Nel panorama brassicolo di Torino riemerge un nome legato alle origini produttive della città. Metzger 1848 torna operativo dopo un intervento di recupero che ha riportato in funzione uno dei primi birrifici cittadini, fondato a metà Ottocento dal bavarese Karl Metzger. Il progetto prende forma con il revamping concluso nel marzo 2025, che ha restituito identità e funzione a un sito produttivo rimasto a lungo inattivo. Oggi la gestione è affidata a Marco Bianco, con l’obiettivo di riattivare un marchio storico mantenendo una linea produttiva riconoscibile. Bianco è affiancato dai birrai Francesco Giacomelli e Pietro Lanzilotta.

Lo spazio interno del birrificio Metzger
Un recupero che parte dalla storia ma guarda alla produzione
La ripartenza non è solo simbolica. Il birrificio ha ripreso a produrre con una capacità di circa 1.000 ettolitri annui, inserendosi nel circuito delle birre artigianali locali. La distribuzione resta concentrata sul territorio, tra locali torinesi e vendita diretta, anche attraverso lo spazio interno allo stabilimento.

Il birrificio ha ripreso a produrre con una capacità di circa 1.000 ettolitri annui
Il recupero del sito ha mantenuto un legame visivo e funzionale con la struttura originaria, affiancando agli impianti rinnovati un’area dedicata a visite e degustazioni. Un modo per restituire continuità a un luogo che aveva segnato una fase iniziale della produzione birraria cittadina.
Identità produttiva tra lager e nuove aperture
L’identità produttiva si costruisce soprattutto attorno alle birre a bassa fermentazione. La Vienna Lager (5,2%), oggi la referenza più richiesta, si presenta con un colore ambrato intenso e una schiuma color crema. Il profilo aromatico è costruito sui malti speciali, che portano note tostate e leggere sfumature di frutta secca, mentre la luppolatura resta discreta, pensata per mantenere una bevuta equilibrata e scorrevole. Accanto a questa, la Helles (4,8%) si muove su un registro più delicato: birra bionda limpida, dai riflessi dorati, con un equilibrio tra le componenti dolci del malto e le note più floreali e fruttate del luppolo. Il risultato è una birra leggera e pulita, costruita per una bevuta immediata. Più strutturata la Bock (6,5%), caratterizzata da un colore ramato con riflessi rossi e da una componente maltata più evidente. Le note caramellate si combinano con l’amaro dei luppoli tedeschi, dando una birra più piena e adatta ad abbinamenti con piatti saporiti.

L’identità produttiva si costruisce soprattutto attorno alle birre a bassa fermentazion
La gamma si completa con una Weiss (5%), birra ad alta fermentazione ottenuta con orzo e frumento maltati. Nel bicchiere si presenta con un colore dorato carico e una schiuma persistente, mentre sul piano aromatico emergono note fruttate e speziate che la rendono particolarmente fresca e facile da bere. accanto alle birre di impostazione più tradizionale, il birrificio ha scelto di inserire anche una proposta diversa, una Modern IPA sviluppata con Alessio Gatti. È una birra ad alta fermentazione che si distingue per profumi più contemporanei e un carattere più diretto, pensata per affiancare le lager senza sostituirle.
Una rinascita che segue il ritorno dei marchi storici
Il caso Metzger si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda il recupero di marchi storici nel settore agroalimentare. In questo contesto, la riattivazione di un birrificio del 1848 assume un valore che va oltre la produzione, legandosi alla memoria industriale e alla trasformazione degli spazi urbani. La prospettiva, nel breve periodo, resta legata al consolidamento della produzione e alla presenza sul territorio. Sullo sfondo, resta aperta la possibilità di sviluppare nuove linee, anche attraverso l’introduzione di materie prime locali.
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