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Export in frenata: il vino italiano entra nella fase della “selezione”

Il vino italiano nel 2025 entra in una fase più selettiva: non basta più esportare per crescere. Il mercato premia le aziende sopra i 100 milioni, che valgono 5,9 miliardi, mentre l’export cala del 3,6% e la domanda interna rallenta. Brand, distribuzione e strategia diventano decisivi

di Redazione Italia a Tavola
18 aprile 2026 | 05:00
Export in frenata: il vino italiano entra nella fase della “selezione”

Il 2025 si chiude per il vino italiano con un quadro meno lineare rispetto agli ultimi anni: la crescita rallenta e il mercato diventa più selettivo. Il rallentamento si inserisce in un contesto internazionale più complesso, segnato dal calo dei consumi in diversi mercati maturi e da una crescente pressione sul tema del consumo responsabile. Il settore del vino sopra i 100 milioni di euro di fatturato raggiunge complessivamente 5,9 miliardi di euro, pari al 42% del valore nazionale, ma mostra segnali diffusi di rallentamento, soprattutto sul fronte export. Il dato più significativo è proprio questo: le vendite all’estero scendono del 3,6%, fermandosi a 7,7 miliardi di euro, mentre anche il mercato interno perde parte della propria spinta. Un doppio rallentamento che modifica l’equilibrio su cui il comparto aveva costruito la propria crescita negli ultimi anni.

L'export di vino è sceso del 3,6% nel 2025
L'export di vino è sceso del 3,6% nel 2025

Non si tratta di una crisi strutturale, quanto piuttosto di un cambio di fase. Il vino italiano entra in un contesto più selettivo, in cui la crescita non è più uniforme e immediata. I grandi gruppi restano l’ossatura del sistema, ma sono oggi più esposti alle oscillazioni dei mercati internazionali e alla pressione competitiva globale. In questo scenario emerge anche un elemento nuovo: la ricerca di aggregazioni e alleanze strategiche, soprattutto nei percorsi di internazionalizzazione e nella gestione dei canali distributivi. Un segnale ancora iniziale, ma che indica una maggiore attenzione alla dimensione industriale del settore.

Export in frenata e mercati sempre più selettivi

Il rallentamento dell’export rappresenta uno degli elementi più incisivi del 2025. Molte delle principali aziende vitivinicole italiane hanno costruito negli anni una forte vocazione internazionale, e proprio per questo risultano oggi più sensibili alle dinamiche dei mercati esteri. Stati Uniti ed Europa restano i principali sbocchi commerciali, ma la loro evoluzione è sempre meno lineare. La crescente selettività dei consumatori, la pressione competitiva internazionale e la necessità di presidiare direttamente i canali distributivi rendono più complesso il mantenimento delle quote di mercato e della marginalità.

I numeri chiave del vino italiano 2025

  • 5,9 miliardi €: fatturato complessivo del Club over 100 milioni
  • 42%: peso sul fatturato totale del vino italiano
  • 7,7 miliardi €: export nazionale del vino
  • 3,6%: variazione dell’export rispetto all’anno precedente
  • 16 su 27: grandi aziende in calo di fatturato
  • 2,7 miliardi €: valore delle cooperative nel perimetro big
  • 47%: incidenza delle cooperative sul totale del Club

Il ruolo dei grandi gruppi e il valore del posizionamento

Nel complesso, su 27 grandi gruppi analizzati, 16 registrano una flessione del fatturato, mentre solo una parte riesce a mantenere o migliorare le proprie performance. Il dato non evidenzia fratture nette tra modello privato e cooperativo, ma piuttosto una diffusa fase di assestamento che attraversa l’intero sistema.In questo contesto si confermano le posizioni di vertice di alcuni dei principali operatori italiani. Cantine Riunite & Civ guida la classifica con 635 milioni di euro di fatturato, seguita da Argea e Italian Wine Brands, mentre Caviro si colloca subito fuori dal podio.

