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Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

La prima giornata di Vinitaly 2026 a Verona ha riunito istituzioni, imprese e associazioni del vino attorno ai temi di export, mercati internazionali e competitività del settore. Dal ruolo strategico di Veronafiere come piattaforma globale alle nuove rotte verso Asia, Americhe e Africa, fino al riconoscimento delle eccellenze vitivinicole, emerge un sistema in evoluzione che rafforza il posizionamento del vino italiano nel mondo

di Redazione Italia a Tavola
13 aprile 2026 | 11:14
Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

La giornata inaugurale della 58ª edizione di Vinitaly a Veronafiere ha offerto una fotografia articolata del settore vitivinicolo italiano, tra prospettive di export, nuove rotte internazionali (con grande attenzione all'Asia) e valorizzazione delle eccellenze territoriali. A Verona, istituzioni, imprese e operatori si sono confrontati su strategie e scenari, mentre riconoscimenti ed eventi collaterali hanno sottolineato il ruolo centrale del vino nel sistema economico e culturale del Paese. Da uno di questi, la cena di gala del Comitato Grandi Cru d'Italia (l'associazione che riunisce circa 90 aziende vinicole selezionate con rigidi criteri qualitativi, tra cui la capacità di produrre vini pluripremiati per almeno vent’anni e l’espressione autentica dei territori italiani più vocati) la presidentessa Chiara Lungarotti ha espresso una posizione molto netta: «nonostante la crisi del settore, il bicchiere resta sempre mezzo pieno».

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

Chiara Lungarotti, presidentessa del Comitato Grandi Cru d'Italia

Durante la serata si è dibattuto molto soprattutto sui mercati asiatici, individuati come quelli dove il vino italiano ha ancora i maggiori margini di crescita. E, non a caso, il menu della serata ha visto servire tre piatti di ispirazione cinese-giapponese, proprio a ribadire l'importanza che l'Italia assegna a questi mercati assieme a quello indiano

Vinitaly 2026: piattaforma strategica per l’export del vino italiano

«Vinitaly rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano, un presidio organizzato che, a partire da Verona, opera con continuità per rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati globali. In uno scenario tra i più complessi sotto il profilo geopolitico ed economico, caratterizzato da instabilità, ridefinizione delle rotte commerciali e crescente competizione internazionale, Veronafiere avverte con chiarezza la responsabilità di evolvere ulteriormente il proprio ruolo: non solo luogo di incontro del business, ma leva concreta per consolidare il posizionamento del settore e ampliarne le opportunità di sviluppo all’estero».

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

Il presidente di Veronafiere Federico Bricolo davanti all'ingresso di Vinitaly 2026

Con queste parole, il presidente di Veronafiere Federico Bricolo ha inaugurato Vinitaly 2026, evidenziando il ruolo della manifestazione come hub strategico per il vino italiano e per il consolidamento della sua presenza sui mercati globali. Il piano di sviluppo prevede oltre trenta iniziative internazionali, con focus su Stati Uniti, Asia, America Latina ed Europa, e nuove tappe in Africa, Canada e Australia, oltre al rafforzamento della presenza in Brasile. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, i mercati con maggiore potenziale di crescita includono Giappone, Corea del Sud, Cina, India e Vietnam, accanto a Stati Uniti e Regno Unito. L’obiettivo è ampliare il bacino commerciale di un comparto ancora concentrato su pochi mercati chiave, migliorando il posizionamento internazionale e la competitività.

Mercati globali e competitività: il ruolo del sistema vino Italia

Presente anche il vice presidente del Consiglio Antonio Tajani, secondo cui «Il vino italiano è molto più di un’eccellenza: è uno dei pilastri della nostra proiezione economica nel mondo. Siamo il primo produttore globale e tra i leader del mercato internazionale, con oltre il 23% dell’export mondiale. Nel 2025 l’export ha raggiunto i 7,8 miliardi di euro, confermando il nostro forte posizionamento in un contesto globale in continua evoluzione. Con la diplomazia della crescita abbiamo dedicato al settore vino e spiriti oltre 50 iniziative, che hanno coinvolto quasi 1.000 operatori. Il nostro obiettivo per il 2026 è chiaro: rafforzare la competitività del vino italiano, sostenere le imprese e consolidare una presenza sempre più forte e stabile sui mercati globali».

