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nuovi mercati

L’Asti Docg guarda a Oriente: cala il mercato Usa, ma è boom in Cina

di Redazione Italia a Tavola
09 marzo 2026 | 19:18

Il 2025 si chiude per l’Asti Docg con vendite globali in calo del 9%, segnate dalle difficoltà nei mercati chiave, Stati Uniti e Russia, mentre il Moscato d’Asti limita le perdite grazie alla forte crescita in Asia, soprattutto in Cina (+55%). L’Asti Spumante soffre invece in Europa e Usa, ma registra segnali positivi in alcuni Paesi dell’Est e in Asia. Anche l’Italia interna segna una leggera flessione. Per il 2026 il Consorzio punta su Vinitaly, promozione internazionale e diversificazione dei mercati, investendo circa un milione di euro per rafforzare la presenza soprattutto negli Stati Uniti e consolidare i mercati emergenti.

L’Asti Docg guarda a Oriente: cala il mercato Usa, ma è boom in Cina

Dal calo negli Usa alla crescita asiatica: il nuovo equilibrio dell’Asti Docg

Asti Docg, il 2025 si chiude in calo tra tensioni internazionali e nuovi mercati

Il 2025 si è rivelato un anno complesso per l’Asti Docg, segnato da tensioni geopolitiche e da un rallentamento dei consumi che ha coinvolto buona parte del comparto delle bollicine. Secondo i dati Nielsen IQ elaborati dal Consorzio Asti Docg, le vendite globali nei canali Gdo e retail si fermano a quasi 75 milioni di bottiglie, registrando una flessione complessiva del 9% rispetto all’anno precedente. Una contrazione che riflette dinamiche internazionali difficili. Da un lato i dazi statunitensi, che incidono sul principale mercato del Moscato d’Asti; dall’altro il conflitto in Ucraina, che continua a influenzare gli scambi commerciali con la Russia, tradizionalmente una delle principali destinazioni dell’Asti Spumante.

L’Asti Docg guarda a Oriente: cala il mercato Usa, ma è boom in Cina

Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg

«Che la fase sia difficile, non solo per la nostra denominazione, non è una novità - osserva Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg - ma nel nostro caso alle difficoltà generali si sommano le tensioni in due mercati che da soli rappresentano oltre il 40% delle vendite complessive». Nonostante il quadro complesso, il presidente sottolinea anche alcuni segnali incoraggianti. «In un anno di tensioni non sono mancate le note positive. La crescita della domanda asiatica, Cina in primis, sta assumendo dimensioni importanti e dimostra quanto sia necessario ampliare il nostro raggio commerciale».

Dal calo negli Usa alla crescita asiatica

Entrando nel dettaglio delle tipologie, il bilancio del 2025 evidenzia dinamiche differenti tra Moscato d’Asti e Asti Spumante. Il Moscato d’Asti chiude l’anno con 25 milioni di bottiglie vendute, registrando una flessione contenuta del -1,8%. Il risultato sarebbe stato persino positivo senza il rallentamento negli Stati Uniti. Il mercato americano, che rappresenta il 58% delle vendite complessive della tipologia, segna infatti una contrazione del 7,6%. «Al netto del calo negli Stati Uniti - spiega il direttore del Consorzio Giacomo Pondini - il Moscato d’Asti avrebbe chiuso con un segno positivo». A sostenere la tipologia contribuisce infatti la tenuta dei mercati europei, che registrano una flessione marginale dello 0,6%, ma soprattutto l’andamento dell’Asia. Proprio nei Paesi asiatici si registra la crescita più significativa, con un aumento complessivo delle vendite dell’11,3%. In particolare la Cina segna un +55%, diventando il terzo mercato di riferimento per il Moscato d’Asti. Un risultato che contribuisce a portare la quota dell’Asia al 18% delle bottiglie esportate.

L’Asti Docg guarda a Oriente: cala il mercato Usa, ma è boom in Cina

Giacomo Pondini, direttore del Consorzio Asti Docg

Lo scenario appare più complesso per l’Asti Spumante, che nel 2025 registra un calo più marcato. Le vendite scendono a 49,3 milioni di bottiglie, con una contrazione del 12,4% rispetto al 2024. A pesare sono soprattutto alcuni mercati tradizionali. In Europa il calo raggiunge il 14%, pari a oltre 4 milioni di bottiglie in meno, mentre negli Stati Uniti la flessione è ancora più netta, con un -50% che si traduce in circa 2,6 milioni di bottiglie perse. La Russia, pur rimanendo il primo mercato della tipologia, contiene la discesa a -3%, con 14,1 milioni di bottiglie vendute. Tra i Paesi europei più penalizzati figurano Gran Bretagna (-13%), Germania (-49%) e Polonia (-26%). Al contrario, alcune destinazioni dell’Europa orientale mostrano segnali positivi: Ungheria e Lituania registrano infatti un aumento delle vendite. Anche per l’Asti Spumante l’Asia si conferma un’area dinamica. Le vendite crescono del 20%, raggiungendo 3,3 milioni di bottiglie, grazie soprattutto alla domanda proveniente da Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e Cina.

Crescono le vendite in America Latina, ma il mercato italiano resta marginale

Tra i mercati extraeuropei si distingue inoltre il buon andamento dell’America Latina. In particolare il Messico supera il milione di bottiglie commercializzate, mentre il Perù raggiunge circa 750 mila bottiglie, con una crescita di oltre un terzo rispetto all’anno precedente. Si tratta di numeri ancora contenuti rispetto ai mercati principali, ma che confermano una progressiva diversificazione geografica della domanda di bollicine astigiane.

Montasio Cattel

Il mercato domestico continua a rappresentare una quota limitata della produzione complessiva della denominazione, pari a circa il 10% del totale. Anche in Italia il 2025 si chiude con un segno negativo: l’Asti Spumante registra un -5,7%, con 4,25 milioni di bottiglie vendute, mentre il Moscato d’Asti segna un -6,9%, fermandosi a 2,5 milioni di bottiglie.

Le strategie del Consorzio per il 2026: Usa e mercati emergenti

Guardando al futuro, il Consorzio Asti Docg punta a rafforzare le attività promozionali nei mercati esteri e a consolidare la presenza nei Paesi emergenti. Dopo la partecipazione al Salone del Vino di Torino, la denominazione sarà presente alla 58ª edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile 2026, appuntamento considerato strategico per incontrare operatori e buyer internazionali. Sul fronte delle attività promozionali, il Consorzio prevede di investire circa un milione di euro nel corso dell’anno, concentrando gran parte delle iniziative negli Stati Uniti, attraverso eventi, degustazioni e campagne di comunicazione distribuite nei diversi mesi. L’obiettivo è consolidare i mercati storici, ma allo stesso tempo rafforzare la presenza in quelle aree del mondo dove il consumo di vini italiani continua a crescere, a partire dall’Asia.

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