L’azienda Zorzettig è un baluardo della viticoltura nei Colli Orientali del Friuli. Con sede a Spessa (Ud) e condotta oggi da Annalisa Zorzettig, ha saputo preservare un patrimonio di biodiversità unico, dove i vigneti storici diventano custodi di una memoria agricola secolare. La presentazione della nuova identità della linea MYÒ, avvenuta a Langosteria Bistro di Milano, ha segnato un momento di sintesi tra la profondità del territorio friulano e la contemporaneità della cucina cosmopolita. Un evento che non è stato solo una degustazione, ma il racconto di un'evoluzione che mette al centro vigne con un’età media di oltre 50 anni e una visione enologica di precisione.
La linea di vini MYÒ di Zorzettig
Le ragioni del cambiamento: «Noi friulani ci siamo»
Il rinnovamento dell’immagine nasce dalla volontà di affermare con forza l’orgoglio del territorio. «A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di dire: noi friulani ci siamo. Abbiamo vini bianchi straordinari, ma anche rossi attuali, come lo Schioppettino. Abbiamo tenacia, grinta e tutte le caratteristiche per farci sentire nel panorama del vino italiano», ha raccontato Annalisa Zorzettig. È un atto di consapevolezza verso una terra di confine, multiculturale e a tratti imperfetta: «Proprio in questa imperfezione c’è una continua ricerca di miglioramento. È un tratto distintivo del nostro modo di essere: operosi, sempre in movimento».

Annalisa Zorzettig alla serata di presentazione da Langosteria Bistro a Milano
L'origine del nome MYÒ: un'eredità del 1380
Le radici del nome MYÒ affondano nella storia e nella cultura del Friuli. La ricerca ha portato a una scoperta affascinante: la Poetica Friulana, un testo scritto da un anonimo cividalese nell’aprile del 1380. In quell’anno, particolarmente favorevole per i raccolti, un contadino volle celebrare la stagione attraverso versi in rima baciata.

Una delle sale di Langosteria Bistro a Milano
Molti di questi versi iniziavano con l’espressione “oh Myò”: “la mia uva”, “i miei peri”, “la mia frutta”. Un richiamo diretto al senso di appartenenza, a ciò che è proprio, intimo, condiviso. Da qui la scelta del nome: Myò, nella sua forma più autentica di friulano. Un invito alla condivisione: “è mio”, ma anche “è tuo”. Fondamentale è l’origine delle uve: tutti i vigneti della selezione Myò hanno un’età media di almeno 50 anni. Nel caso del Fiori di Leonie, il Friulano proviene da vigne che sfiorano i 90 anni, esprimendo una straordinaria ricchezza territoriale.
I Fiori di Leonie, Friuli Colli Orientali Doc
All’interno della linea, I Fiori di Leonie è l'etichetta più emozionale. «È il vino del cuore. Se dovessi regalare una bottiglia, sceglierei questo. È un vino sincero, come Leonie» racconta con orgoglio Annalisa. Il nome nasce da un ricordo che unisce tre generazioni: «Quando mia nipote Leonie non aveva ancora un anno, mio padre la portava con sé in auto, ben sistemata nel seggiolino, a fare un giro tra le vigne. Poi è arrivato il Covid e lei ha trascorso lunghi periodi in azienda. In primavera, Leonie restava incantata dai ciliegi in fiore e ripeteva continuamente: “i miei fiori, i miei fiori, i miei fiori”. Quando è arrivato il momento di dare un nome all’uvaggio, la scelta è stata naturale».

I Fiori di Leonie, Friuli Colli Orientali Doc
L’uvaggio nasce dall’unione di tre varietà: Friulano, Pinot Bianco e una piccola percentuale di Sauvignon. Il Friulano costituisce l’ossatura del vino: dona identità, struttura, ampiezza e profondità, definendo la metrica stilistica del blend. Il Pinot Bianco apporta verticalità, freschezza, mineralità e precisione, mentre il Sauvignon completa il profilo con una maggiore larghezza aromatica, intensità di frutto e una sottile spinta dinamica. L’annata 2022 si distingue per un affinamento equilibrato tra legno e acciaio, capace di integrare complessità e finezza. Ne emerge un vino di grande potenza e profondità, che riesce però a mantenere bevibilità e un importante potenziale di affinamento in bottiglia.
Pinot Bianco, Friuli Colli Orientali Doc

Pinot Bianco, Friuli Colli Orientali Doc
Il Pinot Bianco MYÒ rappresenta una delle espressioni più interessanti del territorio. Le uve provengono dai vigneti di Spessa, con viti che raggiungono quasi i 70 anni di età. L’affinamento equilibrato tra acciaio e legno preserva la freschezza varietale arricchendo la struttura. Ne nasce un vino di grande verticalità, precisione ed eleganza, che incarna la sostenibilità concreta praticata in azienda, valorizzando il suolo di ponca e limitando al minimo gli interventi agronomici.
Malvasia, Friuli Colli Orientali Doc