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

L'intervento di ieri a Vinitaly del vice presidente del consiglio Antonio Tajani

In generale, secondo Coldiretti, il vino italiano vanta un valore complessivo di 14 miliardi di euro e il settore conta 241.000 imprese vitivinicole attive su 681.000 ettari, con una forte vocazione alla qualità: il 78% della superficie è destinato alle Indicazioni Geografiche.  Sul piano internazionale, gli Stati Uniti - che assorbono circa il 23% dell’export vinicolo italiano - hanno penalizzato le aziende del settore con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli, secondo l’organizzazione agricola. Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 è iniziato con una flessione del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, seguita da segnali di parziale ripresa a marzo. Per Coldiretti, eliminare gli ostacoli rappresentati da burocrazia, dazi ed etichette allarmistiche consentirebbe di recuperare fino a 1,6 miliardi di euro per le imprese vitivinicole italiane. Risorse che potrebbero essere reinvestite in qualità, innovazione, enoturismo e promozione sui mercati internazionali.

Territori, enoturismo e valore culturale del vino italiano

Il ruolo dei territori emerge come elemento centrale nello sviluppo del comparto vitivinicolo, tra produzione, export ed enoturismo. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha sottolineato come Vinitaly rappresenti una piattaforma strategica per consolidare relazioni internazionali e valorizzare le eccellenze, evidenziando al tempo stesso la solidità del sistema regionale, con una crescita della produzione nonostante un lieve calo dell’export.

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

La prima giornata di Vinitaly è trascorsa tra momenti istituzionali e assaggi alla scoperta delle diverse eccellenze italiane

In parallelo, Flavio Massimo Pasini, presidente della Provincia Verona, ha richiamato il valore dell’enoturismo, definendolo una vera infrastruttura di sistema capace di generare progettualità, destagionalizzare i flussi e rafforzare l’identità dei territori. Su un piano più ampio, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ribadito il legame profondo tra vino, arte e cultura, evidenziando come le opere esposte a Vinitaly richiamino il valore ancestrale del vino nella civiltà mediterranea. In questa prospettiva si inserisce anche la visione del neo Ministro del turismo Gianmarco Mazzi, che individua nell’enoturismo un asset strategico per l’economia italiana, sottolineando la necessità di portare visitatori nelle cantine e distribuire meglio i flussi turistici, valorizzando territori e comunità.

Relazioni internazionali, geopolitica e posizionamento del vino italiano

Sul fronte internazionale, il tema delle relazioni e delle dinamiche geopolitiche si intreccia con quello del vino italiano come strumento di dialogo. Lorenzo Fontana ha richiamato con forza il valore della diplomazia economica, sottolineando come Vinitaly sia prima di tutto un luogo di incontro in cui le relazioni contribuiscono a costruire percorsi di pace e collaborazione.

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

Il taglio del nastro ufficiale di Vinitaly

Nel corso del talk “Le geografie del vino, antiche vie e nuove rotte”, inserito nella cerimonia inaugurale sono intervenuti anche Giacomo Ponti, presidente Federvini e Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini che ha evidenziato le complessità dello scenario globale, invitando però a leggere il contesto nella sua interezza e a non perdere consapevolezza della forza del vino italiano sui mercati internazionali. Una visione che suggerisce la necessità di affrontare le criticità con maggiore capacità di analisi e presenza sui mercati, mantenendo saldo il posizionamento competitivo del settore.

Sangiovese resistente: dalla Toscana la prima vite creata con le Tea

Dalla Toscana arriva una risposta concreta alle sfide poste dai cambiamenti climatici e dalle fitopatie che minacciano il futuro del vino: è stata sviluppata la prima pianta di Sangiovese ottenuta attraverso le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), uno strumento innovativo pensato per rendere le coltivazioni più resistenti alla siccità e alle malattie, garantendo continuità alle imprese vitivinicole. Il progetto, sviluppato nell’arco di tre anni, nasce dalla collaborazione tra Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana, insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza del comparto. Al centro della ricerca c’è il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, che copre oltre il 60% della superficie vitata e da cui deriva circa il 70% della produzione vinicola toscana.

