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ordini fermi

Vino italiano, 80 milioni di export a rischio per la guerra in Medio Oriente

di Redazione Italia a Tavola
24 aprile 2026 | 10:28

Le tensioni internazionali iniziano a produrre effetti anche sul comparto vitivinicolo. Dal Consiglio nazionale di Unione italiana vini, ospitato da Cantina Girlan, arriva un primo richiamo sui riflessi economici che il conflitto iraniano starebbe già generando per il settore. Secondo quanto indicato dal presidente Lamberto Frescobaldi, si registra il blocco degli ordini in circa venti mercati, tra Paesi del Golfo e aree limitrofe, per un valore stimato di circa 80 milioni di euro di esportazioni annue. «Il settore del vino sta già subendo i primi danni diretti», ha detto Frescobaldi, indicando la necessità di misure urgenti da parte del Governo italiano e delle istituzioni europee per contenere effetti che potrebbero estendersi oltre la fase immediata.

Vino italiano, 80 milioni di export a rischio per la guerra in Medio Oriente

Vino: export bloccato in 20 mercati per un valore 80 milioni

Non solo export: preoccupano vetro, carta e logistica

Il tema non riguarda soltanto le spedizioni interrotte. L’analisi dell’Osservatorio Uiv segnala criticità che toccano l’intera filiera, a partire dal costo delle materie prime secche. Vetro, carta, cartone, capsule e gabbiette potrebbero incidere in misura rilevante sul prezzo finale del prodotto. Secondo le stime diffuse, una bottiglia da 4 euro potrebbe subire un impatto compreso tra il 10% e il 20%. Un elemento che si inserisce in un quadro già segnato dalla pressione sui margini, anche per effetto dei dazi statunitensi, che hanno portato molte imprese a rivedere i listini export.

Vino italiano, 80 milioni di export a rischio per la guerra in Medio Oriente

Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv (foto Ennevi)

Accanto ai costi industriali, l’attenzione si concentra sulla logistica. I primi aumenti tariffari nel trasporto nazionale si accompagnano a una crescita stimata tra il 20% e il 50% per i container sulle rotte internazionali. Per il comparto , il nodo è la capacità di assorbire questi incrementi senza ulteriori effetti sulla competitività. Uno scenario che, secondo Uiv, appare difficile da sostenere in una fase in cui la domanda mostra segnali di contrazione. Restano inoltre aperte altre variabili considerate ancora difficili da quantificare, tra cui possibili ripercussioni sul turismo, sull’enoturismo e su dinamiche macroeconomiche legate a inflazione o rallentamento dei consumi.

MWM

La richiesta di misure per il comparto

Nel confronto emerso durante il Consiglio nazionale, il punto centrale riguarda la tenuta del sistema produttivo in una fase di accumulo di criticità. Alla pressione geopolitica si sommano infatti costi, domanda debole e tensioni commerciali che da mesi interessano il vino italiano. Da qui la richiesta avanzata da Uiv di interventi che possano attenuare effetti immediati e potenziali sviluppi futuri. Il tema, in questa fase, non riguarda solo l’export ma la sostenibilità economica complessiva della filiera.

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