

Gen Z, benessere e consumo: quando il cibo diventa scelta di vita

Secondo l’analisi del Consumer Lab di Bain&Company, condotta su oltre 1.500 consumatori italiani, proprio i più giovani mostrano un approccio sempre più consapevole all’alimentazione, privilegiando prodotti comprensibili, filiere chiare ed esperienze gastronomiche coerenti con il proprio stile di vita. «La Generazione Z valuta il cibo non solo come nutrimento, ma come esperienza di benessere complessivo», spiega Marco Caldarelli, senior partner di Bain&Company. «Questa attenzione si riflette in maniera evidente sia nella scelta dei piatti sia nella frequenza con cui decidono di consumare fuori casa».

Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Gen Z

I più giovani mostrano un approccio sempre più consapevole all’alimentazione

Iperconnessione e stanchezza digitale: un equilibrio ancora fragile

Nonostante sia la generazione più digitale, la Gen Z mostra una crescente consapevolezza dei limiti dell’iperconnessione. L’83% dichiara di avere un rapporto poco equilibrato con lo smartphone e una quota significativa trascorre oltre otto ore al giorno sui dispositivi digitali. In media, il telefono viene controllato circa 185 volte al giorno, con effetti evidenti sulla qualità del sonno e sulla produttività.

Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Gen Z

L’83% dei giovani dichiara di avere un rapporto poco equilibrato con lo smartphone

«Molti giovani riconoscono che i social media portano più danni che benefici», commenta Caldarelli. «E proprio per questo cercano ambienti reali e momenti offline dove poter recuperare energia, spesso collegando il consumo di cibo a una pausa rigenerativa».

Benessere olistico: salute mentale prima di tutto

Il concetto di benessere, per la Gen Z, assume una dimensione olistica. La salute mentale è indicata come priorità assoluta dal 77% degli italiani, con una percentuale ancora più alta tra i più giovani, che la collocano prima della socialità, del sonno e persino della stabilità finanziaria. «Per la Gen Z, il benessere non si limita al corpo o alla mente, ma include l’esperienza complessiva del proprio stile di vita», sottolinea Caldarelli. «Questo si riflette anche nelle scelte alimentari: prediligono prodotti semplici, trasparenti e coerenti con i loro valori».

Valori e consumo: la Gen Z non fa sconti ai brand

La dimensione valoriale incide in modo diretto sulle scelte di acquisto. La Gen Z è la generazione più incline a interrompere il rapporto con i brand percepiti come incoerenti o poco etici. A livello globale, oltre la metà dei giovani consumatori dichiara di aver boicottato un marchio per ragioni legate ai valori, con una particolare sensibilità verso discriminazioni, pratiche non sostenibili e mancanza di trasparenza. «Oggi non conta solo il prodotto, ma il modo in cui viene realizzato, da chi e con quali finalità», osserva Caldarelli. «Le aziende che non comunicano in maniera chiara e coerente rischiano di perdere la fiducia di questa generazione in modo rapido».

Cosa significa “healthy” per la Gen Z nel food & beverage

Per la Generazione Z, il concetto di “healthy” si discosta da una visione dietetica rigida. Non si tratta di rinuncia o controllo, ma di consapevolezza. Liste ingredienti brevi e leggibili, chiarezza sulle certificazioni, riduzione di zuccheri, sale e additivi artificiali sono elementi chiave, insieme a un posizionamento percepito come autentico e non industriale. «La parola chiave è autenticità», spiega Caldarelli. «I giovani vogliono sapere cosa stanno mangiando, da dove viene e perché. Non si accontentano di etichette generiche: cercano coerenza tra valori dichiarati e realtà».

Ristorazione come spazio rigenerativo

Nel mondo Horeca, la cura di sé entra a far parte dell’esperienza gastronomica. La Gen Z non separa consumo e benessere: valuta il locale nella sua capacità di offrire un contesto rilassante, sostenibile e coerente. Cresce l’interesse per format che riducono la pressione decisionale, ampliano l’offerta low o no-alcohol e valorizzano ingredienti tracciabili e filiere territoriali.

Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Gen Z

Il pasto è un momento per disconnettersi

«I locali possono diventare veri spazi rigenerativi», aggiunge Caldarelli. «Non è più solo questione di mangiare: è un momento per disconnettersi, riconnettersi con gli altri e recuperare energie».

Meno social, più realtà: come cambia la comunicazione dei brand

La crescente diffidenza verso l’iper-esposizione digitale modifica anche il ruolo dei social media. La Gen Z privilegia contenuti spontanei, user-generated e poco costruiti, percepiti come più credibili rispetto ai messaggi corporate.

Ecco come il cibo sano può essere una risposta alla fatica digitale della Gen Z

La Gen Z privilegia contenuti spontanei

«I brand più efficaci sono quelli che mostrano il prodotto attraverso esperienze reali e non solo pubblicità costruita», conclude Caldarelli. «L’obiettivo è portare le persone offline e far vivere il cibo come esperienza concreta».

Sostenibilità concreta e trasparenza come vantaggio competitivo

Nel food & beverage, la sostenibilità è valutata attraverso segnali tangibili: packaging, provenienza delle materie prime, attenzione allo spreco e al benessere animale. Oltre il 70% della Gen Z si dichiara fortemente preoccupato per l’impatto ambientale e una larga parte è disposta a pagare di più, purché l’impegno sia credibile e dimostrabile. «La trasparenza non è solo informazione», evidenzia Caldarelli, «ma un vero meccanismo di fiducia. Se integrata nell’esperienza, rafforza la relazione con il cliente e riduce il rischio reputazionale».

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