La Grappa resta uno dei distillati più identitari del panorama italiano. Un prodotto che lega materia prima, tecnica e territorio, e che il 5 marzo trova una sua ricorrenza ufficiale con la Giornata internazionale della Grappa, istituita a partire dal 2026 dall’Associazione nazionale assaggiatori grappa. Per l’occasione l’Anag e acquaviti promuove un brindisi virtuale che coinvolgerà distillatori e soci assaggiatori da nord a sud, insieme al Consorzio nazionale grappa. Un gesto simbolico che intende richiamare l’attenzione su una filiera chiamata oggi a confrontarsi con un mercato complesso. «La Grappa rappresenta l’anima più autentica del nostro Paese nel settore degli spirits» afferma Marcello Vecchio, presidente di Anag. «È simbolo di tradizione e maestria, racconta storie di artigianalità dalle Alpi alla Sicilia. Dal 1978 portiamo avanti l’impegno di valorizzare la qualità e la degustazione consapevole, promuovendo la cultura del buon bere».

Il 5 marzo debutta la Giornata Internazionale della Grappa promossa da Anag
Un mercato interno in contrazione
Se il patrimonio culturale resta saldo, il quadro economico mostra segnali di difficoltà. I dati Circana relativi alla grande distribuzione indicano a fine 2025 un calo del 7% a valore, pari a 130,4 milioni di euro, e del 7,3% in volumi, con 9,2 milioni di litri venduti. Nel canale horeca le stime su cash&carry e grossisti parlano di un -9,2% in volumi e -7,8% a valore. «Nei supermercati il prezzo medio resta sostanzialmente invariato», osserva al Sole 24 Ore Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio nazionale grappa, «ma le private label crescono a scapito delle marche e nessuno dei primi quindici brand registra incrementi. Notiamo inoltre uno spostamento verso formati più piccoli, segnale di un cambiamento nelle abitudini di consumo». Il comparto degli alcolici nel suo complesso tiene, ma grappa, brandy e acquaviti soffrono mentre crescono ready-to-drink, aperitivi e monodose. «Il momento di consumo si sta spostando dal fine pasto all’aperitivo», sottolinea Caffo, evidenziando anche l’impatto dell’inasprimento del Codice della strada a inizio 2025 sui comportamenti dei consumatori.
Export tra frenata e nuove strategie
Anche sul fronte estero la dinamica appare meno brillante rispetto al passato. Dopo il +30% registrato nel 2023, nel 2024 e nel 2025 si è assistito a un rallentamento: nei primi undici mesi del 2025 l’export ha perso circa l’11% a valore, passando da 37,6 a 33,4 milioni di euro. «Il 2025 è stato comunque un anno importante per il Consorzio», precisa Caffo, riferendosi al riconoscimento erga omnes ottenuto a novembre, che attribuisce all’organismo la rappresentanza ufficiale dell’intero settore. L’assemblea ha avviato il percorso per la nomina degli ispettori e l’attività di tutela.

