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a Canale

Cantine del Roero, quando il vino dialoga con il mondo del tartufo

Daniele Alessandrini
di Daniele Alessandrini
04 febbraio 2026 | 09:30

Nel 2026 è difficile meravigliarsi come Plinio il Vecchio, ma alzi la mano chi ha provato solo indifferenza dinanzi al suo primo tartufo: visto, annusato o mangiato. A Canale (Cn), nel Roero, si è svolto il XVI Raduno Nazionale dei Trifulau (i tartufai) e dei Tabui (i cani da tartufo). L’evento, organizzato dall'Enoteca Regionale del Roero, è stata un'occasione per apprezzare le peculiarità di un territorio che interessa 22 Comuni (18 vitati) e circa 60.000 abitanti, geo-morfologicamente caratterizzato dalle tipiche Rocche, strette valli con pareti rocciose. Il Roero è la parte nord-ovest della provincia di Cuneo al confine con quelle di Asti e Torino. Si estende alla sinistra del Tanaro ed è il giovane alter ego geologico delle Langhe: i due preziosi areali viticoli cuneesi sono infatti separati dal fiume.

Cantine del Roero, quando il vino dialoga con il mondo del tartufo

A Canale si è svolto il Raduno Nazionale dei Trifulau e dei Tabui

Le cantine del Roero tra arte, storia familiare e vini Docg

L’Enoteca di Canale, nata nel 1994, rappresenta 16 Comuni e più di 70 Cantine associate e valorizza il brand Roero con un nutrito calendario annuale di degustazioni, eventi, convegni e seminari per promuovere in particolare le locali Docg Arneis (anche Riserva e spumante) e Roero (vitigno Nebbiolo, anche Riserva). Il dinamico presidente dell’associazione Marco Perosino, ex senatore ed ex sindaco di Priocca (suo paese natio), ha presenziato a ogni momento dell’evento canalese, che il 10 gennaio ha avuto come prologo la visita a cinque aziende vinicole.

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Una selezione di vini del Roero

Arte e provocazione in cantina: il Roero di Destefanis tra vino e design

A Canale abbiamo incontrato Federico Destefanis e sua moglie Roberta. Federico rappresenta la quarta generazione della Cantina Destefanis, di cui è titolare dal 2009. Pur conservando radici che affondano profondamente nel passato, è un estroso amante dell’arte e qualche anno fa ha fatto realizzare un tavolo storto di 850 kg ricavato da un unico tronco di rovere di otto metri, a cui siedono i suoi ospiti enoappassionati durante le degustazioni. Un’altra installazione artistica fa bella mostra al centro di una rotatoria all’ingresso del paese: tre temperamatite giganti di cinque quintali l’uno marchiati Destefanis, che campeggiano al provocatorio motto di “Facciamo anche il vino” (200.000 bottiglie all’anno da 20 ettari di vigneti). Accompagnato dall’artigianale Prosciutto Arrosto di Canale abbiamo assaggiato il suo Reinis, uno spumante metodo Charmat lungo (nove mesi in autoclave) con due anni di affinamento in bottiglia. Un blend molto piacevole di Nebbiolo e Barbera vinificato in bianco: profumo leggiadro, in bocca minerale e cremoso.

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La Cantina Destefanis

Al confine nord del Roero: i cru di Montà e la visione della Cantina Pelassa 

In direzione nord-ovest siamo giunti a Montà (Cn), dove la terra da argillosa e calcarea si fa sabbiosa e ghiaiosa. Nella nuova struttura della Cantina Pelassa - prima vendemmia nel 2023 - ci ha ricevuto il titolare Daniele Pelassa, che col fratello Davide porta avanti il lavoro iniziato nel 1960 da papà Mario, che faceva il vino e andava a venderlo spostandosi in bicicletta. Poi comprò una Moto Guzzi per sondare nuovi mercati: Torino, Milano e altre località del nord-ovest d’Italia. Daniele viaggia in Europa e nel resto del mondo per presentare i vini Pelassa, alcuni dei quali nascono nel lembo più settentrionale del Roero. La maggioranza delle vendite riguardano appunto l’estero, centro-nord Europa soprattutto.

