I nostri sensi ci aiutano a percepire e a conoscere l’ambiente esterno inviando stimoli ai nervi che, a loro volta, li inviano al cervello facendoci reagire o interagire con il mondo circostante. Ecco che i nostri comportamenti confermano il loro stretto legame con il cervello, in relazione alle emozioni che da esso derivano e che ogni giorno della nostra vita ci fanno stare bene o male, essere invidiosi oppure disgustati, che possono renderci tristi o allegri.
Durante un pasto utilizziamo i cinque sensi molto più di quel che pensiamo
Le emozioni, dunque, condizionano i nostri comportamenti stimolate dai nostri sensi, che quando siamo a tavola usiamo con relativa consapevolezza. E allora, come possiamo utilizzare i 5 sensi prima o durante un pasto?
La vista accende il desiderio: perché il cibo si mangia prima con gli occhi
Un proverbio dice "mangiare con gli occhi", che significa desiderare ciò che vediamo. In senso figurato potremmo desiderare una persona o un oggetto, ma quando siamo a tavola il nostro desiderio potrebbe stimolare l’appetito, la scelta di un piatto o di un condimento. La scienza ha dimostrato che la vista ha un impatto diretto sulla percezione del gusto, vediamo il cibo in modo nitido e persino la sua disposizione a tavola o il suo colore possono influire sulle scelte che da lì a poco faremo, aumentandone il piacere e il desiderio.
La vista di un piatto può sicuramente stimolare l'appetito
Inutile dire che si mangia con la bocca ma quello che gusto, quello che provo quando assaporo un alimento, si ripercuote direttamente sul mio stato emotivo. Forse un sorriso con aria soddisfatta illuminerà il mio viso, oppure un verso di disgusto accompagnerà il contatto del cibo con lingua e labbra. Sulle emozioni facciali il più grande esperto è stato Paul Ekman, uno psicologo statunitense (recentemente scomparso) che ha studiato approfonditamente le emozioni proprio ricavandole dalle molteplici espressioni del volto.
Mangiare con le mani: il tatto tra galateo, emozioni e gesti che restano
È bene ricordare che alcuni cibi possono essere mangiati con le mani e qui il tatto diventa fondamentale. Un altro proverbio dice "anche la Regina Margherita, mangia il pollo con le dita". Si riferisce alla Regina Margherita di Savoia, che durante una cena a Napoli sul finire del 1800 ruppe l’etichetta conquistando la simpatia del popolo, spezzando una coscia di pollo e portandola alla bocca con le mani. Questo suo gesto si ripetette al Quirinale con Nicola I del Montenegro, suo consuocero, dimostrando come alcuni comportamenti evidenzino una notevole capacità di adattamento e producendo, inoltre, simpatia e ammirazione per le persone che li compiono.
Anche il tatto può essere coinvolto a tavola, per esempio quando lo si prende con le mani
Non solo cosce di pollo, anche cioccolatini, panini e frutta vengono mangiati con le mani ma questo non deve stupire. Le posate sono state inserite in diverse epoche, in Italia sono diventate di uso comune dal 1500 in poi così come il Bon Ton (o per meglio dire Galateo, visto che si parla di come ci si comporta a tavola) è datato intorno alla metà del ‘500.
Profumi, sapori e memoria: quando il cibo riporta indietro nel tempo
Dopo il tatto e la vista vediamo come l’olfatto e il gusto creino ricordi ed emozioni. La cucina della nonna, il pranzo della domenica, il dolce del compleanno hanno segnato la nostra vita e sono vivi nella nostra memoria culinaria. Quei profumi, quei condimenti, quelle ricette riaffiorano ogni volta che se ne parla e se si ha la fortuna di poterli vivere ancora è bene non sprecare tempo e godere di questo privilegio. Qui le emozioni sono forti, alcune esprimono malinconia, altre gioia e altre ancora tristezza quando al tavolo manca qualcuno. A tavola possono nascere straordinarie amicizie come anche esplodere focosi conflitti.
Il sapore particolare di un piatto può evocare ricordi piacevoli
C’è un’altra emozione che prende corpo durante un pranzo, l'invidia. Questi rituali, oramai quasi dimenticati, sono infatti spesso terreno fertile per l’invidia, che è una brutta emozione, forse la peggiore. Tuttavia, quando qualcuno riceve una fetta di torta più grande oppure l’ultima porzione di lasagne e, perché no, quando viene versato l’ultimo goccio di vino ad altri, l’invidia fa capolino, emerge con battute sgradevoli o espressioni facciali corrucciate, fino a trasformarsi in gesti maleducati.
Il suono del cibo: come l’udito risveglia emozioni e ricordi a tavola
Avviandoci alla fine di questo percorso ecco l’ultimo senso, l’udito. Molti potrebbero pensare che l’udito c’entri poco con la tavola, in realtà è importante e può rivelarsi un risvegliatore di emozione anch’esso. Lo sfrigolio dell’olio bollente, lo sgranocchiare dei biscotti o la croccantezza di alcune pietanze arrivano alle nostre orecchie risvegliando ricordi ed emozioni. Tornando a casa senti qualcosa che sfrigola nella padella, senti il rumore della carne alla brace oppure la sveglia del forno che ti indica la fine cottura. L’udito è importante perché in base al rumore che sentirai associerai un ricordo, scatenando in te emozioni e conseguenti comportamenti.
Lo sfrigolio dell’olio bollente risveglia ricordi piacevoli legati alla tavola
Viaggi in paesi esotici, cene con gli amici, serate amorevoli, pranzi domenicali o compleanni e anniversari ci permettono di vedere, gustare, annusare, toccare e sentire il cibo risvegliando in noi, gioia, disgusto, tristezza, invidia, allegria e tante altre emozioni. Le emozioni condizioneranno i nostri comportamenti, un sorriso, uno sguardo a occhi spalancati o un brivido lungo il corpo. Tranquilli, è normale, anzi è un bene perché non emozionarsi a tavola equivale a privarsi di alcuni dei momenti più belli e più importanti della nostra vita.