Malvasia, Friuli Colli Orientali Doc
La Malvasia Istriana MYÒ sintetizza l'anima mediterranea e continentale del Friuli. Vitigno dalla forte identità autoctona, si distingue per un profilo legato al mare, con note saline e minerali. Nel calice esprime una grande tensione gustativa e verticalità, restituendo un’espressione raffinata e dinamica del legame tra terra e mare.
Schioppettino, Friuli Colli Orientali Doc

Schioppettino, Friuli Colli Orientali Doc
Lo Schioppettino trova la sua zona di elezione a Prepotto, nell’area di Novacuzzo. Se i bianchi esprimono la vocazione marina, lo Schioppettino incarna la dimensione continentale. Grazie alla sua croccantezza e al tannino ben integrato, dialoga sorprendentemente bene anche con il pesce. È un rosso contemporaneo: grande espressione di frutto, succosità e un buon potenziale evolutivo, risultando diretto e autentico.
Il rebranding di Antonio Doro: un'etichetta da toccare
Il percorso di rebranding della linea MYÒ, curato da Antonio Doro (Studio Idee Materia), è partito dalla necessità di valorizzare la gerarchia delle informazioni. «Al primo sguardo, l’etichetta colpiva per quel “Myò” in grande... ma il nome Zorzettig non era immediatamente visibile. Non era pensabile che il riferimento all’azienda fosse relegato alla retroetichetta».

Una delle nuove etichette firmate da Antonio Doro
L’intervento ha puntato su semplicità e autenticità, creando un’etichetta bianca e materica: una superficie da toccare. «Il segno originale di MYÒ è stato ripreso e reinterpretato: “maltrattato”, timbrato, quasi ricreato a mano, per restituire un’imperfezione voluta e autentica». Su Fiori di Leonie e Picolit è stato mantenuto il calice, mentre per il Picolit si è scelto di eliminare la capsula tradizionale per una soluzione trasparente che lascia intravedere il tappo, rafforzando l'idea di autenticità.
I progetti per il futuro
Guardando al futuro, anche a distanza di cinque anni, è naturale chiedersi se esistano già nuovi progetti o direzioni definite. In realtà, nel mondo del vino, nulla è mai davvero “presto” o “tardi”: si vive in costante relazione con la natura, che cambia ogni giorno. «Lavoriamo con la terra, con qualcosa di vivo che muta continuamente. Il clima cambia, certo, ma la natura trova sempre un suo equilibrio. Spesso siamo noi a essere più drammatici del necessario», sottolinea Annalisa. Anche nei vini si percepiscono questi cambiamenti: alcune componenti, come la mineralità o elementi legati al suolo come il calcio, tendono a emergere con maggiore intensità in presenza di temperature più elevate.
Sul breve periodo, l’appuntamento chiave è a Vinitaly e sarà un'altra occasione per portare il nuovo restyling: «Vogliamo raccontarlo bene, condividerlo con la nostra rete commerciale. È il risultato di un lavoro di introspezione, di un modo nuovo di raccontarci». Lo sguardo è già rivolto avanti, soprattutto sul piano agronomico, con un approccio aperto ma misurato: «La tecnologia è importante, ma va utilizzata con misura. Ci sono strumenti interessanti, come i droni, che permettono interventi mirati in vigna. Stiamo valutando sperimentazioni e collaborazioni, sempre nel rispetto dell’equilibrio naturale».
Abbinamenti con il menu della serata
La degustazione ha messo alla prova la versatilità dei vini Myò con un menu firmato Langosteria Bistro. Il percorso è cominciato con una particolare Pappa al pomodoro e vongole veraci, servita insieme al Friulano Zorzettig Tenaci 2025. A seguire una carrellata di antipasti che spaziano dal Carpaccio di tonno rosso al Tiradito di dentice reale, fino al Polpo alla griglia e ai Calamari cacciaroli, tutti accompagnati dai vini bianchi I Fiori di Leonie e Pinot Bianco della linea MYÒ.
Il piatto forte della serata sono i Paccheri con branzino, arricchiti dai sapori mediterranei di olive, capperi e limone d'Amalfi; per questa portata gli abbinamenti si fanno più intensi con la Malvasia e il rosso Schioppettino, sempre della selezione MYÒ. La cena si è chiusa in dolcezza con la scenografica Frutta gelato e il tortino al cioccolato fondente al 72%, il tutto suggellato dal pregiato vino dolce Picolit 2020.
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