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La Cantina Pelassa

Nella cantina interrata, i Barbera e i Nebbiolo passano circa un anno in legno e poi vengono assemblati in acciaio per riposare prima dell'imbottigliamento. A proposito del passaggio intermedio tra botti e bottiglie, c’è l’idea di dotarsi di nuove vasche di cemento, materiale da sempre utilizzato nella vecchia cantina fino al 2020. La vigna Tucci è una MGA localizzata all'apice nord del Roero - come abbiamo potuto notare in una bella mappa di Alessandro Masnaghetti -, poco più a sud c’è la MGA Sterlotti. Da quei vigneti di Montà provengono i tre vini che abbiamo degustato: il Tucci Roero Arneis Docg 2023 e due Sterlotti Roero Riserva Docg, vendemmie 2022 e - in bottiglia magnum - 2019, un’annata dallo stile classico. Tucci matura in un’anfora da 7,5 hl per il 20% (il resto in acciaio) e fa un anno di affinamento in bottiglia: la data dell’imbottigliamento è indicata in retroetichetta. Lo Sterlotti è un vino molto elegante e il 2019 rivela piacevoli sentori terziari e un tannino fine.

Una storia lunga cinque secoli: la famiglia Negro e il cru Sudisfà 

La Cantina Angelo Negro a Monteu Roero (Cn) è una sorta di istituzione nel territorio roerino e l’abbiamo visitata con Giovanni Negro, che ci ha innanzitutto mostrato il suo luogo di nascita - il poggio di Audino - e con umiltà e comprensibile orgoglio ha premesso: «Sono il fondatore dell’azienda e di tutto quello che vedete intorno a voi. Qui prima non c’era nulla. Mio nonno si chiamava Giovanni come me, Angelo era mio padre». Audino fu un avo dei Negro del XVII° sec. citato in documenti ufficiali. Già nel 1500 un antenato era proprietario di un ettaro e mezzo di vigne esattamente in quel luogo. Si potrebbe stare ore ad ascoltare Giovanni e scrivere dei suoi sogni e delle fatiche in gioventù, delle damigiane e delle pesche di Angelo, dei quattro filari di Bonarda negli anni ‘70: una storia di famiglia che un giorno sarà pubblicata.

Cantine del Roero, quando il vino dialoga con il mondo del tartufo

La Cantina ANgelo Negro

«Oggi esportiamo in 28 Paesi nel mondo. Abbiamo 4 cantine (Monteu, Canale, Neive per il Barbaresco e Serralunga d’Alba per il Barolo) e 120 ettari di terra in 7 comuni, di cui 75 di vigneti: potremmo produrre milioni di bottiglie all’anno ma a seconda delle annate a fatica arriviamo a 500.000, perché ci interessa solo la qualità. Ho una moglie e quattro figli straordinari e sono nonno di sei nipoti» ha sottolineato Negro. Poi c’è il quinto figlio, così lo chiama Giovanni: il Sudisfà Roero Docg Riserva, il “cru dei cru” che nasce dai grappoli migliori del Nebbiolo dei vigneti più preziosi, di anno in anno selezionati in base alla vendemmia. Come fertilizzante, in azienda si usa solo humus di lombrichi di proprietà. Dopo un giro in cantina, abbiamo ammirato i portali sui portoni di rovere in stile antico, fatti coi mattoni autentici rovesciati delle cascine di tanti secoli fa.

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Angelo Negro: alcuni vini

L’assaggio dei vini che hanno accompagnato il ricco pranzo alla piemontese è iniziato stappando la bottiglia dedicata proprio al fondatore, che negli anni ‘70 fu il primo viticoltore a vinificare l’Arneis in versione secca anziché dolce. L'ottimo “Giovanni” è infatti un Arneis Docg in purezza spumante metodo classico dosaggio zero, 60 mesi sui lieviti: il 2019 rivela frutta secca al naso e freschezza in bocca con finale fruttato. A seguire, i due Roero Arneis Riserva Docg che provengono da terreni calcareo-sabbiosi ricchi di conchiglie fossili: nel Perdaudin 2022 abbiamo trovato mineralità e idrocarburo; il Sette Anni (è il tempo di affinamento in bottiglia) del 2018 ci è parso sontuoso: pietra focaia, frutta esotica e agrumi con un finale ricco in bocca. La Barbera d’Alba DOC 2023 Bertu è un rosso denso, violaceo, dal lieve sentore tostato con dolcezza nel sorso equilibrato. Per finire, la MGA Ciabot San Giorgio 2021 Roero Riserva, dal lungo affinamento tra legno e bottiglia.

Il vino che nasce nel “crutin”: memoria contadina e Arneis a Castellinaldo

Spostandoci verso est siamo giunti a Castellinaldo d’Alba (Cn), coi suoi suoli di vario impasto tra il marnoso e il sabbioso. Nella Cantina Marsaglia ci hanno accolto Marina Marsaglia e sua figlia Monica, che ci ha mostrato  il “crutin” scavato dai bisnonni: una piccola cantina naturale sotterranea - un tempo ghiacciaia - a temperatura e umidità costanti, con le pareti e la volta ricoperta da muffe nobili. Proprio a metà gennaio inizia l’imbottigliamento dei primi vini maturati in acciaio; in tutto le bottiglie prodotte sono 90.000 all’anno, da 16 ettari di vigneti. Abbiamo brindato col Docg Armonia 2023, un Roero Arneis passato in barrique che ha mostrato rispetto per i profumi identitari.

