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Valtènesi: il rosé italiano che sfida i pregiudizi e racconta il suo territorio

Il Valtènesi Rosé non è un vino di complemento, ma l’espressione autentica di un territorio unico, come sottolinea il presidente Paolo Pasini in questa intervista. Oggi il Consorzio punta a promuovere l’enoturismo, convogliando i turisti dalle sponde alle colline del lago di Garda. Un ruolo chiave è giocato anche dalla partnership con la Provenza

Mauro Taino
di Mauro Taino
Redattore
21 febbraio 2026 | 05:00
Valtènesi: il rosé italiano che sfida i pregiudizi e racconta il suo territorio

Nel panorama enologico italiano il rosé continua spesso a scontare un equivoco di fondo: quello di essere considerato un vino “di complemento”, una scelta stagionale, leggera e occasionale. Ma ci sono territori che stanno lavorando per cambiare questa percezione, riportando il rosato alla sua dimensione più autentica: quella di espressione identitaria. Tra questi, la sponda bresciana del lago di Garda, dove il Consorzio Valtènesi ha costruito negli anni un progetto preciso: il rosé non come tipologia, ma come forma territoriale. Oggi, oltre ad affermarsi come proposta autonoma e non “accessoria” nella gamma delle referenze, l’altra grande sfida riguarda l’enoturismo: riuscire, cioè a portare il grande flusso di turisti dalle sponde del lago ai vigneti e alle cantine.

Il rosé come identità, non come alternativa

Il punto di partenza è culturale prima ancora che commerciale. L’obiettivo, spiega il presidente Paolo Pasini, è portare il consumatore verso una lettura più evoluta del rosé. «Il rosé non è esclusivamente il terzo o il quarto colore del vino, non è una tipologia che va di moda e che si può consumare prevalentemente nei mesi estivi e in vacanza, ma è la forma di alcuni territori specifica».

Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi
Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi

In questa prospettiva, ordinare un Valtènesi dovrebbe significare scegliere un luogo, non semplicemente un colore. «Quando ordino un Valtènesi non sto ordinando un rosé qualunque, sto proprio ordinando un territorio che esprime la sua forma primaria e originale in quella modalità. Non è neanche più una tipologia, è un vero e proprio luogo che si esprime in quel modo». Un percorso ancora lungo, perché il mercato del rosé, rispetto a quello dei rossi o degli spumanti, non ha ancora sviluppato una piena consapevolezza territoriale. «Il mercato è ancora un po’ agli albori nel far capire che dietro rosé di elevata qualità c’è una vera e propria vocazione territoriale».

Una vocazione che viene da lontano

La centralità del rosé in Valtènesi non nasce da una scelta recente, ma affonda le radici nella storia del territorio e in un percorso che unisce ricerca agronomica, identità produttiva e narrazione culturale. La consapevolezza di una vocazione specifica risale al 1896, quando il senatore Pompeo Molmenti, dopo il matrimonio con la nobildonna gardesana Amalia Brunati, avviò nelle proprietà di famiglia un lavoro mirato a definire un modello agronomico ed enologico capace di valorizzare la produzione di un grande vino rosa.«Facciamo risalire la consapevolezza di essere un territorio di rosé a una storia d’amore di due personaggi della fine dell’Ottocento».

Valtènesi: un legame profondo con il territorio
Valtènesi: un legame profondo con il territorio

Da questo episodio prende forma anche una delle principali leve comunicative della denominazione: il legame con il 14 febbraio, data scelta come riferimento simbolico per la presentazione delle nuove annate, in omaggio a San Valentino e a quella storia d’amore che segna l’origine del percorso identitario del territorio. «Era giusto dare a San Valentino, cioè il 14 febbraio, una data simbolica prima della quale non si potesse presentare il Valtènesi di nuova annata».

Valtènesi: i vigneti
Valtènesi: i vigneti

La scelta non ha soltanto un valore narrativo. È coerente con una precisa impostazione produttiva, che rifiuta l’idea del rosé come vino da uscita immediata e ne sottolinea invece la struttura e la capacità evolutiva. «Tutti i rosé che produciamo hanno bisogno di un minimo di affinamento in cantina: è un vino serio. Diamo al vino il tempo di raggiungere quel sufficiente grado di maturità per avere anche una certa longevità. I Valtènesi giovani hanno comunque due, tre, quattro anni di potenziale davanti».

