Un bianco rampante e un rosso privilegiato in esposizione a Milano, a Palazzo Bovara, per la quinta edizione dell’evento promosso da La Strada del Barolo e grandi vini di Langa e Terre Derthona – Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi, in collaborazione con Confcommercio Milano. Il Barolo Docg e il Timorasso Derthona Doc sono diversissimi tra loro, a cominciare dal vitigno, ma il successo pluridecennale del primo potrebbe essere un buon auspicio per il secondo.

A Milano l'incontro tra Barolo e Timorasso
Barolo e Timorasso, due volti del Piemonte
La nobiltà del Barolo ha origine sulle colline delle Langhe, in Piemonte, da quel Nebbiolo che da secoli colora queste terre di rosso granato. Già nell’Ottocento, la marchesa Giulia Colbert di Barolo e Camillo Benso di Cavour intuirono il potenziale di questo vino, trasformandolo - con l’aiuto dell’enologo francese Oudart - in un rosso elegante e longevo. Nel 1844 il Barolo veniva servito alla corte dei Savoia, conquistando i palati reali. Con il tempo, ogni collina - da Serralunga a La Morra - ha saputo imprimere la propria voce nel calice. Oggi, ogni sorso di Barolo racconta la storia di una terra fiera, lenta e tenace come le sue vigne; rosso granato e, dopo qualche anno, arricchito da pennellate color arancio, libera intensi accenti di viola, spezie, liquirizia, frutta matura, cuoio, tabacco e minerali.

Langhe e Colli Tortonesi: territori (e vini) a confronto
Diversamente dalle Langhe i Colli Tortonesi, propaggine meridionale della provincia di Alessandria, non possiedono (per ora) un marchio e un’identità forte. E tra l’altro è recentissima, in questo territorio, la riscoperta del vitigno Timorasso, che anche sulle scene milanesi reclama l’attenzione della comunità di cultori italiani ed internazionali: sotto i riflettori una storia emozionante di secolare oblio e improvvisa rinascita, visto che solo nel 1987 gli ettari di Timorasso erano meno di due. La crescita è lenta fino all’anno 2000, quando se ne contano 3,5; ma è nel ventennio successivo che assistiamo al balzo prodigioso, che ci porta ai quasi 300 ettari odierni, cioè al punto in cui in loco si superano per diffusione vitigni molto più conosciuti, come Cortese, Croatina, Dolcetto.
Barolo e Timorasso, l'incontro a Milano
Mettere insieme un attore navigato e un emergente è la sfida del festival Barolo-Timorasso Derthona, attraverso una masterclass riservata agli operatori specializzati e degustazioni in presa diretta presso i banchetti dei produttori. A cui ci rivolgiamo, mentre distribuiscono vino e sorrisi nelle sale e salette neoclassiche di palazzo Bovara, per un aggiornamento sullo stato di salute di due piemontesi così trendy.
Il Barolo secondo Borgogno
Cominciamo col Barolo: ci sta di fronte Silvia Borgogno, dell’azienda agricola Borgogno Francesco, con terreni nei comuni di Barolo, La Morra e Monforte d’Alba. «Siamo una microrealtà vitivinicola - esordisce Silvia - da circa 10 ettari vitati si producono 50.000 bottiglie all’anno, ma al contrario di tanti altri produttori nei dintorni non offriamo ospitalità, solo degustazioni e vendita diretta in cantina. Le Langhe pullulano di piccole aziende come la nostra, è una peculiarità che fa ormai parte della storia del territorio: la passione è trasmessa di padre in figlio, e quelli che riescono ad accumulare ettari comprando dai vicini sono una rarità» .

La famiglia Borgogno
I vigneti ve li tenete stretti: non morde quindi, la crisi, almeno nelle Langhe…
«La crisi tocca un po’ tutti, e per una piccola azienda come la nostra, che esporta oltre il 50% della produzione, il momento è difficile. Un mercato fondamentale come quello statunitense è in pieno marasma, e non si vedono all’orizzonte sbocchi commerciali che possano portare nuova linfa: tutti parlano degli asiatici come Cina, Corea e Giappone, ma non abbiamo ancora una penetrazione che possa compensare le perdite. Anche perché, se prendiamo ad esempio la Cina, servirebbero campagne di marketing costose e di rafforzamento dell’immagine, perché i cinesi comprano principalmente un brand, e non c’è ancora una cultura enologica che consenta una valutazione obiettiva del rapporto qualità-prezzo. Cosa che si verifica, invece, in Giappone, che in questo è molto più avanti» .
Campagne di marketing, ha detto, e quindi tira in ballo il ruolo di enti come La Strada del Barolo, che ha promosso l’iniziativa di oggi …
«Sia La Strada del Barolo sia il Consorzio di Tutela stanno facendo un gran lavoro, in Italia e ancor più all’estero, ma i risultati non si vedono nell’immediato e serve pazienza. Si tratta di un momento di cambiamento strutturale: certo che per un prodotto come il Barolo, che ha alle sue spalle una storia e un prestigio internazionale consolidato, il livello di resilienza è più alto della media» .
Il Timorasso secondo Poggio
Piccolo è bello, a quanto pare, e difatti la predisposizione alle dimensioni familiari e minuscole la ritroviamo sui Colli Tortonesi, dove ci trasferiamo (virtualmente, il banchetto è a tre metri da quelli del Barolo) per ascoltare l’altra campana, quella del Timorasso Derthona. L’interlocutore, giovanile all’aspetto, è il titolare dell’azienda agricola “Poggio Paolo” e si chiama Matteo Poggio: familismo a partire dalla ragione sociale, ed è di certo una chiave di lettura. «Mio padre - racconta Matteo - è stato tra i primi a credere nel Timorasso: la prima etichetta messa in commercio risale al 1996. Nel tempo siamo cresciuti molto lentamente e abbiamo deciso di continuare con la produzione di frutta, per diversificare un po’ l’output aziendale. Anche come distribuzione il volume di affari è contenuto: vendiamo la maggior parte delle bottiglie a privati, in cantina, e una quota minore è gestita da un distributore che ha l’Horeca in portafoglio. In futuro continueremo ad investire, col Timorasso ma anche col Barbera: un po’ alla volta, in proporzione alle piccole dimensioni di partenza» .

Matteo Poggio
Perché tutta questa prudenza? La situazione generale di mercato è scoraggiante?
«Perché non vogliamo fare il passo più lungo della gamba. Quanto al mercato, siamo convinti che i Colli Tortonesi, anche a livello di turismo enogastronomico, abbiano ancora tanto da offrire: siamo semisconosciuti. E poi i consumi di alcolici sono in calo, è vero, ma un bianco intenso e strutturato, un bianco da invecchiamento come il Timorasso Derthona ha una sua clientela che è destinata a crescere, anche grazie alla versatilità del prodotto: va bene come aperitivo, per gli abbinamenti, e pure da solo» .