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Il “crutin” di Cantina Marsaglia

Dal Roero al mondo: Cascina Chicco tra grandi profondità e Metodo Classico 

Di ritorno al paese di partenza abbiamo esplorato Cascina Chicco, l’azienda vinicola dei fratelli Enrico e Marco Faccenda. Ci ha fatto da cicerone il primo, che oltre a gestire la Cantina è il sindaco di Canale. La famiglia Faccenda vanta una tradizione nella produzione di salumi e aveva uno storico negozio nel centro del borgo. Negli anni ‘50 il nonno dei due attuali titolari acquistò una piccola azienda con un ettaro di terreno e cominciò ad allevare Arneis. Nel tempo i vigneti si sono estesi a Castellinaldo, Valmaggiore (una MGA Roero a Vezza d’Alba), Monforte d’Alba (tra cui il cru di Barolo Ginestra) e Ovello (MGA di Barbaresco). Sconfinando oltre Piemonte, negli ultimi anni Cascina Chicco ha dato vita ai progetti Saraja in Gallura e Tenuta Croce di Mezzo, una storica realtà vinicola di Montalcino.

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La cantina di Cascina Chicco

Delle due moderne cantine di Canale, una si trova accanto a quella d’epoca della vecchia casa colonica (smontata pezzo per pezzo riutilizzando i materiali nella nuova costruzione), l’altra è scavata fino a 28 metri sotto terra. I grandi spazi sono caratterizzati da suggestivi corridoi e cavità che ospitano le bottiglie in affinamento dei vini Riserva e metodo classico - in produzione dal 2001, minimo 36 mesi sui lieviti sia Bianchi che Rosé -, con i grandi formati che arrivano a 15 litri. Nelle botti maturano Barolo e Barbaresco, nelle barriques Nebbiolo e Barbera. Dopo il momento di intrattenimento canoro “Un brindisi in voce e suono per il Roero”, protagoniste le due brave e giovani soprani roerine Romina Gianoglio e Martina Malavolti, abbiamo assaggiato la Cuvée Zero Rosé VSQ, Nebbiolo Metodo Classico tre anni sui lieviti pas dosé.

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Un momento di “Un brindisi in voce e suono per il Roero”

La giornata si è conclusa al ristorante Cantina dei Cacciatori a Monteu Roero, presente a cena anche Massimo Corrado, presidente dell’associazione Go Wine che ha contribuito all’organizzazione delle attività del weekend.

I Trifulau e i Tabui

Nella mattina di domenica 11 gennaio, in occasione del XVI Raduno Nazionale dei Trifulau e dei Tabui, più di 150 energici e simpatici cani da tartufo si sono ritrovati nella centrale Piazza Italia a Canale, accompagnati da umani “conduttori” di tutte le età. Tino Marolo, presidente dell'Associazione Tartufai Rocche del Roero, ha sottolineato l’importanza della tutela della biodiversità e dell’ambiente lanciando una sorta di allarme: «Se non ci mettiamo in testa che il territorio viene prima del tartufo, non avremo più trifule». Il cambiamento climatico sta incidendo sulle stagioni dei preziosi funghi ipogei. L’assenza di neve ha un po’ penalizzato la raccolta invernale che termina a gennaio, una stagione comunque apprezzabile grazie a numerose piogge leggere. Pioppo, quercia, tiglio, salice e acero nero sono alcune delle piante tartufigene tanto amate dai cercatori, che - ricordiamo - devono essere muniti di tesserino di idoneità.

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I Tabui, i cani da tartufo

Oltre a diverse delegazioni di tartufai di tutta Italia, ha partecipato all’evento una rappresentanza dell’Associazione Libera Cerca, portavoce di chi svolge l’attività nei terreni pubblici. I liberi cercatori temono un’eccessiva privatizzazione delle tartufaie, anche alla luce della proposta di legge del senatore braidese Giorgio Bergesio, presente a Canale. L'iter legislativo è cominciato quasi un anno fa e il DDL è all’esame della commissione agricoltura del Senato. Il tema della raccolta del tartufo è spinoso e una riforma del settore va fatta a livello nazionale, poiché l'attuale normativa del 1985 non garantisce adeguate tutele ambientali e di tracciabilità della filiera di raccolta e commercializzazione. Oltre alla compatta partecipazione dei Sindaci del territorio del Roero, il Raduno ha visto la presenza degli assessori regionali piemontesi Paolo Bongioanni (agricoltura e commercio) e Marco Gallo (territorio e tartuficoltura).

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