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Colesterolo “cattivo”: non conta solo abbassarlo, ma mantenerlo stabile

di Redazione Italia a Tavola
18 maggio 2026 | 11:23

Per anni l’obiettivo principale delle terapie contro l’ipercolesterolemia è stato ridurre il colesterolo Ldl, il cosiddetto “cattivo”. Oggi, però, la comunità scientifica guarda con crescente interesse a un altro parametro: la stabilità dei livelli lipidici nel tempo. Il tema è stato al centro del convegnoHarmony of Silencing”, dedicato alla gestione dell’ipercolesterolemia alla luce delle nuove Linee Guida Acc/Aha/Multisociety 2026, che hanno aggiornato i riferimenti per la prevenzione cardiovascolare secondaria nei pazienti considerati ad altissimo rischio. Secondo quanto emerso durante l’incontro, non sarebbe sufficiente raggiungere valori bassi di Ldl-C se questi livelli tendono poi a oscillare in modo significativo nel corso dei mesi. Le fluttuazioni lipidiche, infatti, vengono sempre più associate a un aumento degli eventi cardiovascolari.

Colesterolo “cattivo”: non conta solo abbassarlo, ma mantenerlo stabile

Il colesterolo che sale e scende può danneggiare le arterie

Lo studio europeo sulle oscillazioni del colesterolo

A rafforzare questa ipotesi contribuiscono i dati pubblicati sull’European Heart Journal in uno studio osservazionale di popolazione. La ricerca indica che la variabilità del colesterolo rappresenta un fattore di rischio indipendente rispetto ai valori medi registrati nel tempo. Le persone con oscillazioni più marcate dei livelli di colesterolo mostrano infatti un incremento del 26% della mortalità totale, dell’8% del rischio di infarto miocardico e dell’11% del rischio di ictus rispetto ai soggetti con valori più costanti.

Secondo Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e presidente della Fondazione della Società Italiana di Cardiologia, il fenomeno avrebbe effetti diretti sul processo aterosclerotico. «Le fluttuazioni lipidiche - ha detto all'Ansa - hanno un impatto diretto e indipendente sulla progressione dell’aterosclerosi, perché favoriscono l’ossidazione lipidica all’interno delle placche, l’aumento del loro volume e l’attivazione di meccanismi infiammatori».

Le nuove strategie terapeutiche per i pazienti ad alto rischio

Le nuove Linee Guida Acc/Aha/Multisociety, pubblicate nel marzo 2026, indicano per molti pazienti in prevenzione secondaria ad altissimo rischio un obiettivo di colesterolo Ldl inferiore a 55 mg/dL. In questo scenario si inseriscono anche i dati dello studio V-Difference sulla molecola siRNA sviluppata da Novartis. Lo studio ha valutato l’efficacia della terapia in associazione ai trattamenti ipolipemizzanti tradizionali.

Colesterolo “cattivo”: non conta solo abbassarlo, ma mantenerlo stabile

Ldl è considerato il colesterolo “cattivo”

Paola Coco, chief scientific officer e Medical Affairs Head di Novartis Italia, ha spiegato che «l’85% dei pazienti trattati con siRNA ha raggiunto i livelli raccomandati di Ldl entro tre mesi». I risultati mostrano inoltre una riduzione media del 59% del colesterolo Ldl dopo un anno di trattamento, con valori mantenuti costanti nel tempo.

Webinar 19 maggio

Prevenzione cardiovascolare, cambia l’approccio clinico

La gestione dell’ipercolesterolemia sembra quindi orientarsi verso una strategia più ampia, nella quale il controllo continuativo dei livelli lipidici assume un peso sempre maggiore accanto alla semplice riduzione numerica del colesterolo. Per gli specialisti, la stabilità dell’Ldl potrebbe diventare nei prossimi anni uno degli indicatori più rilevanti nella prevenzione cardiovascolare, soprattutto nei pazienti già esposti a un rischio elevato di infarto o ictus.

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