L’export rappresenta circa il 20% della produzione totale,
L’export rappresenta circa il 20% della produzione totale, concentrato per due terzi tra Germania, Svizzera e Austria, mentre gli Stati Uniti incidono solo per il 2%. «Dobbiamo farci spazio», osserva Caffo, citando la concorrenza di altre denominazioni come il Pisco peruviano e segnalando il tema dell’italian sounding in Asia e America Latina. Il Consorzio intende intervenire contro l’uso improprio della denominazione “grappa” per prodotti non italiani. Si guarda con attenzione anche a mercati come l’India, mentre l’accesso alla Cina resta complesso per requisiti tecnici. L’internazionalizzazione richiede investimenti consistenti, oggi sostenuti in larga parte da aziende medio-piccole.
Mixology e turismo, leve per il rilancio
Nel canale fuori casa, ma anche nel consumo domestico, una delle strade indicate è quella della mixology. «Abbiamo sperimentato nuovi utilizzi della grappa in miscelazione», afferma Caffo. «È un percorso che richiede tempo e apertura culturale, ma tutti i grandi distillati internazionali si sono rinnovati anche attraverso i cocktail». Accanto alla miscelazione, emerge il ruolo del turismo nelle distillerie, in particolare nelle aree montane. «Il 2025 è stato un anno di stabilità per il Trentino», osserva Marzadro. «Nelle località turistiche non registriamo rallentamenti significativi e il territorio resta un elemento di valore aggiunto».
Secondo il presidente dell’Istituto trentino, le visite in distilleria diventano strumento di cultura e relazione diretta con il consumatore. «Creano legame ed emozione, che oggi rappresentano driver fondamentali per il consumo di un distillato». In un contesto di mercato non semplice, la Giornata Internazionale della Grappa assume così un duplice significato: celebrare una tradizione radicata e, al tempo stesso, richiamare l’attenzione sulla necessità di strategie condivise per sostenere uno dei simboli più riconoscibili del patrimonio enogastronomico italiano.
Il Consorzio nazionale grappa, cabina di regia per la tutela della Ig
Un ruolo centrale nel percorso di rafforzamento della filiera è svolto dal Consorzio nazionale grappa. Istituito ufficialmente il 3 marzo 2022 a Roma, il Consorzio rappresenta l’evoluzione dell’Istituto Nazionale Grappa fondato nel 1996 e nasce da un processo di unificazione che ha coinvolto alcuni storici istituti territoriali - Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino e Veneto - con l’obiettivo di dare alla denominazione una rappresentanza nazionale più compatta. Con sede operativa a Roma presso AssoDistil, il Consorzio riunisce oggi 24 aziende e si avvale di un consiglio di amministrazione composto da 11 membri. La sua attività si muove su un doppio binario: tutela e valorizzazione. Da un lato vigila sulla corretta applicazione del disciplinare e sulla commercializzazione del prodotto, in collaborazione con l’Icqrf, intervenendo anche sul piano legale per difendere la denominazione come previsto dal Regolamento Ue 2019/787. Dall’altro promuove la grappa sui mercati interno ed estero, sostenendo iniziative di ricerca per migliorare qualità organolettica e innovazione tecnologica e rafforzando l’informazione rivolta al consumatore. L’impegno si traduce anche nella presenza a fiere di riferimento per il comparto beverage e mixology, da BCB a Vinitaly fino al Roma Bar Show 2025, con l’obiettivo di consolidare il posizionamento della Grappa Ig in un contesto competitivo sempre più articolato.
Il modello Trentino e il valore dell’Indicazione geografica
Se la giornata ha un significato nazionale, il Trentino offre un caso emblematico di tutela e identità produttiva. L’Istituto Tutela Grappa del Trentino, fondato nel 1960, si avvicina alla ricorrenza sottolineando il ruolo della Grappa del Trentino Ig come esempio di qualità legata a un disciplinare rigoroso. «La Grappa del Trentino IG rappresenta molto più di un prodotto», spiega Alessandro Marzadro, presidente dell’Istituto. «È il risultato di un legame profondo con il territorio, con le vinacce e con competenze tramandate nel tempo. Il regolamento di produzione è pensato per garantire trasparenza, tracciabilità e standard qualitativi elevati».

In Trentino si producono circa 7.500 ettanidri di grappa all’anno
L’Indicazione geografica non è solo certificazione formale ma strumento culturale, capace di raccontare origine e metodo. In un mercato globale, la presenza di un disciplinare chiaro diventa elemento distintivo per evitare omologazioni e difendere autenticità e credibilità. In Trentino si producono circa 7.500 ettanidri di grappa all’anno, pari al 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl, equivalenti a circa 2,5 milioni di bottiglie, distillando 13mila tonnellate di vinacce. Le tipologie principali si dividono tra grappe da uve bianche e aromatiche, che rappresentano il 60% della produzione, e quelle da uve a bacca rossa per il restante 40%.