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La birra cambia passo: da alternativa al vino a protagonista dell’esperienza

Bar, ristoranti e hotel ridisegnano la filiera della birra nel fuori casa, in un contesto segnato da una contrazione dei volumi ma da una crescente attenzione alla qualità. I dati evidenziano consumi più selettivi e il valore dell’esperienza diventa centrale, trasformando la birra da semplice bevanda a elemento integrato nella proposta dei locali

Giambattista Marchetto
di Giambattista Marchetto
28 marzo 2026 | 05:00
La birra cambia passo: da alternativa al vino a protagonista dell’esperienza

Il 2026 fotografa un mercato della birra in Horeca sotto pressione, ma non in ritirata. I dati elaborati da Progettica su un orizzonte a novembre 2025 dicono che il canale fuori casa nel suo complesso perde circa il 4% a volumi, e che la birra soffre più della media: -1,6% a valore, contro un -0,2% del totale bevande. Nella scomposizione per formato, la birra in confezione segna -2,1%, quella alla spina -1,4%. Numeri che descrivono una contrazione reale, ma che nascondono dinamiche interne molto più articolate. Il quadro generale è confermato anche dai dati Formind: a settembre 2025 il canale del fuori casa contava circa 13 milioni di ospiti in meno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. «Dopo un 2025 di transizione, il consumo fuori casa è diventato più selettivo - osserva Alfredo Pratolongo, corporate affairs director di Heineken Italia - le persone escono leggermente meno, ma quando lo fanno cercano esperienze di qualità, coerenti con il valore che percepiscono». In questo contesto, secondo Pratolongo, la birra ha tenuto meglio di altre categorie: «ha dimostrato una buona resilienza, confermando un ruolo centrale nel fuori casa, che continua a generare oltre il 60% del valore condiviso dell'intera filiera brassicola».

Il "super-Horeca" come terreno d'elezione

In questo scenario, il mondo craft segue la direttrice del fuori casa. «Nel 2026 la birra artigianale sta trovando una collocazione sempre più definita all'interno di un Horeca evoluto - spiega Francesco Mancini del direttivo di Unionbirrai - dove la selezione e la qualità dell'offerta diventano elementi distintivi». Il principale terreno di sviluppo, spiega Mancini, è la ristorazione e, in modo ancora più evidente, le pizzerie di fascia medio-alta. «È in questo segmento (il cosiddetto "super-Horeca") che la birra artigianale esprime al meglio il proprio valore: contesti in cui il ristoratore seleziona con attenzione le materie prime e costruisce una proposta coerente, nella quale anche la birra diventa parte integrante dell'esperienza gastronomica e non più semplice alternativa al vino».

Francesco Mancini, membro del direttivo di Unionbirrai
Francesco Mancini, membro del direttivo di Unionbirrai

Secondo quanto riferisce l'associazione dei piccoli birrifici artigianali indipendenti italiani, anche il comparto alberghiero mostra aperture, soprattutto nelle strutture di livello medio-alto, ma rimane un canale ancora in sviluppo, con numeri inferiori rispetto alla ristorazione. Anche il bar orientato all'aperitivo gioca un ruolo interessante, intercettando un pubblico attento ma alla ricerca di un consumo più informale. La lettura di Mancini è netta: la crescita della birra nell'Horeca non è legata a dinamiche di moda o a espansioni rapide, ma a «un percorso progressivo e solido, guidato dalla capacità dei locali di selezionare e valorizzare prodotti identitari».

Mercato: meno occasioni, più consapevolezza

Il mercato Horeca della birra, nella sua totalità, è attraversato da una trasformazione profonda degli stili di consumo. «Oggi nell'Horeca la birra non è più una scelta alternativa - sintetizza Fabiano Toffoli di 32 Via dei Birrai - ma un prodotto stabile. Si beve meno, ma meglio. Il cliente è più consapevole ed esigente, soprattutto su freschezza, pulizia del prodotto e coerenza nel tempo». Per questo «fare una buona birra non basta più. La vera sfida è farla sempre uguale, perché l'Horeca lavora sulla fiducia del cliente».

