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Dai bianchi d’Irpinia al Taurasi: Mastroberardino racconta l’influenza di Luigi Veronelli

Luigi Veronelli nacque cento anni fa a Milano. Maestro della gastronomia e del vino, ha influenzato profondamente l’Irpinia e la cultura enologica italiana. L'intervista esclusiva a Piero Mastroberardino, che racconta il ruolo di Veronelli nella valorizzazione dei bianchi irpini e della viticoltura meridionale

Vincenzo D’Antonio
di Vincenzo D’Antonio
22 gennaio 2026 | 19:19
Dai bianchi d’Irpinia al Taurasi: Mastroberardino racconta l’influenza di Luigi Veronelli

Milanese di nascita, bergamasco di adozione. Luigi Veronelli nacque a Milano il 2 febbraio dell’anno 1926: cento anni fa. Studi liceali al Liceo Classico Parini, condotti con lodevole profitto. Si narra che abbia sostenuto l’esame di maturità parlando esclusivamente in greco antico. Se non è vero, conoscendo l’indole istrionica del Maestro, è certamente verosimile E si narra anche che il suo battesimo enoico si ebbe nel giorno della sua prima comunione, allorquando il papà Adolfo, imprenditore chimico, nel “battezzarlo” al vino gli insegnò che  il vino va bevuto con rispetto, perché dentro c’è la fatica dei contadini. È evidente, ciò evincendo dagli insegnamenti del Maestro, che queste parole del suo papà gli fecero ancoraggio per tutta la vita. Facoltà di ingegneria chimica per accontentare il genitore. Ma, alla morte del papà, si iscrisse alla Statale di Milano alla facoltà di filosofia. Ancora, tanti pensieri da metabolizzare! A soli 22 anni sposò Maria Teresa Pina, bergamasca, figlia di pasticceri. Tre figlie: Benedetta, Chiara e Lucia.

La carriera editoriale: Veronelli e il pensiero gastronomico

Da editore, attività che reitera nella sua vita, pubblica, tra gli altri, il periodico “Il Gastronomo” di cui assume anche la direzione. Pensieri che produce, tanti, originali, profondi. Eccone uno: “Solo la gente volgare giudica la gastronomia una disciplina volgare e la crede rivolta all’unica soddisfazione dell’appetito”. Siamo nella seconda metà degli Anni Cinquanta dello scorso secolo.

Dai bianchi d’Irpinia al Taurasi: Mastroberardino racconta l’influenza di Luigi Veronelli

Piero Mastroberardino, titolare dell'omonima cantina

Incontro con l’Irpinia: Veronelli e le cantine Mastroberardino 

In occasione del primo centenario della nascita di Lugi Veronelli, abbiamo intervistato il Cavaliere del lavoro professore Piero Mastroberardino, patron della storica azienda vitivinicola irpina Mastroberardino.

Professore, tra qualche giorno ricorre il primo centenario della nascita di Luigi Veronelli, una persona che  nel mondo del vino, quale ne sia l'angolo visuale dal quale lo scrutiamo, ha inciso notevolmente. Lei lo ha conosciuto personalmente.

«Ho avuto poche occasioni di incontro, era più assiduo con mio padre, Antonio, per evidenti motivi anagrafici. Ne ho sentito tuttavia parlare molto, perché fu importante una sua visita qui da noi agli inizi degli anni Ottanta».

Rivoluzione dei bianchi d’Irpinia: Fiano e Greco secondo Veronelli 

Perché fu importante questa visita?

