L’alchimia è un sapere teorico-pratico documentato da testi greci, a partire dall’età ellenistica, di cui la latinità classica non ebbe conoscenza e che rimase ignoto in occidente nell’Alto Medioevo, ma fu invece noto a Bisanzio. I contenuti dottrinali dell’alchimia erano nati nel contesto di pratiche di trasformazione dei metalli, miranti ad ottenere un agente capace di perfezionare i metalli imperfetti, con cui veniva messo a contatto: questa finalità richiedeva, sul piano filosofico, di sviluppare una nozione problematica nella filosofia antica, quella della materia corporea e delle sue dinamiche; e inoltre chiamava in causa l’idea di salvezza, elaborata nelle religioni dell’epoca ellenistica (cristianesimo, mitraismo ecc.) così come nella gnosi e soprattutto nell’ermetismo, cui in effetti la ricerca alchemica si collegò fin dall’inizio. L’alchimia di lingua araba allargò la ricerca alchemica alla struttura e alle trasformazioni di tutti i materiali, fino a prendere in considerazione l’origine stessa della vita. Dalla successiva speculazione sull’argomento, l’alchimia subì una delegittimazione epistemologica, con utilizzo di un linguaggio sempre più metaforico e immagini a forte valenza simbolica.

La cantina Stanza Terrena
Magnum Opus: le fasi alchemiche e il loro significato
La Magnum Opus, nota fin da primo secolo e sviluppata dopo il terzo secolo, è l'itinerario alchemico di lavorazione e trasformazione della materia prima, finalizzato a realizzare la pietra filosofale. Consiste in diversi passaggi che conducono gradualmente alla metamorfosi personale e spirituale dell'alchimista, ai quali corrispondono, secondo la tradizione ermetica, altrettanti processi di laboratorio, caratterizzati da quattro specifici cambiamenti di colore.
- Nigredo, annerimento, associato all'elemento terra, al piombo, la putrefazione, la decomposizione, il caos primordiale, la notte, il simbolo del corvo, l'inverno, la vecchiaia;
- Albedo, sbiancamento, associato all'elemento acqua, all'argento, la distillazione, la purificazione, l'alba, il femminile, il simbolo del cigno, la primavera, l'adolescenza;
- Citrinitas, ingiallimento, associato all'elemento aria, l'oro, la sublimazione, la combustione, la distillazione, il maschile, il simbolo dell'aquila, l'estate, la maturità;
- Rubedo, arrossamento, associato all'elemento fuoco, il cinabro, la coagulazione, il tramonto, la sublimazione, il matrimonio tra anima e spirito, la pietra filosofale.
Questi quattro elementi sono spesso rappresentati per simboleggiare le fasi del processo e l'equilibrio dei contrari. Dopo il medioevo furono prese in considerazione solo tre di esse, inglobando la Citrinitas nella Rubedo.
Terroir e vino: un’interpretazione alchemica
Ma come si fa ad esprimere un terroir in un vino?? Può farlo una interpretazione alchemica della fermentazione, quasi come una forma di arte applicata alla produzione del vino: dalla produzione originaria dei “vini da taglio” (sui quali i produttori etnei basarono le loro prime fortune), alle successive specializzazioni degli ultimi decenni, si è giunti alle macerazioni carboniche (fatta con il grappolo intero in grandi botti) degli ultimi anni. Il tutto alla ricerca (spasmodica) di ottenere io vino migliore ovvero l’interpretazione dell’Etna migliore, attraverso le sue uve (“cercando sempre l’oro, interiore nel piombo interiore, proprio come in un sempre più soddisfacente gioco alchemico.

