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Nodo liquidità: il 51% delle aziende vitivinicole verticali è sotto pressione

La ricerca Fivi-Sda Bocconi analizza la sostenibilità economico-finanziaria delle aziende vitivinicole verticali italiane. Emergono criticità legate al capitale circolante e alla liquidità, con il 51% delle imprese sotto pressione. Il modello resta solido ma prudente, orientato al controllo e alla continuità, con aperture selettive al capitale e difficoltà di accesso agli strumenti di sostegno

di Redazione Italia a Tavola
14 aprile 2026 | 12:43
Nodo liquidità: il 51% delle aziende vitivinicole verticali è sotto pressione

In un contesto segnato da cambiamenti climatici, instabilità dei mercati e trasformazioni nei consumi, il modello delle aziende vitivinicole verticali torna al centro dell’analisi economico-finanziaria. A fotografarne lo stato è la nuova ricerca promossa da Fivi in collaborazione con l’Invernizzi Agri Lab di SDA Bocconi School of Management, con il supporto della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Crédit Agricole Italia. Presentata a Vinitaly, l’indagine coinvolge circa 400 aziende associate e si inserisce nel solco di un lavoro avviato nel 2024. Se la prima ricerca aveva restituito l’immagine di un sistema «resistente e fragile al contempo», come lo aveva definito la presidente Rita Babini, il nuovo studio approfondisce le dinamiche di crescita e la gestione finanziaria di queste imprese.

Il nodo del capitale circolante

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il peso del capitale circolante, che emerge come fattore critico nella gestione aziendale. I tempi lunghi della produzione vinicola, uniti al disallineamento tra incassi e pagamenti, incidono direttamente sulla liquidità. «Il capitale circolante rappresenta un impiego importante per le aziende vitivinicole verticali», spiega Luca Ghezzi, docente di Management and Control Systems alla SDA Bocconi e coordinatore della ricerca. «I lunghi cicli produttivi e il disallineamento dei flussi finanziari possono generare pressioni che devono essere gestite con attenzione».

Nodo liquidità: il 51% delle aziende vitivinicole verticali è sotto pressione

Un momento del dibattito al Vinitaly

Il dato più significativo riguarda proprio la liquidità: oltre la metà delle aziende (51%) dichiara di subire pressioni frequenti, una condizione legata alla natura stessa del settore. Il ritorno degli investimenti, soprattutto in vigneto, richiede anni, mentre i vini di qualità restano in cantina a lungo prima di essere immessi sul mercato.

Crescita sì, ma senza perdere il controllo

Sul fronte delle strategie di sviluppo, la ricerca evidenzia un approccio prudente. Le operazioni di crescita per vie esterne non rispondono principalmente a esigenze finanziarie, ma piuttosto alla necessità di acquisire competenze, accedere a nuovi mercati e rafforzare il posizionamento. Ne emerge un modello che privilegia continuità aziendale e controllo diretto, limitando l’uso di strumenti finanziari più complessi. Anche l’eventuale apertura del capitale viene valutata con cautela: le aziende mostrano interesse, ma a condizione di mantenere una governance stabile e coerente con la propria identità.

Accesso al credito e strumenti di sostegno

Un altro aspetto riguarda il rapporto con il credito. Le aziende dei vignaioli indipendenti tendono a farvi ricorso in modo contenuto, privilegiando investimenti diretti in terreni e impianti. Tuttavia, proprio questa impostazione può accentuare le difficoltà nelle fasi di tensione finanziaria, soprattutto per le realtà di dimensioni più ridotte. «Le nostre aziende sono profondamente ancorate alla terra e alla produzione, lontane da logiche speculative», sottolinea Rita Babini. «Ma emergono criticità, soprattutto sul fronte della liquidità e dell’accesso agli strumenti di sostegno». In questo quadro, assume rilievo il tema delle politiche pubbliche. La possibilità per le Regioni di abbassare le soglie minime di accesso ai progetti di promozione viene vista come un primo passo verso una maggiore inclusività, in grado di coinvolgere anche i piccoli produttori.

Nodo liquidità: il 51% delle aziende vitivinicole verticali è sotto pressione

I vignaioli indipendenti al Vinitaly (foto Michele Purin)

Un modello da sostenere

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un sistema che conserva radicamento territoriale, competenze consolidate e qualità produttiva, ma che deve confrontarsi con un contesto sempre più complesso. La sostenibilità economica passa dalla capacità di gestire i flussi finanziari, ma anche da condizioni esterne più stabili e accessibili. «Incertezze e ritardi nei flussi finanziari rischiano di frenare gli investimenti», osserva ancora Babini. «Con effetti che possono estendersi all’intero comparto». Il supporto del sistema bancario resta quindi un elemento chiave. «Il sostegno all’agroalimentare è centrale nelle nostre strategie», evidenzia Maurizio Crepaldi di Crédit Agricole Italia. «Vogliamo accompagnare progetti orientati alla sostenibilità e all’innovazione, riconoscendo il valore di realtà che custodiscono l’identità dei territori».

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