Fabiano Toffoli, cofondatore di 32 Via dei Birrai
Fabiano Toffoli, cofondatore di 32 Via dei Birrai

Birra: il fuori casa è sempre più polarizante

C'è però un aspetto che non va sottovalutato e che Toffoli descrive senza edulcoramenti. «Il fuori casa oggi è piuttosto diviso. Da una parte c'è ancora una certa diffidenza verso la birra artigianale, in alcuni casi anche indifferenza; dall'altra cresce l'interesse per prodotti più identitari, legati al territorio. Molti locali cercano di distinguersi, ma spesso la scelta è ancora guidata dal prezzo e dalle condizioni commerciali. Il sistema distributivo è molto competitivo: i distributori propongono contratti strutturati, spesso legati anche alla fornitura di impianti e arredi, e questo incide sulle scelte dei gestori».

Luca Giardiello, ad di Warsteiner
Luca Giardiello, ad di Warsteiner

In questo quadro, un player industriale come Warsteiner Italia conferma come il contesto sia segnato da una contrazione del fuori casa, da consumatori più selettivi e da un'evoluzione profonda degli stili di consumo. «In questo scenario - dice la brand manager Silvia Serpelloni - la birra torna a essere una leva culturale oltre che di consumo. La capacità di rispondere all'unicità del cliente diventa un fattore competitivo decisivo». Il futuro, per Warsteiner, passa da una consapevolezza, come aggiunge l'amministratore delegato Luca Giardiello: «Non esiste un solo consumatore, non esiste una sola risposta. Oggi occorre costruire un'offerta in grado di accompagnare il cliente al bancone, al tavolo, davanti a una cucina sempre più evoluta, senza imporre modelli rigidi».

Alfredo Pratolongo, corporate affairs director di Heineken Italia
Alfredo Pratolongo, corporate affairs director di Heineken Italia

La polarizzazione del consumo è la chiave con cui Pratolongo legge il prossimo ciclo. «I consumi resteranno prudenti e divisi tra attenzione alla spesa, da un lato, e crescente ricerca di gratificazione, scoperta e sperimentazione dall'altro. Ed è proprio qui che la birra può esprimere al meglio il suo potenziale». Secondo il manager di Heineken Italia, il punto-chiave è la relazione con il canale, per cui «il futuro della birra nell'Horeca passa dalla capacità di lavorare sulla qualità dell'offerta e dell'esperienza nel locale. Per questo il nostro approccio è basato su una forte partnership tra produttori e operatori, con l'obiettivo di costruire relazioni sempre più solide e continuative con chi ogni giorno è in prima linea nel rapporto con il consumatore finale. Il valore si costruisce partendo dal prodotto, attraverso l'esperienza, grazie alle relazioni di collaborazione lungo tutta la catena del valore».

Ritorno alle classiche, crescita delle analcoliche

Considerando invece i trend e le tipologie, i segnali convergono su alcune linee precise. I dati Warsteiner - relativi a tutto il canale Horeca - parlano di un ritorno alle birre classiche, lager e pils in testa, con una progressiva decelerazione della crescita delle speciali rispetto agli anni passati. Parallelamente, emerge con forza la crescita a doppia cifra delle birre 0,0%: un segmento ancora contenuto nei volumi, ma la cui traiettoria è ormai inequivocabile sia in Gdo (+18,2%) sia nel fuori casa. Anche dall'osservatorio degli artigianali si conferma un allineamento. «L'Horeca si distingue per un approccio molto diverso rispetto al mondo degli appassionati - osserva Mancini di Unionbirrai - meno attenzione alle mode e alle sperimentazioni estreme, maggiore focus su affidabilità, equilibrio e facilità di lettura del prodotto». Le birre più richieste sono quelle che negli anni hanno dimostrato solidità e versatilità, capaci di accompagnare il cibo e di dialogare con un pubblico non specialistico. «Si privilegiano birre equilibrate, con un contenuto alcolico moderato e una forte componente aromatica. Cresce l'attenzione verso le low-alcohol, mentre resta ancora limitato l'interesse per le birre completamente analcoliche, spesso percepite come meno appaganti sotto il profilo organolettico». Quanto agli stili, trovano spazio sia le basse sia le alte fermentazioni, con una leggera preferenza per queste ultime anche per ragioni di stabilità e shelf life. Più contenuta, invece, la domanda per prodotti con amarezze marcate o profili estremi e «anche nel caso delle IPA si prediligono interpretazioni più equilibrate, in cui prevale la componente aromatica rispetto a quella amaricante».