Le TEA rappresentano una leva strategica per il settore secondo Coldiretti: permettono di intervenire in modo preciso sul dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando processi naturali di adattamento. Non si tratta quindi di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, capaci di sviluppare maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali malattie, come l’oidio, con il vantaggio di ridurre anche l’uso di agrofarmaci. La prima pianta è attualmente in fase di crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, mentre le prime sperimentazioni in campo sono previste a partire dalla primavera del 2027. L’obiettivo è fornire in tempi rapidi alle aziende strumenti concreti per continuare a produrre qualità, tutelando al contempo il territorio, il reddito agricolo e la competitività. 

Premio Angelo Betti: riconoscimento alle eccellenze della vitivinicoltura

Nel corso della giornata inaugurale sono stati proclamati i 21 nuovi «Benemeriti della vitivinicoltura” del Premio Angelo Betti - Benemeriti della vitivinicoltura, riconoscimento storico assegnato a personalità e aziende che hanno contribuito allo sviluppo qualitativo del settore. «Il contributo dei territori è fondamentale per intercettare tutte le esperienze rappresentative del percorso di crescita del vino italiano» ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, presente alla cerimonia insieme all’amministratrice delegata Barbara Ferro e al direttore generale vicario Gianni Bruni.

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

Una delle premiazioni del Premio Angelo Betti

Tra i premiati figurano produttori e realtà provenienti da tutte le regioni italiane, a testimonianza della ricchezza e della diversità del panorama vitivinicolo nazionale

  • Paolo Simoni (Abruzzo)
  • Stefano Del Lungo (Basilicata)
  • Vincenzo Letizia (Campania)
  • Tenuta del Travale (Calabria)
  • Pierluigi Zama (Emilia-Romagna)
  • Cristian e Michele Specogna (Friuli Venezia Giulia)
  • Stefano Matturro (Lazio)
  • Azienda Agricola Laura Aschero (Liguria)
  • Giovanna Prandini (Lombardia)
  • Azienda Agricola Alberto Quacquarini (Marche)
  • Nicola Japalucci (Molise)
  • Giovanni Negro (Piemonte)
  • Franz Graf Von Pfeil (Provincia Autonoma di Bolzano)
  • Walter Webber (Provincia Autonoma Di Trento)
  • Marilina Nappi (Puglia)
  • Giuseppe Gabbas (Sardegna)
  • Franco Motisi (Sicilia)
  • Ivangiorgio Tarzariol (Toscana)
  • Nicola Chiucchiurlotto (Umbria)
  • Nicolas Bovard (Valle D'Aosta)
  • Sandro Gini (Veneto)

Lombardia, a Beduschi il titolo di Sommelier Onorario Fisar

In occasione di Vinitaly 2026, Fisar - Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori - ha conferito il titolo di Sommellerie Onoraria ad Alessandro Beduschi, assessore della Regione Lombardia all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste. La cerimonia si è svolta domenica 12 aprile presso il Padiglione Lombardia, alla presenza di istituzioni, operatori del settore e stampa specializzata. Il riconoscimento premia, secondo le motivazioni date dalla stessa Fisar, l’impegno nella valorizzazione del sistema agricolo lombardo e, in particolare, della filiera vitivinicola, attraverso politiche di sostegno alle imprese, promozione dei territori e sviluppo delle denominazioni di qualità.

Il vino d’eccellenza italiano fa rotta verso Cina, Giappone e India per Grandi Cru d’Italia

L'assessore lombardo all'Agricoltura Alessandro Beduchi (a sinistra) con il presidente Fisar Roberto Donadini

«Con questo conferimento - ha dichiarato il presidente Fisar Roberto Donadini - riconosciamo non solo una figura istituzionale, ma una visione concreta di sviluppo del comparto. La Lombardia rappresenta un modello di qualità, identità e innovazione, grazie anche a politiche che valorizzano il lavoro dei produttori». «Accolgo questo riconoscimento con gratitudine, ma anche come stimolo a fare di più - ha commentato Beduschi -. Il vino non è solo un prodotto, ma racconto e territorio. Va tutelato e promosso con competenza, soprattutto in un contesto in cui il consumo rischia di perdere qualità e consapevolezza. Continueremo a sostenere chi investe in identità e formazione lungo tutta la filiera».

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