«Gino Veronelli giunse in visita presso le cantine Mastroberardino ad Atripalda attirato dalla rivoluzione stilistica che Antonio aveva imposto a due storici pilastri enologici della sua terra, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo. Fino a quel momento erano concepiti come frutto di lunghi affinamenti, col consistente contributo del passaggio in botti, e venivano rilasciati nel terzo anno dalla vendemmia. Antonio era convinto che si dovesse porre enfasi sui caratteri di freschezza, acidità, frutto, agilità, mineralità, consapevole che questa impostazione non ne avrebbe penalizzato la longevità. Veronelli venne via da quell’incontro confermando le sue impressioni. Avrebbe poi scritto che, sì, di quei vini bianchi si dovesse proprio iniziare a godere "nella loro gioiosa giovinezza". Si aprivano così i favolosi anni Ottanta dei bianchi d’Irpinia: Fiano di Avellino e Greco di Tufo divennero i “bianchi d’Italia”, oggetto di culto per i ristoratori di tutto il mondo, innescando un processo di sviluppo della viticoltura a bacca bianca che per oltre un decennio superò, per consenso internazionale, persino gli straordinari successi del Taurasi».

Dai bianchi d’Irpinia al Taurasi: Mastroberardino racconta l’influenza di Luigi Veronelli

Luigi Veronelli, grande conoscitore e divulgatore del mondo del vino

Eh, il grande Gino Veronelli! Sguardo lungo il suo; il Maestro aveva contezza che Enotria non poteva prescindere dal nostro Meridione?

«Penso di sì, a giudicare dall’attenzione che pose per i progetti che all’epoca la mia famiglia stava mettendo in campo. Ritengo che avesse chiara l’idea del potenziale della viticoltura del Sud e che fosse impegnato a stimolare i viticoltori a non percorrere scorciatoie, ad avere come stella polare il valore della terra e degli uomini del vino».

 Taurasi e vini rossi: l’occhio critico del Maestro

Lei ha citato il Taurasi. Anche sul vitigno Aglianico Veronelli diede giudizio positivo?

«Certo, non dimentichiamo che l’episodio che ho citato era il punto di svolta, poiché il Taurasi in quegli anni era la spina dorsale della viticoltura irpina sul mercato: fino a quel momento l’Irpinia era percepita più come terra di rossi. Gli anni Ottanta avrebbero poi riequilibrato quella percezione».

Cultura e vino: la narrazione innovativa di Veronelli 

Sulla vitivinicoltura irpina torneremo a breve, professore. Se non ci fosse stato Veronelli, cosa sarebbe oggi il mondo del vino?

«Penso che il suo contributo ideale e concettuale abbia dato il via a una narrazione di contenuti più complessi, più problematica, che ha esteso l’approccio culturale al vino ponendo al centro i temi tipici della visione di filiera. Oggi tutto questo può apparire scontato, ma in quel momento spingere in quella direzione ha contribuito a creare una coscienza collettiva che ha posto la terra al centro del dibattito, assai più profondamente del passato. E il tema della terra aveva già in sé tutti gli elementi attuali, ovvero non una componente esclusivamente naturalistica, bensì tutto il portato sociale connesso, la sensibilità dell’uomo del vino, la sua creatività, i suoi saperi consolidati nelle routine quotidiane. Un antesignano di ciò che oggi va ancora maturando».

Chi era Luigi Veronelli

Luigi Veronelli nacque a Milano il 2 febbraio 1926. Con studi classici e filosofici alle spalle, inaugurò la carriera editoriale nel 1956 fondando la Veronelli Editore, pubblicando libri di filosofia, narrativa francese, poesia, sport e gastronomia, oltre a riviste come I Problemi del Socialismo, Il Pensiero e Il Gastronomo. Giornalista per Il Giorno e altre testate italiane e straniere, si distinse per uno stile innovativo, provocatorio e diretto, diventando riferimento della cultura gastronomica nazionale e internazionale. Collaborò con la RAI e fu protagonista di battaglie a favore della civiltà contadina, della qualità del cibo e della libertà individuale. Poliedrico e anarchico, Veronelli ha segnato profondamente il giornalismo enogastronomico e la moderna cultura del gusto in Italia. È scomparso il 29 novembre 2004.

Sono d'accordo con lei! A conseguirne, per quanto sapeva essere anche un abile divulgatore, ha contribuito a modificare più i comportamenti della domanda o più i comportamenti dell'offerta?

«Ha senza dubbio influito su entrambe. Ha speso almeno altrettanto tempo nelle contrade e nei poderi quanto nel riportare al pubblico gli effetti di quelle esplorazioni. La narrazione che ne è scaturita ha fatto breccia presso il consumatore e ad un tempo ha contribuito alla crescita del viticoltore».

