«Ripartiamo da zero, con l’obiettivo di costruire un vero progetto di rilancio per l’Oltrepò. Ma per farlo dobbiamo conoscere un dato essenziale: quanta uva siete disposti a conferire, così da predisporre un piano industriale adeguato». È l’appello lanciato, davanti a una sala riunioni affollata con oltre 200 presenze, alla Cantina Terre d’Oltrepò di Broni (Pv). A illustrarlo sono stati i vertici della cooperativa Collis Veneto Wine Group, intervenuti per presentare la loro proposta di rilancio della realtà oltrepadana a partire dall’organizzazione della vendemmia 2026.

L'assemblea svoltasi a Broni per il futuro di Terre d'Oltrepò
Un progetto per tutto il territorio
Un progetto che - ha assicurato Collis, rappresentata dall’amministratore delegato Pierluigi Guarise - «riguarda tutto il territorio» e che, quindi, è pensato non soltanto per i soci di Terre d’Oltrepò ma anche per le aziende esterne interessate. «Abbiamo individuato in Collis il partner per far ripartire Terre», ha spiegato Giampaolo Cocconi, amministratore unico di Terre d’Oltrepò Spa. Secondo Cocconi, la Spa oggi non dispone degli strumenti finanziari necessari: la composizione negoziata della crisi, avviata dalla precedente amministrazione, ha infatti bloccato gli accessi al credito. «Collis - ha aggiunto - può invece mettere in campo competenze tecniche e commerciali in grado di sostenere la ripartenza. Ma per riuscirci è fondamentale capire se ci siete voi, i soci: siete la base della Cantina. Senza prodotto, la cooperativa non esiste».
Cocconi ha poi ribadito che la volontà, «sia del ministro delle Imprese Adolfo Urso, sia del direttore generale Giulio Donato, è salvaguardare la filiera vitivinicola di questo territorio». Come funzionerebbe l’adesione? Pur sottolineando che il futuro piano industriale dipenderà «dai quantitativi di uva che arriveranno», Guarise ha illustrato le modalità con cui i viticoltori oltrepadani potrebbero entrare in Collis se la trattativa dovesse andare a buon fine.
Come funzionerà l’adesione dei soci e viticoltori
L’ipotesi prevede la creazione di una sezione speciale di soci cooperatori dedicata ai conferitori dell’Oltrepò, con la possibilità di ottenere una rappresentanza nel Consiglio di amministrazione del gruppo. Le condizioni di ingresso sono state presentate come specifiche e agevolate:
- 500 euro per ettaro (fino a un massimo di tre ettari) come capitale sociale, che verrebbe restituito in caso di uscita del socio;
- altri 500 euro per ettaro (sempre fino a tre ettari) come contributo di ammissione, non restituibile, ma rateizzabile in tre anni.
Sul capitale sociale Guarise ha chiarito il criterio adottato: «Con la Spa si è ritenuto non praticabile chiedere ai soci - già penalizzati dalle perdite subite nella cooperativa - di versare cifre equivalenti per avviare un nuovo percorso». Raccolte le adesioni, si valuteranno i termini della trattativa. Non è escluso che, almeno nella fase iniziale, si parta con un affitto, «per verificare se il progetto può reggere nel tempo», ha ribadito Cocconi. «Quest’anno avete la possibilità di conferire all’interno di Collis, un gruppo importante, con solidità patrimoniale e finanziaria tale da garantire i pagamenti per la vendemmia 2026», ha proseguito.
Ottimismo e aspettative dei soci: ultimi treni per salvare il settore
L’invito ai soci è a fornire in tempi rapidi un’indicazione sulle quantità conferibili: «Se nei prossimi dieci giorni ci comunicate disponibilità e volumi, in modo da consentirci di impostare un piano industriale, ci rivedremo presto per definire le prossime tappe». Non sono state comunicate cifre sui prezzi di ritiro delle uve, ma è stato confermato il meccanismo di pagamento in quattro tranche: marzo dell’anno successivo alla vendemmia, poi maggio, agosto e novembre. Collis ha inoltre assicurato il ritiro di tutte le varietà, precisando che i prodotti continuerebbero a uscire con il marchio “Terre d’Oltrepò”: «Faremo tutto il possibile per valorizzare la produzione anche attraverso la nostra rete commerciale», ha assicurato Guarise.

Collis ha assicurato il ritiro di tutte le varietà
In sala si è respirato un cauto ottimismo, accompagnato da qualche applauso. «Questo è l’ultimo treno per salvare il settore», ha commentato più di un socio. Se la solidità del gruppo Collis non è stata messa in dubbio, alcuni presenti hanno però evidenziato la necessità di disporre di maggiori elementi per una valutazione pienamente consapevole. Resta infine il rammarico per non essere riusciti a individuare una soluzione interna, anche a causa delle profonde divisioni che hanno segnato il territorio. Ora si vedrà se le sensazioni positive emerse dall’incontro si tradurranno in adesioni concrete al progetto. Sullo sfondo rimane, però, la richiesta di fallimento avanzata dal commissario Luigi Zingone.