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donna del vino

Cristina Mercuri è la prima italiana a diventare Master of Wine

di Redazione Italia a Tavola
19 febbraio 2026 | 15:34

Cristina Mercuri è la prima donna italiana ad aver ottenuto il titolo di Master of Wine, una delle qualifiche più selettive del panorama enologico internazionale. Un traguardo che arriva dopo anni di studio, esami e prove pratiche e che segna un passaggio simbolico anche per il comparto, ancora oggi - purtroppo - segnato da forti squilibri di genere. «È stato un percorso durissimo, fatto di studio quotidiano e senza scorciatoie. Mi ha insegnato metodo, umiltà e una dedizione totale al lavoro» ha commentato Mercuri.

Cristina Mercuri è la prima italiana a diventare Master of Wine

Cristina Mercuri entra tra i Master of Wine: è la prima italiana

Dalla toga al calice: il percorso che l’ha portata ai vertici del vino

Nata in Toscana e milanese d’adozione da quasi vent’anni, Mercuri non proviene però dal mondo del vino in senso stretto. Prima di entrarci ha lavorato come avvocata in studi legali internazionali occupandosi di fusioni, acquisizioni e proprietà intellettualePoi, nel 2015, la svolta con la decisione di cambiare strada e di portare nel settore enologico l’impostazione analitica e la disciplina maturate nella professione legale. Da lì ha preso forma un percorso rapido ma strutturato, fatto di studio sistematico, degustazioni tecniche e approfondimenti teorici che in meno di un decennio l’hanno portata a costruire una reputazione solida fino al traguardo MW.

Il programma Master of Wine, del resto, è noto per la sua severità. Gli esami, ricordiamo, si articolano in più livelli e richiedono competenze trasversali che vanno dalla viticoltura alla chimica del vino, dalla geografia alla comunicazione di mercato. Mercuri ha superato lo Stage 2 nel 2022, dopo due tentativi, e ha proseguito fino allo Stage 3, quello finale, che culmina con la proclamazione ufficiale. A chiudere il percorso la tesi, dal titolo "Wine, women and fascism: a visual analysis of the representation of women in propaganda in Enotria (1922-1942)", uno studio che ha applicato strumenti di semiotica visiva alle copertine illustrate della prima rivista italiana specializzata sul vino. L’analisi ha mostrato come l’immagine femminile venisse utilizzata come veicolo propagandistico e, allo stesso tempo, ha suggerito una riflessione attuale sul linguaggio della comunicazione enologica e sui modelli culturali che ancora oggi la attraversano.

Montasio Cattel

Formazione, consulenza e networking: il progetto Mercuri Wine Club

Parallelamente all’attività accademica e consulenziale, Mercuri guida Mercuri Wine Club, società che ha fondato e che oggi opera come piattaforma di formazione e advisory strategica. Il progetto è nato con l’idea di offrire strumenti concreti a professionisti e aziende della filiera e negli anni si è strutturato in due direzioni complementari: da un lato l’academy con corsi in presenza e online, dall’altro la consulenza per cantine, ristoranti e operatori del comparto.

Cristina Mercuri è la prima italiana a diventare Master of Wine

Cristina Mercuri guida Mercuri Wine Club

Le attività spaziano dallo staff training alle strategie commerciali, dalla revisione delle carte vini al posizionamento dei brand, fino alla gestione della comunicazione digitale, ambito sempre più decisivo per la competitività internazionale. Inoltre la società sviluppa programmi di incoming che mettono in contatto produttori italiani con importatori e giornalisti stranieri, creando occasioni di visibilità e scambio commerciale. Accanto a questo filone più strettamente professionale, Mercuri promuove iniziative con una dimensione sociale, tra cui borse di studio e percorsi formativi dedicati a giovani e donne, con l’obiettivo di ampliare l’accesso alle competenze e favorire una maggiore equità nel settore.

Montasio Cattel

Una visione culturale del vino tra racconto, linguaggio e identità

Il filo conduttore di tutte queste attività resta l’idea che il vino vada raccontato con strumenti aggiornati e con una visione culturale ampia, capace di collegare tradizione, mercato e linguaggi contemporanei. «Perché il vino italiano non è solo da raccontare - ha concluso - è da far vivere, con parole nuove e con uno sguardo finalmente libero».

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