Ad Arco, in Trentino, a nord del lago di Garda, Birrificio Impavida nasce nell’ottobre 2020 come progetto imprenditoriale e culturale firmato da Serena Crosina e Raimonda Dushku. Due percorsi personali diversi che trovano un punto di incontro nel mondo della birra artigianale, dando vita a un’azienda che fin dall’inizio ha scelto di lavorare su identità, accessibilità e rapporto diretto con il pubblico. Il nome Impavida non è casuale: racconta il carattere delle fondatrici e un approccio che guarda al mercato senza forzature, con attenzione alla qualità e alla sostenibilità del progetto. La produzione 2025 si attesta intorno ai 1.200 ettolitri, con un assetto pensato per crescere mantenendo controllo e riconoscibilità.

Impavida: il team
Un birrificio aperto, tra produzione e socialità
L’ispirazione arriva in parte dai modelli nordamericani, dove il birrificio non è solo luogo produttivo ma spazio di relazione. A Impavida questo concetto prende forma in una taproom ampia e aperta, affacciata direttamente sugli impianti in acciaio. L’architettura è essenziale, con legno, cemento e ferro a dichiarare senza mediazioni la funzione dello spazio, bilanciati dalla presenza di piante vive sospese, che introducono un elemento organico e inatteso. Il cuore dell’esperienza resta la birra, con dieci vie alla spina e uno shop dedicato alle lattine, ai fusti e al merchandising. Ogni giorno alle 17 sono previste visite guidate con degustazione, prenotabili online, mentre dal 2026 è annunciata l’introduzione di una cucina pensata per lavorare in abbinamento con le birre della casa. Nel corso dell’anno la taproom ospita format legati all’artigianato, come Malti & Mestieri, appuntamenti musicali estivi come i Fridays on Tap e momenti conviviali attorno allo spazio barbecue ispirato al Texas barbecue. Completa l’offerta una sala eventi riservabile, destinata a incontri aziendali e occasioni private.

Impavida: la taproom
Birrificio Impavida lavora su più canali: vendita diretta in taproom, e-commerce con spedizione refrigerata in tutta Italia, distribuzione specializzata in aree selezionate, locali con impianti di proprietà, presenza a manifestazioni sportive e export in Europa. Accanto alla birra, il progetto include collaborazioni con realtà del territorio, come quella con Distilleria Maxentia di Santa Massenza, da cui nasce un distillato di birra ottenuto dal recupero del prodotto, disponibile anche in versione Riserva invecchiata. Un approccio che guarda alla filiera, al riuso e alla coerenza progettuale, mantenendo saldo il legame tra produzione, territorio e comunità.
Il lavoro in birrificio e le birre identitarie
In sala cotta opera Pierandrea Vasi, birraio del progetto. La linea produttiva privilegia chiarezza stilistica e bevibilità, con una particolare attenzione alle versioni gluten free, che rappresentano una parte rilevante della gamma. Tra le birre più rappresentative c’è IPA Chain Breaker Gluten Free (6,1%), top seller del birrificio. Una IPA dal colore dorato carico tendente all’ambrato, con profilo aromatico che spazia dagli agrumi al tropicale, fino a note resinose. In bocca il malto richiama pane e pasta frolla, bilanciato da un amaro deciso ma misurato. Il nome richiama la forza necessaria per affrontare una salita in bicicletta, metafora di costanza e determinazione.

Impavida: le birre in vendia alla taproom
Più leggera ma altrettanto caratterizzata è Session IPA Free Solo (3,5%), velata per l’uso di frumento e avena, con schiuma pannosa e profumi tropicali e agrumati. È una birra pensata per la bevuta, dedicata all’arrampicata, sport simbolo del territorio di Arco. Completa il quadro la Vienna Lager Vivienne Gluten Free (4,8%), ambrata con riflessi rubino, dove le note di biscotto, frutta secca e caramello trovano equilibrio in un sorso morbido, sostenuto da una tostatura leggera e da un amaro elegante. Il nome è un omaggio a Vivienne Westwood, figura iconica capace di portare visione e rottura nel mainstream.
Signora Agnese, una birra che racconta il territorio
Tra le produzioni più identitarie spicca la Witbier Signora Agnese (4,9%), nata da una collaborazione con Birrificio Leder e dedicata ad Agnese Rosa, figura storica di Molina di Ledro. Una donna che, con determinazione, ha reso possibile il collegamento infrastrutturale tra Garda Trentino e Val di Ledro, trasformando una difficoltà in una connessione duratura. La birra utilizza scorze di limone e arancia del Garda, provenienti da una limonaia storica di Gargnano, e si inserisce in uno stile pensato per essere accessibile ma non banale.

Impavida: Signora Agnese
«Quando mi sono chiesto quale birra potesse rappresentare il nostro birrificio e il legame con il territorio, ho pensato subito a una Witbier», racconta Pierandrea Vasi. «Il frumento per me è freschezza e leggerezza. Ho cercato di tradurre in birra il Peler, il vento del Garda: una carezza che poi diventa energia». Il risultato è una birra dissetante, con una struttura capace di accompagnare il cibo. Gli abbinamenti suggeriti vanno dai formaggi freschi di capra ai grandi stagionati come Castelmagno e Grana Padano, fino a pesce e fritture, dove la componente agrumata aiuta a pulire il palato.
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