Al di là delle singole performance, emerge con chiarezza una differenza sempre più marcata tra modelli aziendali. I gruppi dotati di una struttura distributiva consolidata e di una presenza radicata sui mercati internazionali riescono a contenere meglio gli effetti del rallentamento. Al contrario, le realtà più esposte a logiche di volume e meno presidiate sul piano distributivo mostrano una maggiore vulnerabilità. In questo contesto, il tema del posizionamento del marchio e della riconoscibilità internazionale torna ad assumere un ruolo centrale. Non si tratta più soltanto di competitività commerciale, ma di capacità strategica di lungo periodo, in grado di influenzare stabilità e prospettive di crescita.

Cooperative: un pilastro da 2,7 miliardi

Le cooperative continuano a rappresentare una componente strutturale del vino italiano. Le dodici realtà presenti tra i principali operatori generano complessivamente 2,7 miliardi di euro di fatturato, pari al 47% del totale del Club over 100 milioni, e coinvolgono circa 100 mila viticoltori. Il loro ruolo resta centrale nella tenuta della filiera agricola, ma il 2025 evidenzia anche per questo segmento una fase meno dinamica. La maggior parte delle cooperative registra una contrazione dei ricavi, mentre solo alcune realtà riescono a mantenere una traiettoria di crescita.

Le cooperative pesano per il 47% del fatturato del club "oltre 100"
Le cooperative pesano per il 47% del fatturato del club "oltre 100"

Accanto alle difficoltà, si rafforza tuttavia una tendenza già visibile negli ultimi anni: la ricerca di maggiore valore aggiunto attraverso la diversificazione e il rafforzamento dei segmenti premium, in particolare nella spumantistica e nei vini a maggiore riconoscibilità internazionale.

Aggregazioni e nuove strategie: un segnale da osservare

Accanto alla frenata dei ricavi, si intravede una dinamica destinata a incidere nel medio periodo: una crescente attenzione verso l’aggregazione. Non ancora un fenomeno diffuso, ma una traiettoria che emerge nelle scelte dei gruppi più strutturati. Operazioni mirate, soprattutto sul fronte distributivo internazionale, indicano la volontà di presidiare in modo più diretto mercati chiave come gli Stati Uniti. In un contesto in cui la crescita organica rallenta, l’aggregazione torna a essere uno strumento per rafforzare la competitività. Resta tuttavia la specificità del modello italiano, ancora fortemente frammentato. Più che a un consolidamento rapido, si assiste a un processo graduale, destinato a svilupparsi nel tempo.

Le dinamiche che stanno cambiando il vino italiano

  • Export meno trainante: il mercato estero non compensa più da solo le difficoltà interne
  • Maggiore selettività dei mercati: Stati Uniti ed Europa più competitivi e meno prevedibili
  • Brand al centro: cresce il peso della riconoscibilità e del posizionamento
  • Cooperative sotto pressione: forte peso strutturale ma margini più compressi
  • Aggregazioni in aumento: prime strategie di consolidamento e crescita esterna
  • Nuovo equilibrio competitivo: meno crescita diffusa, più differenziazione tra gruppi

Un settore tra identità produttiva e trasformazione industriale

Il quadro complessivo del 2025 restituisce un settore ancora solido nella sua struttura, ma attraversato da cambiamenti profondi. L’export non rappresenta più un automatismo di crescita e il mercato interno non è in grado, da solo, di compensare le incertezze dei mercati esteri. In risposta a questo scenario, le aziende più strutturate stanno rafforzando la presenza diretta nei mercati internazionali e rivedendo le proprie strategie distributive. Parallelamente, si rafforza l’interesse verso forme di collaborazione e aggregazione, interpretate come strumenti utili per affrontare una competizione sempre più globale e articolata.

Il contesto attuale richiede un equilibrio nuovo tra dimensione agricola e capacità industriale
Il contesto attuale richiede un equilibrio nuovo tra dimensione agricola e capacità industriale

Il vino italiano resta fortemente legato ai territori e alla propria identità produttiva, ma il contesto attuale richiede un equilibrio nuovo tra dimensione agricola e capacità industriale. Come spesso accade nelle fasi di transizione, saranno le scelte strategiche dei prossimi anni a definire i nuovi equilibri del settore. Non è il vino italiano a perdere centralità, ma il modo in cui si confronta con il mercato globale a cambiare profondamente. In un settore sempre più competitivo, dimensione, marchio e capacità distributiva diventano fattori decisivi quanto il vigneto.

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