Le birre più richieste sono quelle che negli anni hanno dimostrato solidità e versatilità
Le birre più richieste sono quelle che negli anni hanno dimostrato solidità e versatilità

Equilibrate, leggibili, con gradazioni moderate sono le tendenze che legge anche 32 Via dei Birrai. «Vincono i prodotti che si possono bere con continuità, non solo per curiosità. E in questo quadro, sempre più spesso la differenza la fa la materia prima. Una birra deve essere riconoscibile e coerente con quello che racconta, anche nel territorio da cui nasce». Sul versante industriale, Pratolongo individua due direttrici principali che stanno ridisegnando l'offerta: la premiumizzazione e la forte crescita del segmento analcolico. La prima non è un semplice fenomeno di prezzo, ma «si tratta di valore percepito. Nel canale Horeca questo si traduce nella ricerca di prodotti capaci di raccontare una storia, un territorio, un'identità distintiva. La birra diventa così parte integrante dell'esperienza gastronomica e contribuisce a definire il posizionamento del locale». Sull’analcolico la lettura è strutturale: «le birre analcoliche non sono più un'alternativa, ma una componente stabile dell'offerta. Stanno ampliando le occasioni di consumo (dall'aperitivo alle pause diurne, fino ai momenti post-attività sportiva) e risultano particolarmente rilevanti tra i giovani, che le considerano adatte a ogni contesto. Si passa da "una birra" a "quella birra", scelta in base al momento, al contesto e all'esperienza che si vuole vivere».

Servizio, rotazione e identità: i pilastri dell'Horeca

Se i consumi scendono, la risposta non può essere solo di prodotto. La filiera della birra nel canale Horeca si regge sempre di più su tre pilastri operativi: qualità del servizio, gestione della rotazione, costruzione di un'identità riconoscibile. Toffoli è esplicito sulla questione della spina: «la birra alla spina torna centrale, ma solo se gestita correttamente». In questo senso il formato del fusto da 20 litri nasce da un'esigenza precisa: «garantire rotazione veloce e quindi freschezza. Una birra buona, se non è fresca, perde valore». È una questione di sistema, non solo di prodotto. Sul versante della selezione dei partner, Unionbirrai indica una strada precisa: il mondo craft «cerca locali che abbiano una vera attenzione al prodotto, che facciano ricerca e che offrano un servizio corretto. Sono meno numerosi, ma esistono e sono quelli che riescono davvero a valorizzare la birra. I locali specializzati rappresentano poi un punto di riferimento importante: lì la birra diventa esperienza e racconto, e il cliente è più disposto ad ascoltare e a scegliere consapevolmente».

Birra nell'Horeca: meno volume, più valore
Birra nell'Horeca: meno volume, più valore

Warsteiner punta sulla costruzione di «un'offerta capace di rispondere a queste esigenze in modo coerente e credibile», afferma Serpelloni. Un orientamento che non riguarda solo il prodotto, ma il modo in cui la birra viene raccontata e proposta lungo tutta la catena distributiva: «che sia al bancone, seduto in un pub o davanti a una pizza sempre più gourmet, il cliente vuole poter scegliere in modo consapevole, senza rinunciare alla qualità». Per Heineken Italia il tema del servizio è il vero game-changing. «Nel canale Horeca - sottolinea Pratolongo - la birra esprime il suo massimo valore quando diventa una vera e propria esperienza: quando viene raccontata, consigliata e vissuta all'interno di contesti di socialità, grazie al ruolo chiave dei professionisti». Tradotto in pratica, fanno la differenza spillatura impeccabile, servizio attento, cultura del prodotto e delle attrezzature, personale competente.

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