Il maestoso Monte Etna, cuore del terroir unico dei vini di Stanza Terrena
Il vino come memoria liquida e esperienza della pianta
Un vino “buono” è diverso da tutti gli altri : molti alludono ai canoni sensoriali tradizionali, ma le sensazioni di questa diversità riflettono il valore di una qualità coerente con il sapore della sua storia, che a molti possono risultare incomprensibili.L’ essenza del vino (canone non sensoriale) è data , quindi, dall’esperienza della pianta, che essa sviluppa nel frutto (e nella successiva vinificazione). Molto diversamente dal mero "generatore" del gusto (sensoriale), legato al territorio, al vitigno, al frutto (e alla successiva tecnica di vinificazione).
Un vino “buono” ha come una “memoria liquida”, che, peraltro, continua a evolversi nella sua unicità della bottiglia, in una dimensione olistica (sensoriale e sinestetica) dei pensieri e dei sentimenti legati alla sua storia (e non invece meramente al gusto sensoriale, coerente con l'evoluzione della materia del frutto), in una dimensione di crescita personale anche dell’”alchimista del vino”, mirata a ritrovare equilibrio, ridurre lo stress e stimolare le risorse interiori. La pianta di uva memorizza nei frutti il suo rapporto col mondo e lo riporta nel vino.
Filosofia vitivinicola e visione naturale
Una visione vitivinicola che riflette un senso della vita coerente allo sviluppo della consapevolezza, ispirata dall'intuizione e dall'immaginazione necessarie alla profonda conoscenza del mondo naturale, alla preservazione dell'armonia della natura nella purezza dei frutti. “Lo scopo della vita è di sapere chi siamoe quello della natura di ricordarcelo”. Il vino alchemico quindi: preferisce poche potature, nessuna concimazione o trattamenti chimici in vigna, macerazioni prolungate, fermentazione spontanee con lieviti indigeni e maturazioni in contenitori inerti (vetro) per preservarne la purezza. Risultano vini ad alta resistenza al tempo e all'ossidazione e (qualcuno afferma che) non essendo più vincolati materialmente al corpo del frutto, esprimono un carattere universale, capace di permeare qualsiasi alimento.

Bacco, ispirazione eterna per la filosofia alchemica dei vini di Stanza Terrena
Stanza Terrena: storia, famiglia e identità etnea
Giuseppe Grasso proviene da famiglia che produce e vende vino da cinque generazioni e può vantare un legame quasi neotenico con le vigne della sua famiglia (Lui, nella sua prima vendemmia, aveva ancora tre anni), rimanendo sempre culturalmente straordinariamente “colpito” dalla trasformazione dell’uva in vino, attraverso la fermentazione. Ne è derivata una ricerca di una profonda consapevolezza del significato della storia esperienziale della vite, come, d’altronde, è quella di ognuno di noi: per cui, dalla cura della esperienza, nasce sempre la bontà di quello che viene dopo. Dalla responsabilità di rispettare massimamente la storia esperienziale della vite e dell’uva nasce il vino di Giuseppe Grasso, con tutte le complicazioni derivanti dal presente, interpretando il ruolo del produttore di vino ome del messaggero, che, con umiltà porta i suoi segreti fin dentro la bottiglia.

La grande botte storica di Stanza Terrena a Passopisciaro
Il bisnonno Giuseppe Leonardi, già nel lontano 1890, esportava il suo vino dal porto di Riposto, attraverso lo storico magazzino di piazza La Vie Fuille, davanti al porto commerciale della città. Nel 1950, un “matrimonio di-vino” segnava l’unione tra la famiglia Leonardi e il viticoltore di Sant’Alfio, Giuseppe Grasso, e veniva acquistata "Villa Santo Spirito", un’antica masseria ottocentesca a Passopisciaro, presso la quale è ancora montata, ma non più utilizzata, la più grossa botte del territorio etneo (330 ettolitri)
Il progetto Stanza Terrena e il significato alchemico
Nel 2020 Giuseppe e Pier Paolo Grasso, finiti gli studi di enologia, hanno intrapreso un attento lavoro di restauro, riportando alla luce il fascino autentico del palmento e degli spazi di vinificazione, e hanno dato vita a Stanza Terrena: un progetto che unisce radici profonde e visione contemporanea, nel continuo rispetto del ciclo della natura e lavorando ogni vendemmia come un’opera unica. ll termine "Stanza Terrena" in contesto alchemico si riferisce generalmente a uno spazio fisico, dedicato alla pratica dell'alchimia del vino ovvero alla meditazione sui suoi principi (la trasmutazione), che rappresenta un microcosmo dove l'alchimista lavora sulla materia o su se stesso, per raggiungere la "perfezione" o la "pietra filosofale".
I vini: Nigredo, Albedo, Rubedo e Citrinitas
Questa visione, ispirata ai processi dell'alchimia (per trasformare la materia grezza in qualcosa di puro e prezioso), ha prodotto la definizione di quattro delle etichette dei vini: Nigredo, Albedo e Rubedo, nel modo visibilmente seguente:
- Nigredo evoca il caos del passato, quando il vino sull'Etna era venduto sfuso e senza identità.
- Albedo segna la purificazione e la ricerca di espressioni più luminose e definite.
- Rubedo rappresenta la trasformazione completa: dal passato nasce il nuovo, con vini che uniscono tradizione e innovazione.
Ognuna di questa bottiglie di Stanza Terrena simboleggia questa trasformazione continua, raccontando un territorio unico e complesso che non smette mai di evolversi.
Vitigni etnei: Nerello Mascalese e Minnella
Il Nerello Mascalese è il vitigno che domina incontrastato, simbolo della potenza e dell’eleganza del terroir etneo. Accanto a lui, però, trovano spazio varietà minori come la Minnella, un vitigno reliquia, che per secoli è stato relegato al ruolo di uva da taglio e che è stato riportato ai fasti di un tempo, valorizzandolo e lasciandolo brillare di luce propria.
Esperienza in cantina e degustazione
Giuseppe Grasso ha voluto esprimere (nuovamente - era già avvenuto nello scorso autunno) le sue visioni, la sue immaginazioni, le sue riflessioni, sulle trasformazioni interiori, proprie e del suo vino, mettendolo alla prova in una cena organizzata fra le mura della antica cantina, in una atmosfera quasi onirica (forse per facilitare l”immersione”) e chiedendo ai partecipanti continui feedback di confronto, nel tentativo (forse) di trarre ultreriori miglioramenti: una sorta brainstorming sulla vita, con l’occasione di farlo sul vino. Quindi, con la fondamentale collaborazione della sua mamma, Maria Carmela Mamazza, anche sommelier Ais, è stato assaggiato un menu classico delle feste di campagna.

