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Barolo Renaissance 2022: Fontanafredda dedica l’annata alla Tenacia

Fontanafredda dedica il Barolo 2022 di Serralunga d’Alba alla Tenacia, quinta edizione del progetto Renaissance. Tra monografia del vigneto, recupero e valorizzazione delle vigne storiche e interventi artistici nei filari, il vino diventa veicolo di cultura e biodiversità, raccontando un territorio e una tradizione che uniscono passione, storia e sostenibilità

Piera Genta
di Piera Genta
05 marzo 2026 | 15:33
Barolo Renaissance 2022: Fontanafredda dedica l’annata alla Tenacia

C’è una parola che accompagna l’annata 2022 del Barolo del omune di Serralunga d’Alba di Fontanafredda: Tenacia. È il tema della quinta edizione di Renaissance, il progetto culturale con cui la storica cantina delle Langhe racconta il suo vino simbolo  intrecciando tre linguaggi: vino, letteratura e illustrazione. Il progetto nasce nel 2018, quando Fontanafredda decide di trasformare il suo Barolo di Serralunga in un percorso narrativo di dieci anni: ogni vendemmia è associata a un sentimento capace, nella storia, di generare rinascite collettive. Il ciclo si è aperto con Speranza (2018), proseguito con Fiducia (2019), Coraggio (2020) e Ottimismo (2021), fino ad arrivare oggi alla Tenacia dell’annata 2022. «Dopo aver sperato, creduto nelle proprie capacità, messo coraggio e ottimismo, arriva il momento in cui non bisogna mollare mai», scrive Oscar Farinetti. Una parola che diventa metafora del lavoro in vigna, della capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici e della volontà di custodire il paesaggio delle Langhe. Il progetto si inserisce nella visione del Rinascimento Verde, il percorso con cui la cantina piemontese interpreta oggi il rapporto tra viticoltura, sostenibilità e cultura.

Renaissance 2022: il Barolo dedicato alla Tenacia

La nuova edizione di Barolo Renaissance racconta la vendemmia 2022, un’annata complessa a Serralunga d’Alba, segnata da lunghi periodi di sole e da una limitata disponibilità idrica. Condizioni che hanno messo alla prova le vigne di Nebbiolo, evidenziandone però anche la capacità di adattarsi agli stress climatici. Il vino matura per circa trenta mesi in botti di rovere, seguiti da un passaggio in cemento, e si presenta con un profilo intenso ma equilibrato.

Barolo Renaissance 2022: Fontanafredda dedica l’annata alla Tenacia

La monografia per l'annata 2022 è firmata dallo scrittore Emanuele Trevi

Nel bicchiere il colore è rosso granato profondo; al naso emergono note di agrumi, ciliegia scura e leggere sfumature mentolate. In bocca è succoso e avvolgente, con tannini setosi e un finale fresco e sapido. La prospettiva evolutiva resta ampia, con una capacità di affinamento stimata tra i 25 e i 30 anni. La bottiglia è chiusa con il tappo SÜBR di Vinventions, un micro-naturale privo di poliuretano pensato per garantire un ingresso di ossigeno controllato durante l’affinamento. Come nelle precedenti edizioni del progetto, al vino è affiancato un volume d’autore. Per il 2022 la monografia è firmata dallo scrittore Emanuele Trevi dal titolo "A Better Tomorrow. Storia di un fermacarte".

Nel racconto la tenacia prende forma in un piccolo oggetto: una medaglia di bronzo assegnata dal sindacato americano allo zio Giacomo Brodolini, ministro del Lavoro e della previdenza sociale tra il 1968 e il 1969 e tra i protagonisti dello Statuto dei Lavoratori. Colpito da una grave malattia, Brodolini rimase in carica pochi mesi, ma portò avanti con determinazione il lavoro che avrebbe segnato una fase nuova nella società italiana, una pietra miliare delle politiche del lavoro in un periodo attraversato dal boom economico ma anche da profonde tensioni sociali e politiche. «Non è la durata di un’esistenza a determinarne il valore, ma la tenacia con cui si persegue ciò in cui si crede». Nel racconto di Trevi quella medaglia diventa un fermacarte. Da questa immagine nasce anche l’interpretazione visiva di Elisa Macellari, illustratrice e fumettista, che traduce il tema della Tenacia nell’etichetta del vino. «Non vi è nulla di più potente delle rocce per fermare le carte». Nella sua lettura visiva, restare in piedi anche quando l’equilibrio è precario diventa un gesto universale: l’uomo avanza su un appoggio minimo e trasforma l’instabilità in direzione.

