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nel bolognese

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

Carlo Vischi
di Carlo Vischi
food&beverage advisor
11 aprile 2026 | 09:30

A pochi chilometri da Bologna, tra le prime propaggini collinari di Castel San Pietro Terme, il Birrificio Claterna ha costruito negli anni una propria identità legata in modo diretto alla terra. Il nome richiama l’antica città romana riemersa nell’area circostante, ma il progetto contemporaneo nasce dall’incontro tra esperienza brassicola e produzione agricola. La società agricola Mirri Piana ha avviato il percorso nel 2014 come beer firm, dopo le esperienze formative di Pierpaolo Mirri tra Finlandia e Birra Pedavena. Tre anni più tardi, nel 2017, è arrivato il passaggio all’impianto produttivo autonomo, segnando la trasformazione in birrificio agricolo a tutti gli effetti. Oggi accanto a Mirri ci sono anche Alice Bucci e Simone Lauteri.

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

La produzione attuale di Claterna si attesta su circa 1300 ettolitri annui

La filiera corta come scelta produttiva

Attorno alla struttura produttiva si estendono circa quindici ettari di terreno coltivati a orzo e altre materie prime, cui si aggiungono frutta e botaniche impiegate in alcune ricette. Una parte significativa della produzione nasce così da una filiera interna, che lega la stagionalità agricola alle lavorazioni brassicole. La produzione attuale si attesta su circa 1300 ettolitri annui, distribuiti tra referenze in bottiglia, lattina e fusto. Il lavoro quotidiano si sviluppa tra sala cottura e campagna, in una continuità che resta uno dei tratti distintivi dell’azienda.

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

Claterna: Pierpaolo Mirri tra Alice Bucci e Simone Lauteri

La distribuzione si articola tra vendita diretta, canale online e una rete di distributori selezionati che garantiscono la presenza del marchio sul territorio nazionale. La dimensione locale resta però centrale, soprattutto nel rapporto con il pubblico che visita il birrificio. Accanto alle produzioni principali, trovano spazio anche impieghi di materie prime territoriali come i kiwi gialli di Brisighella o la farina di marroni di Castel del Rio, elementi che consolidano ulteriormente il legame con l’area emiliano-romagnola.

Dalla taproom al rapporto diretto con il pubblico

Accanto allo shop aziendale, attivo dal lunedì al venerdì, nell’autunno del 2025 è stata inaugurata la taproom con vista diretta sull’impianto. Lo spazio, aperto dal mercoledì al venerdì, propone una rotazione di cinque spine e l’intera gamma in lattina e bottiglia. L’offerta è completata da proposte gastronomiche essenziali, pensate per accompagnare la degustazione senza sovrastarla, in un dialogo diretto tra prodotto e consumatore che diventa parte dell’esperienza complessiva.

Il progetto SLOW e l’affinamento in legno

Nel 2026, in occasione di Beer & Food Attraction di Rimini, il birrificio ha presentato il progetto SLOW, una linea che rappresenta un’evoluzione rispetto alla produzione ordinaria. Il filo conduttore è l’affinamento in legno e una maggiore complessità di processo.

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

Claterna: le birre affinate in legno

Le quattro birre del progetto si muovono su registri diversi: dalla componente fruttata delle prugne selvatiche di Rusticana, alla matrice vinosa dell’IGA Due Torri, fino alla struttura alcolica del Barley Wine Aliisa e alla profondità della Imperial Stout Prima Notte. Tutte saranno destinate alla nuova bottaia ricavata in un edificio ristrutturato, pensato come spazio di visita e degustazione immerso nel contesto collinare.

Le birre di riferimento della produzione

Accanto alle sperimentazioni, il birrificio mantiene una gamma stabile che rappresenta il nucleo della produzione. La Keller Pils è tra le etichette più riconosciute, costruita su un profilo che unisce equilibrio maltato e luppolatura classica con Saaz. La Märzen Affumicata lavora invece su registri più intensi, con malti affumicati su legno di faggio che richiamano una tradizione brassicola centroeuropea riletta in chiave contemporanea.

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

Claterna: alcune birre

La dimensione agricola emerge con forza nella Rusticana, dove le prugne selvatiche raccolte nei terreni aziendali diventano elemento centrale di una fermentazione che integra anche pratiche spontanee e affinamenti in rovere. Sul versante più strutturato si colloca il Barley Wine Aliisa, caratterizzato da un lungo passaggio in legno che ne definisce il profilo aromatico tra note di frutta matura, miele e vaniglia.

Claterna, la birra agricola che parte dai campi e affina in legno

Claterna: Leipähiiva

Tra le produzioni che meglio restituiscono la dimensione narrativa del birrificio c’è la Leipähiiva, ispirata al Sahti finlandese. Pierpaolo Mirri la descrive come un ritorno a un’esperienza formativa: «È una birra che non vuole essere immediata, richiede tempo e attenzione, come certi luoghi da cui nasce». La ricetta prevede una lavorazione senza bollitura, l’utilizzo di pietre roventi e l’impiego di bacche di ginepro, mentre il lievito da panificazione rimane elemento centrale del profilo aromatico. Il risultato è una birra dal carattere rustico, non addomesticato, che si muove tra memoria e sperimentazione.

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