Un’identità che parte dalle radici

Parallelamente al racconto storico, la vocazione del territorio trova conferma nelle osservazioni agronomiche sviluppate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando venne individuata nella vinificazione in rosa l’espressione più coerente delle condizioni locali. «Per una questione di suoli, di esposizione al sole del mattino, di ventilazione dovuta alla vicinanza del lago e per la presenza del Groppello, un vitigno molto delicato e poco colorante, si è capito che il vino che meglio rappresentava la vocazione territoriale non era un bianco né un rosso, ma un rosé».

Circa il 70% della produzione della denominazione è rosé
Circa il 70% della produzione della denominazione è rosé

Da allora si è costruita una viticoltura specifica, con scelte mirate sia in vigneto sia in cantina. «Dalla fine dell’Ottocento è nata una viticoltura dedicata alla vinificazione in rosa, con scelte precise per ottenere un mosto il più brillante, pulito e rappresentativo possibile». Oggi circa il 70% della produzione della denominazione è rosé: un dato che non riflette una tendenza recente, ma la continuità di una specializzazione maturata nel tempo e diventata elemento strutturale dell’identità della Valtènesi.

Lo stile: gusto e leggerezza

Il profilo del Valtènesi intercetta alcune delle tendenze contemporanee del consumo, ma senza inseguire mode. La chiave è l’equilibrio tra intensità e bevibilità. «È un vino che ha tanta sapidità e tanta personalità su una tessitura molto sottile. Ha tanto gusto ma pesa poco, non è clamorosamente alcolico, e per sua natura oggi si trova a essere estremamente moderno e contemporaneo».

Il profilo del Valtènesi intercetta alcune delle tendenze contemporanee del consumo
Il profilo del Valtènesi intercetta alcune delle tendenze contemporanee del consumo

Le caratteristiche distintive, emerse anche da studi e degustazioni comparative, definiscono una precisa carta d’identità. «I nostri vini sono succosi, sapidi, verticali, estremamente saporiti pur essendo incredibilmente leggeri». Un equilibrio che si traduce anche in una forte vocazione gastronomica. «È un vino che non prevarica il cibo, ma ha una succosità e una freschezza che lo rendono incredibilmente facile da abbinare a tanti piatti diversi».

Oltre il rosé giovane

Un altro elemento su cui il Consorzio insiste è il superamento del preconcetto che il rosé sia necessariamente un vino da consumo immediato. «Valtènesi non vuol dire soltanto vino giovane. Molte aziende producono rosé che fanno uno, due o più anni di affinamento, rimanendo all’interno della tipologia ma con maggiore profondità e complessità». La risposta del pubblico, quando l’assaggio avviene senza pregiudizi, è molto positiva. «Quando il consumatore ci incontra e ci assaggia è clamorosamente soddisfatto».

Valtènesi: un territorio unico
Valtènesi: un territorio unico

Piccoli numeri, posizionamento mirato

Con poco più di due milioni di bottiglie prodotte, la Valtènesi resta una denominazione di dimensioni contenute. Una scala che impone scelte precise. «Il nostro focus è necessariamente la territorialità e il livello qualitativo più alto possibile, mantenendo un posizionamento in una fascia medio-alta». Anche la distribuzione riflette questa impostazione: circa il 70% del prodotto è destinato al canale Horeca, mentre la presenza in Gdo resta minoritaria.

Montasio Cattel

Il filo rosa che unisce Valtènesi e Provenza

Il Consorzio Valtènesi ha stretto una collaborazione strategica con la Provenza, territorio simbolo dei rosé nel mondo, per promuovere l’idea che il rosé non sia un vino di complemento, ma l’espressione autentica di un territorio. Come ricorda Paolo Pasini, presidente del Consorzio, «l’alleanza con la Provenza ci permette di posizionare il rosé in un contesto in cui le persone cominciano a sceglierlo non soltanto per il colore, ma perché è la forma di un territorio specifico».

La partnership si concretizza attraverso masterclass, degustazioni congiunte e eventi dedicati, volti a mostrare le caratteristiche distintive dei rosé di entrambi i territori. «Ad esempio, ad Amburgo abbiamo organizzato un evento con giornalisti e operatori, con l’obiettivo di far comprendere le differenze tra vini costruiti a tavolino e vini che sono fotografia diretta di un territorio», spiega Pasini. L’iniziativa punta in particolare ai mercati europei più sensibili ai rosé di qualità, creando un modello condiviso di comunicazione e riconoscibilità.

