Riflettori accesi sul Roero, un territorio vitivinicolo di 19 comuni sulla sponda sinistra del Tanaro, oggi in piena fase di riscoperta e promozione, ma per decenni un po’ schiacciato dalla fama storica della destra del fiume che segna le Langhe all’insegna di nomi come Barolo e Barbaresco in primis. Ad attirare l’attenzione di turisti e buongustai sono in particolare due vini: il Roero (per anni il fratello minore delle altre denominazioni del Nebiolo) e l’Arneis, che oggi se la vuole giocare alla pari con l’altro grande bianco piemontese, il Gavi. Due vini che hanno di fatto cambiato pelle negli ultimi anni e che, pur con radici storiche, finalmente stanno conquistando una ribalta grazie a piacevolezza e freschezza per le versioni giovani e struttura e grande maturità per le Riserve capaci di vincere la sfida del tempo, tanto da costituire oggi un’interessante opportunità (anche solo per il rapporto qualità/prezzi) per il mondo dell’Horeca.
Parliamo di uno dei territori vitivinicoli più distintivi del Piemonte, a nord di Alba, tra la pianura di Carmagnola e le colline dell’Astigiano. Un’area che negli ultimi decenni ha intrapreso un percorso di valorizzazione sempre più definito, culminato con il riconoscimento della Docg Roero nel 2010, che ha sancito la maturità di una denominazione costruita su identità territoriale e qualità produttiva.
Negli ultimi trent’anni i produttori del Roero hanno compiuto una scelta precisa: reinterpretare la tradizione con strumenti moderni, puntando sulla valorizzazione dei vitigni storici e su un lavoro sempre più coordinato tra le aziende. Il risultato è un sistema produttivo che oggi lavora in maniera compatta per rafforzare la riconoscibilità dei propri vini e del paesaggio vitato che li genera. Questa strategia passa anche attraverso una crescente attività di promozione nazionale e internazionale. Negli ultimi mesi il Consorzio Tutela Roero ha organizzato una serie di appuntamenti nelle principali città italiane (“Roero in Tour”), che ora si è chiuso non a caso a Milano, la città più importante per il mercato del vino, con un evento nel ristorante Andrea Aprea.
Il Roero: un territorio che ha scelto identità e qualità
Il Roero è uno dei territori vitivinicoli più riconoscibili del Piemonte, situato sulla riva sinistra del Tanaro, a nord di Alba, tra la pianura di Carmagnola e le colline dell’Astigiano. Un’area che negli ultimi decenni ha intrapreso un percorso di valorizzazione sempre più chiaro, culminato il 9 ottobre 2010 con il riconoscimento della Docg Roero, passaggio che ha sancito ufficialmente la maturità di una denominazione costruita su identità territoriale e qualità produttiva.
Roero, uno dei territori vitivinicoli più distintivi del Piemonte
Il risultato è un sistema produttivo che oggi lavora in modo sempre più coordinato per rafforzare la riconoscibilità dei propri vini e del paesaggio vitato che li genera. Parliamo di circa 8 milioni di bottiglie (800mila del rosso Roero e il resto bianco), a cui si ptrebbero aggiungere altri4 milioni imbottigliati come nebbiolo delle Langhe. Si tratta di un territorio con oltre 1.300 ettari vitati e più di 250 produttori. Numeri che raccontano una denominazione dinamica, ancora relativamente piccola ma con una forte identità e un crescente interesse da parte del mercato.
E proprio parlando di mercato si può dir che, pur in un contesto internazionale complesso, il Roero registra segnali restano complessivamente positivi. A tracciare il quadro è Massimo Damonte, presidente del Consorzio di Tutela del Roero, che parla di una situazione di sostanziale stabilità nonostante le incertezze globali. «La situazione è ancora positiva. Non c’è stata crescita, ma c’è stato un mantenimento dei dati ufficiali sulle vendite», spiega Damonte. In un panorama segnato da tensioni geopolitiche e da mercati meno prevedibili, la tenuta dei numeri viene letta come un segnale incoraggiante: «Con il quadro mondiale che abbiamo, è un dato che possiamo definire ottimista».
