Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
venerdì 20 febbraio 2026 | aggiornato alle 13:38| 117526 articoli in archivio

esame clinico

Intolleranze alimentari: che cos’è e cosa rivela il breath test

di Redazione Italia a Tavola
20 febbraio 2026 | 07:30

Succede spesso: si mangia, ci si sente gonfi, e parte la caccia al colpevole nel piatto. Latte, pane, formaggi, pasta - ognuno ha il suo sospettato. Il problema è che l’intestino non ragiona per intuizioni ma per meccanismi biologici, e senza un riscontro clinico si rischia di togliere alimenti a caso. È qui che il breath test diventa uno strumento concreto. Un test del respiro, letteralmente, che però racconta molto più di quanto il nome lasci intuire, perché attraverso l’aria espirata riesce a restituire informazioni preziose sul funzionamento dell’intestino e sull’equilibrio del microbiota.

Intolleranze alimentari: che cos’è e cosa rivela il breath test

Breath test: cos’è, come funziona e cosa rivela davvero sull’intestino

Che cos’è il breath test e come si svolge

Per capire di cosa si tratta conviene partire dal principio. Il breath test è un esame diagnostico basato sull’analisi di campioni di aria espirata raccolti prima e dopo l’assunzione di uno zucchero sciolto in acqua. Durante l’esame il paziente soffia a intervalli regolari in un sacchetto, mentre gli specialisti misurano la presenza di specifici gas prodotti dai batteri intestinali. L’intero procedimento dura in genere tra due e quattro ore e si svolge al mattino, a digiuno, senza aver fumato né praticato attività fisica. È inoltre richiesta la sospensione dei farmaci non indispensabili nelle dodici ore precedenti. Dal punto di vista pratico non comporta dolore né rischi, caratteristica che lo rende uno strumento diagnostico molto utilizzato quando compaiono sintomi come meteorismo, diarrea, distensione addominale o crampi.

Le diverse tipologie e cosa permettono di scoprire

Esistono diverse varianti del test, ciascuna con una funzione precisa e quindi con un diverso zucchero utilizzato come “tracciante”. Il breath test al glucosio serve a individuare una possibile sovracrescita batterica nell’intestino tenue; quello al lattosio consente di diagnosticare il malassorbimento di questo zucchero presente nel latte e nei derivati; mentre il test al lattulosio, sostanza con effetto lassativo, permette di valutare sia l’eventuale eccesso di batteri sia il tempo di transito oro-cecale, cioè quanto impiega il cibo a passare dalla bocca all’intestino cieco. In sostanza, attraverso un gesto semplice come soffiare, si ottiene una fotografia funzionale dell’apparato digerente.

Il ruolo del microbiota nell’equilibrio digestivo

Il motivo è legato al microbiota. I gas che vengono misurati nel respiro sono infatti prodotti dai batteri intestinali quando fermentano gli zuccheri ingeriti: analizzando quei gas, il test permette di capire come stanno lavorando questi microrganismi e se il loro equilibrio è alterato. «Il microbiota è la popolazione di microbi che abita insimbiosinel nostro corpo, ovvero senza danneggiare struttura e tessuti del nostro organismo. Il microbiota più noto è quello dell’intestino, dove sono presenti decine di migliaia di miliardi di batteri che favoriscono la digestione degli alimenti e ci proteggono da numerose malattie. Un sistema perfetto che però a volte si può guastare, rendendo necessario un intervento medico volto a ripristinarne il corretto funzionamento» spiega il dottor Nicola Gaffuri, responsabile di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva di Humanitas Gavazzeni, Humanitas Castelli e Humanitas Medical Care di Bergamo. È proprio questo equilibrio delicato a determinare, in molti casi, il modo in cui reagiamo agli alimenti.

Quando la flora intestinale perde stabilità - per dieta squilibrata, infezioni o stress prolungato - si può verificare una condizione chiamata disbiosi. In quel momento i batteri “buoni” non riescono più a contenere quelli potenzialmente dannosi, la mucosa intestinale si infiamma e compaiono disturbi digestivi. È qui che il discorso torna alle intolleranze, perché secondo gli specialisti alcune reazioni alimentari non dipendono dall’alimento in sé ma dallo stato dell’intestino. «La disbiosi può essere anche all’origine di intolleranze alimentari e in questo caso parliamo diintolleranze alimentari indirette”, perché non dipendono dalla presenza di intolleranze ad alimenti specifici, ma da un’infiammazione dei villi intestinali che impedisce il corretto assorbimento delle sostanze ingerite - prosegue lo specialista. Per intervenire su queste intolleranze occorre lavorare sulla loro causa e dunque sull’infiammazione che ne è alla base».

Quando il breath test diventa decisivo per capire i sintomi intestinali

In questo senso il breath test rappresenta uno strumento di orientamento clinico prima ancora che diagnostico: non stabilisce cosa eliminare dalla dieta, ma aiuta a capire cosa sta succedendo davvero nell’intestino. È una differenza sostanziale, perché consente di passare dal sospetto alla verifica e di evitare restrizioni alimentari inutili o scorrette. Quando i sintomi persistono, affidarsi a un’indagine mirata significa trasformare segnali confusi in dati interpretabili - e, di conseguenza, in decisioni terapeutiche più precise e personalizzate.

© Riproduzione riservata