Eventi e fiere: come il Consorzio porta la Valtènesi nel mondo

Il Consorzio Valtènesi non limita la propria attività promozionale al territorio nazionale: partecipa regolarmente a fiere internazionali come Wine Paris e la partnership con la Provenza nell’ambito di ProWein, un progetto europeo sui rosé, permette di mettere a confronto i vini della Valtènesi con quelli della celebre regione francese. L’obiettivo non è semplicemente decretare quale sia il “migliore”, ma far comprendere al consumatore e agli operatori che i rosé di alta qualità rappresentano l’identità di un territorio specifico, e non sono vini “di complemento” o stagionali.

Consorzio Valtènesi: gli appuntamenti del 2026

L’anno si è aperto con una presenza internazionale per il Consorzio Valtènesi: dal 9 all’11 febbraio a Wine Paris, all’interno della collettiva Lake Garda Wines, e a febbraio anche a BIT Milano, in collaborazione con Regione Lombardia, e alla Slow Wine Fair di Bologna, dove il Consorzio è referente della categoria Territori emergenti italiani.

A marzo il percorso prosegue a Düsseldorf con ProWein 2026, all’interno del progetto PDO Rosé Educational Hub, in collaborazione con la Provenza, per promuovere rosé di qualità e legame con il territorio.

Sul fronte nazionale, il calendario prevede il ritorno de La Prima del Valtènesi il 23 marzo, dedicata a stampa e operatori, e la primavera sarà animata da Valtènesi in… Tavola!, educational tour per giornalisti, il Valtènesi in Rosa al Castello di Moniga del Garda, la Festa del Vino di Polpenazze con la 20ª edizione del Concorso Enologico Valtènesi – Riviera del Garda Classico e San Martino della Battaglia, e un ciclo di cene in Casa del Vino di Puegnago, dedicate all’incontro tra vino e alta cucina.

Ogni evento internazionale prevede masterclass, degustazioni guidate e speed tasting dedicati ai buyer, con l’attenzione a presentare sia la varietà espressiva delle aziende più organizzate sia l’ampiezza della denominazione. Tuttavia, come ricorda Pasini, la maggior parte delle aziende della Valtènesi è di piccola dimensione e a conduzione familiare, e il mercato principale resta locale: «Il nostro mercato prevalente non è l’unico, ma è la zona di produzione e le zone limitrofe». Questo significa che il bacino turistico e locale, che già conosce il vino, costituisce la colonna portante della distribuzione e della stabilità produttiva, mentre i mercati esteri restano un’opportunità da presidiare con strategie mirate.

Turismo enogastronomico: far scoprire il rosé tra le colline

La Valtènesi non ha bisogno di attrarre turisti da zero: il lago di Garda funge già da calamita naturale. La vera sfida, come spiega Paolo Pasini, è «diventare centrali nella richiesta turistica di chi viene sul lago. I visitatori arrivano per l’acqua, per la navigazione, per il relax, ma dobbiamo riuscire a far loro voltare lo sguardo verso le colline e le vigne, far capire che qui si produce un vino di territorio straordinario». Il Consorzio mette a disposizione la Casa del Vino Valtènesi, una villa storica ristrutturata con cantina e postazioni di degustazione, dove i visitatori possono assaggiare vini di tutti i produttori del territorio, guidati da personale esperto. Tuttavia, Pasini sottolinea che «non è un punto vendita: chi vuole acquistare viene dirottato nelle cantine. L’obiettivo è far vivere un’esperienza immersiva che racconti il territorio».

Il Consorzio Valtènesi punta su enoturismo ed esperienze
Il Consorzio Valtènesi punta su enoturismo ed esperienze

Oltre alla sede centrale, molte cantine hanno sviluppato percorsi di visita prenotabili, degustazioni guidate e incontri enogastronomici, cercando di offrire un’esperienza integrata tra vino, paesaggio e gastronomia. Nonostante la sfida, l’interesse dei turisti italiani e stranieri è crescente, in particolare per chi cerca esperienze autentiche e vini con forte identità territoriale. In questo senso, l’enoturismo diventa uno strumento strategico non solo per valorizzare i rosé, ma per rendere visibile il territorio e consolidare la reputazione della Valtènesi a livello internazionale.

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