Il ritorno alle vigne singole

Negli ultimi anni Fontanafredda ha avviato un lavoro di rilettura del proprio patrimonio viticolo partendo dalle vigne singole. Il progetto, chiamato Back to the Single Vineyards, nasce nel 2013 con una serie di microvinificazioni dedicate ai diversi appezzamenti della tenuta: un modo per studiare nel tempo il comportamento dei cru, comprenderne le differenze e restituire nel bicchiere le sfumature del Nebbiolo di Serralunga d’Alba. I primi risultati sono arrivati nel 2019 con il ritorno alla vinificazione separata di due vigne storiche - La Villa nella Mga Paiagallo e La Delizia nella Mga Lazzarito - che si sono affiancate alla storica Vigna La Rosa, la parcella simbolo della tenuta, vinificata singolarmente fin dal 1964. Tre interpretazioni diverse di Barolo che raccontano, ciascuna a modo proprio, l’identità delle Langhe.

Barolo Renaissance 2022: Fontanafredda dedica l’annata alla Tenacia

Vista dall'alto sulle vigne di Fontanafredda

Con l’annata 2022 il progetto compie un ulteriore passo avanti con il debutto di tre nuove etichette: Vigna Bianca e Vigna San Pietro, entrambe all’interno della MGA Fontanafredda, e Proprietà in Gallaretto. Tre parcelle che ampliano la mappa dei cru aziendali e offrono nuove letture del Nebbiolo, tra eleganza, struttura e profondità. Vigna Bianca torna in bottiglia dopo quasi quarant’anni - l’ultima produzione risaliva al 1985 - mentre Vigna San Pietro, impiantata nel 1996, esprime oggi una delle interpretazioni più verticali del Barolo di Serralunga. Proprietà in Gallaretto, invece, nasce da un piccolo vigneto su marne di Sant’Agata Fossili e restituisce un Barolo più disteso e armonico, giocato su freschezza e finezza. Accanto a queste novità restano i cru che hanno segnato la storia recente della cantina: Vigna La Rosa, elegante e profonda; Vigna La Villa, nel Paiagallo, tesa e strutturata; Vigna La Delizia, nel Lazzarito, tra le espressioni più intense e verticali del Nebbiolo di Serralunga. Insieme compongono una geografia del Barolo che attraversa vigne, suoli e storie diverse, tutte racchiuse nello stesso paesaggio.

Arte tra i filari per difendere la biodiversità

Il dialogo tra vino, paesaggio e cultura passa anche dall’arte. Nella tenuta di Fontanafredda questo rapporto prende forma con “Lost to be found”, il progetto che porta tra i filari le sculture monumentali dell’artista Giuseppe Carta. Le opere, disseminate tra le vigne, rappresentano frutti simbolo della biodiversità agricola delle Langhe - dal grappolo di Nebbiolo alla pera Madernassa, dalla mela alla nocciola, fino a ciliegia, pesca e melograno - trasformati in monumenti contemporanei. Il percorso prende avvio nel 2018 con l’opera numero zero: un gigantesco grappolo di Nebbiolo che celebra il vitigno identitario della zona. Da lì nasce una costellazione di sculture che dialogano con i diversi vigneti della tenuta, ciascuna collocata in un luogo preciso del paesaggio viticolo: la nocciola in Vigna San Pietro, la pesca in Vigna La Villa, la fragola in Vigna La Rosa, il tartufo in Vigna La Delizia, mentre altre opere segnano punti simbolici della proprietà, come il peperoncino sulla collina di Cascina Galarej.

Il progetto è anche una riflessione sulla biodiversità in un territorio fortemente segnato dalla monocoltura della vite. Non a caso si inserisce nel percorso di sostenibilità intrapreso da Fontanafredda negli ultimi anni: dalla conversione al biologico avviata nel 2015 alla prima vendemmia certificata del 2018, fino alla pubblicazione del bilancio di sostenibilità e alla nascita del Villaggio Narrante, modello che integra viticoltura, ospitalità e cultura. A questo disegno si lega anche Bosco Vigna, avviato nel 2024 con la piantumazione di oltre 170 alberi da frutto tra i filari accanto al Bosco dei Pensieri, una delle ultime aree forestali della Bassa Langa. Un modo per riportare diversità vegetale nel paesaggio vitato e ricordare che la ricchezza di queste colline nasce proprio dall’equilibrio tra agricoltura, natura e intervento umano.

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