Un momento della serata Stanza Terrena: convivialità, degustazione e scoperta dei vini alchemici dell’Etna
Clichè
Giuseppe ha iniziato a parlare (e a versare) Clichè, il suo vino ancestrale, come se fosse uno champagne, forse più conturbante, ma dimostrativo di una raffinata artigianalità: invece è un vino ancestrale di Nerello Mascalese, imbottigliato a fine fermentazione senza sboccatura, con le fecce che custodiscono una forza latente che, all’apertura, rilasciano come un’ ”eruzione improvvisa”, come sulla bocca di una vulcano.

Clichè
Con un assaggio di olive verdi in salamoia e broccoletti selvatici affogati (una classico in tutte le campagne siciliane - quando senza il catanese uso della aggiunta di dadini di pecorino stagionato). E un piatto di antipasti vari alla siciliana con salami, prosciutto locale, provola e capòonata.

Olive verdi in salamoia e broccoletti selvatici affogati
Psicodramma
Quindi è stato servito Psicodramma: vino Orange naturale, macerato da uve bianche, che con un sentore erbaceo e con tannini leggeri, restituisce sensazioni come di un viaggio emotivo ed esplorativo, che mette in scena le luci e le ombre del percorso del vitigno, come nella vita.

Psicodramma
Abbinato ad una “falsa” lasagna (cioè preparata con un falso ragout), più leggera alla versione classica, con besciamella, verdure e formaggi, cotta in forno per un piatto cremoso e saporito.

La “falsa” lasagna
La Vie Fuille (Nigredo)
Quindi ecco il primo vino rosso, La Vie Fuille (Nigredo), che evoca il periodo in cui sull'Etna si produceva vino sfuso, senza identità, un prodotto grezzo, destinato ad altri mercati, in un passato oscuro e caotico, che segna il primo passo verso la trasformazione: un blend di Nerello Mascalese (raccolto in parcelle con età ed esposizioni diverse) incarna qui uno stile e una personalità all'antica, con una breve macerazione e un affinamento in botte grande, che restituisce balsamici sentori di spezie.

La Vie Fuille
A cui è stato abbinato a un piatto di macco di fave al sapore di menta selvatica: un altro classico ricorrente della cucina agreste siciliana per smaltire le derrate di fave secche della stagione precedente.

