Per anni il vino ha spinto sull’intensità. Più struttura, più estrazione, più alcol. Un modello che ha funzionato nel racconto e nella degustazione tecnica, ma che oggi mostra i suoi limiti nel consumo reale. Guardando al 2026, il segnale che arriva dal mercato è chiaro: cresce il valore della bevibilità, rallenta l’attrazione per l’eccesso. I dati sui consumi raccontano un cambiamento ormai strutturale. Si beve meno in termini di volume, ma con maggiore frequenza e maggiore attenzione. Il vino non scompare dalla quotidianità, semplicemente cambia ruolo.
I trend 2026 dicono che si beve meno vino in termini di volume, ma con più frequenza e attenzione
Si comprano meno bottiglie “iconiche”, meno vini da occasione speciale, e si cercano sempre di più etichette capaci di stare a tavola senza affaticare, di accompagnare un pasto intero, di reggere la ripetizione. In altre parole: vini che si bevono.
Drinkability: il nuovo equilibrio dei vini bevibili
In questo contesto torna centrale una parola che fino a pochi anni fa sembrava quasi sospetta e che oggi, invece, è sempre più condivisa anche a livello internazionale: drinkability. Bevibilità non come sinonimo di semplicità, ma come equilibrio progettuale. Un vino bevibile è un vino che controlla la propria complessità, non che la ostenta.
Alcol più contenuto, acidità viva, estrazioni meno spinte, maggiore precisione aromatica sono i parametri di costruzione dei vini più seguiti dai produttori
Sempre più produttori stanno rivedendo i parametri di costruzione dei loro vini. Alcol più contenuto, acidità viva, estrazioni meno spinte, maggiore precisione aromatica. Non per inseguire una moda salutista o una narrativa “light”, ma per rispondere a un cambiamento reale delle abitudini di consumo. Un vino che funziona solo nel primo sorso oggi è un vino fragile. Quello che invita al secondo calice costruisce relazione, fidelizzazione, continuità.
Bevibilità a tavola: il ruolo della ristorazione moderna
Anche la ristorazione intercetta questo trend con crescente chiarezza. Le carte vini si fanno più trasversali, meno muscolari, meno verticali su uno stile unico. Si cercano vini capaci di dialogare con il menu, non di sovrastarlo. Il vino smette di voler essere il protagonista assoluto della scena e torna a fare ciò che ha sempre fatto meglio: accompagnare. Non impressionare, ma restare.
Al ristorante, si cercano vini capaci di dialogare con il menu, non di sovrastarlo
Questo ritorno alla bevibilità va apertamente contro anni di iper-struttura, di vini pensati per stupire, per durare, per essere raccontati più che consumati. Ma proprio per questo segna un passaggio di maturità del sistema vino. In un mercato più selettivo, più consapevole, più attento al rapporto qualità-prezzo, la bevibilità non è un compromesso, ma un valore.
Consumatori giovani e il ritorno dei vini bevibili
Cambia anche il pubblico. I consumatori più giovani non cercano vini “facili” nel senso riduttivo del termine, ma vini onesti, leggibili, coerenti. Non vogliono essere messi alla prova a ogni calice, né sentirsi inadeguati se non colgono ogni sfumatura. Vogliono bere bene, con naturalezza, senza dover continuamente decodificare il racconto.
I consumatori più giovani cercano vini onesti, leggibili, coerenti
Il ritorno dei vini bevibili non è una nostalgia del passato, ma una risposta concreta al presente. È il segnale di un sistema che sta riallineando prodotto, consumo e linguaggio. Perché oggi il vero rischio non è semplificare troppo, ma continuare a produrre vini che restano nel bicchiere solo per metà.
Parola del mese: Drinkability
Drinkability, la capacità di un vino di essere bevuto con naturalezza e continuità. Non un vino “facile”, ma equilibrato, preciso, progettato per la tavola e per il consumo reale.
5 segnali chiari del trend
- Alcol più basso come scelta progettuale. Per mantenere equilibrio e bevibilità lungo tutto il pasto.
- Acidità come struttura portante. Meno peso, più tensione, maggiore freschezza.
- Riduzione dell’estrazione. Più definizione aromatica, meno saturazione del palato.
- Centralità del secondo calice. La bevibilità diventa criterio di qualità, non effetto collaterale.
- Ritorno del vino alla tavola quotidiana. Meno bottiglie iconiche, più vini che si aprono senza rituali.
Un atto di lucidità in un mercato confuso
Il ritorno dei vini bevibili non è un ammorbidimento del gusto, ma un atto di lucidità. In un mercato che ha confuso a lungo intensità e valore, la bevibilità diventa una scelta culturale prima ancora che tecnica. Non si tratta di fare vini più semplici, ma di fare vini più giusti.

Bere meno, ma bere meglio non significa rinunciare alla complessità. Significa restituirle una misura. Perché la complessità che non regge il tempo, la tavola e il secondo calice è solo un esercizio di stile. Nel 2026 il vino che conta non chiede attenzione, non pretende interpretazioni continue, non mette alla prova. Sta nel bicchiere, accompagna, resta. E in un sistema che per anni ha parlato troppo, forse è proprio questo silenzio controllato la forma più alta di maturità.