Ha preso formalmente il via, con la presentazione al Ministero dell'Agricoltura, il progetto che vede coinvolta la cantina iripina Feudi di San Gregorio e il parco archeologico di Pompei. L'obiettivo è quello di creare un’azienda vinicola dentro uno dei siti archeologici più visitati al mondo, restituendo centralità alla tradizione agricola che per secoli ha accompagnato la vita quotidiana dell’antica Pompei. Un progetto - anticipato a Italia a Tavola - che intreccia tutela, produzione e turismo esperienziale, puntando su un modello di valorizzazione che unisce cultura materiale e viticoltura.

Feudi di San Gregorio: il progetto Pompei presentato ufficialmente al Masaf
Un partenariato pubblico-privato che guarda al turismo esperienziale
La collaborazione nasce come partenariato pubblico-privato con una forte impronta culturale e scientifica. L’idea non è quella di creare un’operazione simbolica, ma di dare vita a una vera azienda agricola, capace di dialogare con il contesto archeologico senza snaturarlo. «Non vogliamo perdere i giovani - ha spiegato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico - i visitatori di oggi non sono più quelli di ieri. Chi viene a Pompei per un concerto, una degustazione o un laboratorio fa comunque un’esperienza culturale. Non esistono visitatori di serie A e di serie B». In questa visione, il vino diventa strumento di racconto e non semplice prodotto, inserendosi in un’offerta turistica sempre più orientata all’esperienza.
Il progetto vitivinicolo: numeri, superfici e vitigni
Dal punto di vista agricolo, il progetto è già entrato nella fase operativa. Feudi di San Gregorio ha impiantato un ettaro di vigneto all’interno del Parco archeologico e raggiunge complessivamente cinque ettari vitati, considerando anche i quattro ettari in località Stabiae, dove sorgerà la cantina produttiva. «Vogliamo creare un’azienda vinicola unica al mondo - aveva spiegato il presidente Antonio Capaldo - producendo un vino contemporaneo da vitigni autoctoni campani». Le varietà scelte sono Aglianico, Piedirosso, Falanghina, Greco e Fiano, con l’obiettivo di arrivare entro tre anni a 30mila bottiglie, suddivise in due rossi e un bianco. Uno degli elementi più innovativi riguarda la realizzazione di una cantina all’interno del Parco di Pompei, progetto che Feudi di San Gregorio ha sviluppato dopo aver vinto il bando pubblico. L’investimento previsto è di circa due milioni di euro.

Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio
I primi numeri produttivi sono ancora contenuti: nell’ultima vendemmia, dai vigneti interni agli scavi sono stati raccolti circa 500 kg di uva. «Il progetto vero e proprio - aveva sottolineato Capaldo - richiederà quattro o cinque anni per esprimersi pienamente, ma i suoli vulcanici, rimasti incontaminati per quasi duemila anni, hanno un potenziale straordinario». Un lavoro che mette insieme ricerca agronomica, tutela del paesaggio e racconto identitario, con una prospettiva di medio-lungo periodo.
Il valore culturale e istituzionale dell’operazione
Dal fronte istituzionale, il progetto è stato letto come un possibile modello replicabile. «L’esperienza di Pompei avrà un mercato eccezionale - ha detto il ministro Francesco Lollobrigida - perché l’appeal è fortissimo. Parlare di vitigni autoctoni significa raccontare l’Italia nella sua interezza». Anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi ha sottolineato come questo tipo di collaborazione rappresenti «una vera avanguardia culturale», capace di tenere insieme valorizzazione del patrimonio, impresa e promozione del made in Italy.
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