Andrea Aprea e Massimo Damonte, presidente del Consorzio di Tutela Roero
Il 2025 si era chiuso con una vendemmia di buona produzione e qualità molto alta, mentre l’inizio del nuovo anno richiede ancora prudenza nell’analisi dei dati. A marzo, infatti, è presto per avere un quadro consolidato, ma i segnali che arrivano dal ritiro delle fascette e dall’andamento complessivo della denominazione non indicano criticità strutturali. Qualche movimento si registra invece sul fronte dei prezzi. «C’è un lieve calo sullo sfuso», osserva il presidente. «L’Arneis ha assorbito bene questa dinamica, ma dobbiamo capire come evolverà nei prossimi mesi, che saranno decisivi». Sul piano internazionale (a fronte del 60% di esportazioni, 60% delle quali in Europa) il mercato più incerto resta quello statunitense. «È il più complicato in questo momento, perché non si riesce a capire bene cosa succederà negli Stati Uniti». Nonostante questo, l’interesse del trade americano non sembra venire meno: «Proprio in questi giorni i guru americani stanno organizzando molte degustazioni. L’ottimismo da parte loro non manca». Non dimentichiamo che negli Usa una bottiglia di venduta in Italia a 13-14 euro arriva a costrare tranquillamente 60 dollari, e per una degustazione al bicchiere si pagano 30 dollari.
Anche il mercato interno mostra segnali moderatamente positivi. «Nei primi due mesi dell’anno, rispetto allo scorso, vedo un dato lievemente positivo. È un elemento molto importante», sottolinea Damonte, che guarda al 2026 con fiducia: «Tecnicamente potrebbe essere un’annata migliorativa rispetto all’anno scorso».
Nebbiolo e Arneis: i pilastri enologici del Roero
Ma torniamo alla produzione. Il cuore della denominazione si fonda su due vitigni simbolo: il Nebbiolo, che nel Roero esprime una versione più fragrante e dinamica rispetto ad altre zone piemontesi, e l’Arneis, storico bianco del territorio riscoperto negli anni Settanta e oggi protagonista di una nuova stagione qualitativa.
A rendere unico il Roero è anche la sua geologia. I suoli di origine marina, ricchi di sabbie e sedimenti, sono il risultato dell’antico Golfo Padano, che milioni di anni fa occupava questa parte del Piemonte. L’erosione del Tanaro ha modellato il paesaggio creando le celebri Rocche del Roero, spettacolari pareti sabbiose che dividono il territorio tra suoli di origine marina e terreni più continentali. In questo mosaico pedologico la vite trova condizioni ideali per esprimere vini distintivi e fortemente legati al luogo.
Il lavoro del Consorzio di tutela del Roero si muove oggi su più fronti: consolidare la qualità della produzione, rafforzare la comunicazione internazionale della denominazione e valorizzare il legame tra vino, paesaggio e comunità locale. Un percorso che punta a far emergere sempre più chiaramente l’identità del Roero nel panorama delle grandi denominazioni piemontesi.
Il Roero incontra
Per l’appuntamento milanese, il Consorzio del Roero ho portato cinque campioni che rappresentano chiari esempi delle qualità enologiche del territorio. Partiamo dalle bollicine con un superbo Roero Arneis Spumante 2019 di Lorenzo Negro.
Caprese... dolce e salato - Andrea Aprea Milano
L’antipasto di Andrea Aprea (Caprese… dolce e salato) è stato invece abbinato ad un freschissimo Roero Arneis Docg 2024 di Benotti Rosavica, Pasenic. Al primo (Riso carnaroli con genovese di maiale, scarola, olive nere e provolone del monaco) si è affiancato un grande bianco come il Roero Arneis Docg riserva 2021 di Monchiero Carbone, Renesia Incisa.
Riso Carnaroli "Selezione Dama", genovese di maiale, scarola, olive nere, Provolone del Monaco - Andrea Aprea Milano
Due rossi, uno giovane e brillante, uno capace di sfidare i nobili piemontesi di Langa, si sono uniti ad un’ottima Pecora, verza, senape e formaggio di capra: un Roero Docg Valfaccenda e un grande Roero Docg Superiore 2001 Malvirà, Trinità.
Pecora, verza, senape, formaggio di capra - Andrea Aprea Milano
«Portare i vini del Roero a Milano significa affermare con forza la maturità e l’ambizione della nostra denominazione - sottolinea Damonte -. Il Roero oggi non è più solo una promessa, ma una realtà consolidata che esprime qualità, coerenza e prospettiva. Con le nostre cinque tipologie raccontiamo un territorio capace di evolversi senza tradire la propria identità: dai rossi eleganti e longevi ai bianchi di grande finezza e verticalità, fino alle versioni spumante che interpretano con dinamismo l’Arneis. Chiudere questo tour a Milano, città simbolo di innovazione e visione internazionale, significa ribadire che il Roero vuole essere protagonista nel dialogo tra tradizione e futuro, in Italia e sui mercati esteri».
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