Discepoli e comunicazione del vino: l’eredità del Maestro 

Gino Veronelli ha avuto discepoli? C'è qualcuno che possiamo ritenere all'altezza di proseguire la sua attività?

«Non so, non mi sento in grado di esprimere un giudizio. Vari hanno rivendicato una ideale discendenza sotto il profilo professionale, ma non si può negare che dopo Veronelli si sia scatenato un tale putiferio nella comunicazione del vino da elevare enormemente la soglia del rumore. Nella seconda metà degli anni Novanta abbiamo vissuto una fase di abnorme congestionamento che, se da un lato ha suscitato interesse in fasce sempre più estese di curiosi tramutandoli in appassionati, ha anche prodotto alcuni mostri di cui ancora l’editoria del vino paga le conseguenze… Un eccessivo rumore di fondo accompagnato da una notevole crescita del numero degli attori della comunicazione ha anche a volte impattato in modo non positivo sulla credibilità di un movimento tutto sommato giovane, dove in tanti sgomitavano per trovare spazio e visibilità».

Montasio Cattel

Irpinia oggi: successi contemporanei tra Stilèma e Taurasi

Si è parlato di Irpinia.  Professore, di recente il suo Taurasi Docg Riserva Stilèma 2018 ha conquistato il primo posto mondiale per Wine Enthusiast. È senza dubbio un passaggio chiave nella lettura contemporanea dei grandi rossi italiani. Come si sta comportando il "vigneto Irpinia" al cospetto di tale evoluzione?

«È sicuramente un’affermazione straordinaria, poiché mai un vino del Sud aveva raggiunto traguardi globali di simile levatura. Il mondo del vino ne parla e questo mi lusinga, poiché quel vino e quel progetto rendono omaggio ai padri, a chi prima di me ha creduto in questa terra. Il “vigneto Irpinia” è ancora troppo giovane in termini di compagine, non è ancora un’entità formata con una coscienza collettiva. Pensi che fino agli anni Novanta la mia famiglia era di fatto sola a promuovere questi vini e questa terra nel mondo, al punto che la Docg del Taurasi è stata approvata praticamente sulla base della sola nostra Documentazione storica aziendale, essendo necessario, secondo la legge 164/92, testimoniare la rinomanza del vino all’estero per ottenere quel riconoscimento. Il successo che abbiamo conseguito con Stilema Taurasi Riserva ci ha fatto raccogliere congratulazioni e felicitazioni da ogni parte del mondo. Forse la voce più flebile è stata quella dei vinificatori irpini. Ma anche questo ci può stare: è giusto che tutti abbiano tempo di maturare e comprendere appieno il senso profondo dell’impresa del vino e la sua portata nel tempo».

Dai bianchi d’Irpinia al Taurasi: Mastroberardino racconta l’influenza di Luigi Veronelli

Il Taurasi Docg Riserva Stilèma 2018 di Mastroberardino ha conquistato il primo posto mondiale per Wine Enthusiast

Professore, si tratta di festeggiare il primo centenario della nascita del Maestro Veronelli.  Quale bottiglia stappa?

«La nostra ultima novità: Ell’e’noir, Aglianico spumante vinificato in bianco Irpinia Doc, appena rilasciato».

Centenario di Veronelli: tributo e omaggio al Maestro

Sia detto senza enfasi e senza retorica, siamo stati fortunati nell’aver conosciuto di persona il grande Maestro. A quanti non lo hanno conosciuto, a quanti si sono avvicinati a questo mondo relativamente da poco tempo, vogliamo dire soltanto una semplice cosa: nessuno di noi, né i meno giovani e né i giovani, saremmo quel che siamo, se non ci fosse stato Gino Veronelli, al quale, hic et nunc, nel primo centenario della nascita, grazie all’autorevole e prezioso contributo del Cavaliere del lavoro professore Piero Mastroberardino, abbiamo reso omaggio.

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