Il Parlamento europeo ha dato il via libera al “Pacchetto vino”, valutato positivamente dagli addetti ai lavori (pur con alcune riserve). Dopo l’accordo provvisorio raggiunto a dicembre tra Consiglio e Parlamento Ue e il sì arrivato a gennaio dalla Commissione Agricoltura, il dossier ha infatti superato un altro snodo chiave, con un voto che non lascia spazio a interpretazioni: 625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni. Ora resta l’ultimo passaggio formale, con l’adozione definitiva da parte del Consiglio Ue, prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dell’entrata in vigore delle nuove norme.
Un pacchetto per affrontare la crisi strutturale del settore
Nel merito, il Pacchetto vino prova a rispondere alle difficoltà strutturali che il comparto sta vivendo, tra calo dei consumi, cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e una pressione climatica sempre più evidente. Il testo mette insieme più linee di intervento: maggiori risorse per aiutare i viticoltori ad adeguare la produzione all’evoluzione del mercato, nuovi strumenti per fronteggiare eventi meteorologici estremi e fitopatie, regole più chiare per l’etichettatura dei vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico, oltre a un rafforzamento delle misure dedicate a enoturismo, promozione ed export.
Uno dei capitoli più delicati riguarda proprio l’etichettatura. Le nuove norme chiariscono finalmente il perimetro dei vini dealcolati: il termine “analcolico”, accompagnato dalla dicitura “0,0%”, potrà essere utilizzato solo se il titolo alcolometrico non supera lo 0,05% vol. I prodotti che restano sopra lo 0,5% vol, ma che hanno comunque una gradazione inferiore di almeno il 30% rispetto allo standard della categoria prima della dealcolazione, dovranno invece essere indicati come “a ridotto contenuto alcolico”.
Via libera dell’Ue al “Pacchetto vino”: misure, regole e novità
Accanto a questo, il Pacchetto, come detto, introduce un sostegno finanziario aggiuntivo per affrontare calamità naturali, condizioni climatiche estreme e fitopatie, temi ormai centrali per la viticoltura europea. Tra le misure più discusse c’è la possibilità di utilizzare fondi Ue anche per l’estirpazione definitiva delle viti, con l’obiettivo di stabilizzare la produzione: un punto particolarmente rilevante per Paesi come la Francia, che da tempo lavorano in questa direzione. Il massimale del sostegno nazionale alla distillazione del vino e alla vendemmia verde viene fissato al 25% per ciascuno Stato membro.
Sul fronte della promozione, le misure dedicate alla crescita economica delle aree rurali e alla valorizzazione dei vini europei nei Paesi terzi potranno contare su un finanziamento Ue fino al 60% delle spese sostenute. A questo si aggiunge la possibilità per gli Stati membri di integrare il sostegno con un ulteriore 30% per le piccole e medie imprese e fino al 20% per le aziende di dimensioni maggiori. Spazio anche all’enoturismo, con un supporto economico pensato per iniziative informative e promozionali - dalla pubblicità agli eventi, dalle mostre agli studi - finanziabili per tre anni e rinnovabili fino a un massimo di nove.
Le reazioni del settore: aperture e nodi ancora irrisolti
Le reazioni del mondo vitivinicolo sono in larga parte positive, pur con la consapevolezza che il lavoro non è finito. «Il voto del Parlamento europeo premia un lungo lavoro e rappresenta un risultato importante, perché offre finalmente un quadro normativo più chiaro, stabile e orientato alla crescita internazionale - commenta Albiera Antinori, presidente del Gruppo vini di Federvini. Ora è fondamentale che la fase attuativa del Pacchetto Vino proceda senza ritardi, affinché le misure approvate possano tradursi rapidamente in opportunità di sviluppo per le imprese e per i territori».
Albiera Antinori, presidente del Gruppo vini di Federvini
Anche Coldiretti sottolinea il valore politico del provvedimento, richiamando però l’attenzione sulle risorse: «Questo rappresenta un cambiamento significativo, ma ora è essenziale garantire risorse adeguate al settore all’interno delle nuove politiche europee per rendere l’applicazione effettivamente utile alle aziende». Un settore che, ricordiamo, vale 14,5 miliardi di euro di fatturato, conta 241mila imprese su 681mila ettari vitati e si regge su una biodiversità unica, con 570 varietà autoctone e una superficie per il 78% dedicata alle Indicazioni geografiche.
Più articolata la lettura di Confcooperative. Luca Rigotti, presidente del Settore vitivinicolo e del Gruppo vino del Copa-Cogeca, riconosce che diverse misure vanno nella direzione giusta, dalla maggiore dotazione finanziaria per il clima agli interventi contro la flavescenza dorata, fino al rafforzamento dell’enoturismo. Allo stesso tempo, però, non nasconde le criticità: «Rimane tuttavia la preoccupazione per l’esclusione di alcuni elementi qualificanti che avrebbero reso il provvedimento più completo ed efficace e avrebbero dato al settore ulteriori strumenti per recuperare la piena competitività».
Luca Rigotti, presidente del Settore vitivinicolo e del Gruppo vino del Copa-Cogeca
Rigotti apprezza l’aggiornamento delle definizioni sui vini dealcolati e l’introduzione della dicitura “a ridotto contenuto alcolico”, definita «un passo avanti positivo sia per i produttori sia per i consumatori», auspicando però «che si possa arrivare in tempi brevi anche a una soluzione normativa per i vini a bassa gradazione alcolica naturale». Restano poi irrisolti alcuni nodi strutturali, dalla mancata possibilità di riutilizzare i fondi non spesi nell’annualità successiva, alla non estensione alle cooperative delle aliquote di cofinanziamento più alte previste per le Pmi. «Si tratta di lacune - conclude - che ridimensionano la portata di un intervento che avrebbe potuto essere più incisivo».
Un passo avanti necessario, ma il confronto resta aperto
Il via libera del Parlamento europeo, dunque, è un segnale di attenzione verso un comparto che attraversa una fase complessa, ma non esaurisce il dibattito. Molto dipenderà dall’attuazione concreta delle misure e dalla capacità, nelle prossime revisioni normative, di colmare le zone d’ombra rimaste aperte. Il Pacchetto vino mette alcuni punti fermi, offre strumenti nuovi e chiarisce regole attese da tempo. La partita, però, resta ancora aperta, e il settore lo sa bene.