Macco di fave al sapore di menta selvatica
V.S.S. Villa Santo Spirito (Albedo)
Quindi viene servito il secondo vino rosso, V.S.S. Villa Santo Spirito (Albedo): il nome della cantina acquistata negli anni 50, che rappresenta il tempo della purificazione e della ricerca di vini più definiti e identitari, portando luce e chiarezza nel percorso di trasformazione, nella seconda fase di trasmutazione alchemica, arrivando ad stato di candida consapevolezza, che porta ad una più moderna visione del Nerello Mascalese, più elegante e raffinato, nel quale i sentori erbacei dell’Etna, raggiungono vertici di piacevolezza.

V.S.S. Villa Santo Spirito (Albedo)
Questo vino è stato abbinato ai favolosi involtini di vitello con salsa al basilico fresco e pomodorini arrostiti, nei quali straordinario è la delicata acidità delle prime foglie di basilico della stagione e degli ultimi pomodori “a scocca” della stagione passata (un must sistematico nelle famiglie siciliane di cinquanta anni fa), esaltano il gusto umami della carne, in una sorta di sicurezza di un “passaggio” che si sta vivendo.

Involtini di vitello con salsa al basilico fresco e pomodorini arrostiti
Nasca (Rubedo)
E dopo viene servito il terzo vino rosso della serata, Nasca (Rubedo), che, dal soprannome con cui veniva chiamato il bisnonno Peppe, con una tecnica innovativa (fermentazione spontanea e macerazione carbonica - atipica sull’Etna), applicata ad una vigna centenaria, racconta come dal vecchio possa nascere il nuovo, creando qualcosa di unico e contemporaneo e un Etna Rosso Doc intenso e profondo, con delicati, seppur strutturati, sentori di ciliegia matura, tabacco dolce, pepe nero, sfumature minerali.

Nasca (Rubedo)
Nella bottiglia magnum del 2020 ha assunto dimensioni gustative inusuali sull’Etna. Questo vino è stato abbinato ad un piatto di maiale cotto al forno, con purea di patate, vino cotto e salsa alla rucola selvatica, con un analogo gioco di acidità, per comporre un boccone goloso.

Maiale cotto al forno, con purea di patate, vino cotto e salsa alla rucola selvatica
Citrinitas: vino bianco e dolce finale
Infine, per accompagnare il dolce, ecco Citrinitas: prodotto di punta, da uve bianche di Carricante, vinificato in purezza, con fermentazione spontanea e affinamento in acciaio, che, nella filosofia alchemica di Giuseppe, evocando la luce dorata che emerge dal caos, è un bianco fresco e complesso, caratterizzato da note di agrumi, erbe aromatiche e pietra focaia.

Citrinitas
Il dolce, semplicissimo ma gustativamente complesso (come il vino abbinato), è una panna emulsionata e cotta, con noci, mandorle e nocciole dell’Etna e condita con cioccolato puro.

Panna emulsionata e cotta, con noci, mandorle e nocciole dell’Etna e condita con cioccolato puro
Conclusione e leggenda dell’Etna
In conclusione, abbiamo visto un nuovo modo di fare il vino, di pensare il vino, di vivere il vino e tutto. Un mondo da scoprire, che nasce da un'idea profondamente diversa rispetto alla produzione di vini normali convenzionali, attraverso una trasformazione profondissima di uve, che hanno un grado di purezza molto elevato.
C’è una leggenda che gravita intorno all’Etna: l’eruzione del vulcano sarebbe il respiro infuocato di Encelado, un gigante conosciuto per la sua capacità di sputare fuoco se arrabbiato. Un giorno il gigante decise di sfidare Giove, costruendo una “scala” di montagne che raggiungesse il cielo. Il Dio per un po’ lo lasciò fare; poi, quando ormai la terra delle montagne era molto alta, scagliò i suoi fulmini e distrusse il lavoro compiuto fino a quel momento. Encelado fu ricoperto dalla terra delle montagne, e non riuscì mai ad uscire da quella prigione sotterranea. Sopra di lui, le montagne in frantumi crearono il Monte Etna. Encelado, arrabbiatissimo, cominciò a sputare fuoco.
In una cornice così sentita ed espressione di un territorio - e una cultura - unici al mondo, i produttori di vini naturali non potevano mancare. Alle pendici dell’Etna, la storia ha creato un ambiente unico al mondo, con microclima particolarissimo e patrimonio agricolo antichissimo, rendendo i vini naturali una successione di colpi di scena.
Come diceva Luigi Veronelli: Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino d'industria.
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