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Dal Barolo al Barbaresco, il Piemonte del vino arriva sulle colline di Firenze

Guido Ricciarelli
di Guido Ricciarelli
28 aprile 2026 | 09:30

Go Wine ritorna a Firenze con il primo appuntamento dell’anno e uno degli elementi di novità è rappresentato dalla nuova sede dell’incontro: Villa Tolomei Hotel Resort, una dimora storica a 5 stelle posta sulle colline sopra Firenze. Una sede che, con i suoi eleganti ambienti e la vista sulla città, accresce ulteriormente il prestigio dell’evento. Chiariamo subito qual è il tema dell’evento. L’appuntamento è dedicato alle espressioni del vitigno Nebbiolo in Piemonte, con l’obiettivo di proporre un banco d’assaggio che comunichi le peculiarità di uno dei più importanti vitigni italiani, nelle diverse motivazioni e nei territori delle colline attorno ad Alba, Langhe e Roero. L’evento è stato arricchito anche dalla presenza di altre cantine provenienti da arre diverse del Piemonte con denominazioni legate ad altri vitigni in modo da raccontare anche il “Piemonte intorno”. Alcune aziende erano presenti direttamente al banco d’assaggio, altre rappresentate attraverso una selezione di vini nell’Area Enoteca.

Dal Barolo al Barbaresco, il Piemonte del vino arriva sulle colline di Firenze

La vista su Firenze da Villa Tolomei Hotel Resort dove si è tenuto l‘evento

A valorizzare ulteriormente il programma della giornata si è aggiunta una masteclass curata dal giornalista fiorentino Leonardo Romanelli, critico enogastronomico e sommelier. Un viaggio tra i grandi Nebbioli di Langa e Roero in una degustazione di 8 vini.  È nell’Area Enoteca che abbiamo trovato gli spunti più interessanti. Ma prima di entrare nel dettaglio va detto che ha inizio evento è stata presentata la Guida Cantine d’Italia 2026, Guida per l’enoturista edita da Go Wine,  e sono stati attribuiti alcuni riconoscimenti a “locali del gusto segnalati in Guida e operanti in Firenze, Prato, Livorno e province. Un modo per evidenziare luoghi del gusto che operano nel territorio ponendoli all’attenzione dell’evento e dei partecipanti. Un momento di confronto e di saluto  che ha riguardato Alle Vettovaglie, Atto di Vito Mollica, Enoteca Pitti Gola e Cantina, Four Seasons Firenze, La Martinicca, Le Volpi e l’Uva, #Megabono, Osteria dei Francescaioli, Osteria Su Santa Trinita e Ristorante Belcore.

La Guida Cantine d’Italia 2026

La Guida Cantine d’Italia 2026 di Go Wine si conferma uno strumento di riferimento per l’enoturismo italiano, pensato per accompagnare il lettore non solo nella degustazione ma nella scoperta diretta dei territori del vino.

Il volume raccoglie 911 cantine selezionate e propone un approccio basato sul racconto: storie di produttori, famiglie e progetti imprenditoriali che permettono di leggere il vino a partire dai luoghi in cui nasce.

All’interno della guida trovano spazio otto interviste a protagonisti del settore, insieme a un ampio repertorio di vini e informazioni utili alla consultazione.

Particolare attenzione è dedicata all’accoglienza in cantina, con l’assegnazione di 270 “Impronte d’eccellenza per l’enoturismo”, riconoscimento attribuito alle realtà con i migliori punteggi in termini di sito, ospitalità e qualità produttiva.

Il volume segnala inoltre oltre 5.140 vini e più di 1.600 indirizzi tra ristorazione e ospitalità, costruendo un quadro completo per chi intende organizzare itinerari nei territori vitivinicoli.

I Barolo e Barbaresco in degustazione: stile, territori e differenze

Iniziamo in ordine rigorosamente alfabetico con Anna Maria Abbona, da Farigliano (Cn). Una realtà familiare che nel corso delle ultime vendemmie, ha affinato sempre meglio la sua presentazione: fra Dogliani, come denominazione e territorio, ovvero le radici e la storia produttiva della cantina e la realtà del Barolo, come grande vino e come un nuovo territorio su cui sviluppare un ramo della cantina. Il Barolo Bricco San Pietro 2020 ha un incipit boschivo, radici amare, sottobosco, freschi sbuffi mentolati, aghi di pino, ricami salmastri, a tratti rugginosi. Infine il frutto, fragoline delicate e golose. Sorso deciso, identitario, tannino mirabilmente intessuto e lungo finale sapido. Proseguiamo con Bera da Neviglie (Cn). Walter Bera, proseguendo le tradizioni di famiglia, ha costruito nell’arco di molte vendemmie una cantina virtuosa, operando con la moglie Alida e i figli Umberto e Riccardo. Una fama acquisita nei decenni scorsi come uno dei più affidabili produttori Moscato. Il Nebbiolo è il secondo importante vitigno della casa. Vendemmia dopo vendemmia si è arricchito il patrimonio delle etichette di Barbaresco e noi abbiamo degustato il Serraboella 2021. Il naso ha il corredo nobile delle erbe officinali e spezie in cui spiccano assenzio e incenso. Segue un piacevole sbuffo che ricorda la tostatura del caffè, sfumando in ricordi di fiori alpini e frutti di bosco. Sorso gustoso e ricco, sostenuto da fine tannino e notevole freschezza. Chiude balsamico.  A seguire Bricco Maiolica da Diano d’Alba (Cn). Una cantina che somma più valori e motivi di interesse: storie di persone e di famiglia, paesaggio di vigneti, selezione originale dei vini, accoglienza di qualità. È condotta da Beppe Accomo e Claudia Castella, che condividono vita e lavoro, dopo aver unificato anni fa le rispettive aziende storiche di Diano: Bricco Maiolica (fondata nel 1928) e Castella (fondata nel 1882). Presentano il Barolo del Comune di Diano d’Alba Contadin 2021. Esordio scandito da profumi di pesca di vigna, succo di albicocca matura, fragolina di bosco. Increspature speziate altrettanto dolci, leggiadri rimandi al sottobosco e balsamici ritorni olfattivi. Snello al sorso, succosa l’acidità fruttata , espressivi i tannini. Rapida chiusura ancora sul frutto.

Dal Barolo al Barbaresco, il Piemonte del vino arriva sulle colline di Firenze

Leonardo Romanelli ha tenuto una masterclass sul Nebbiolo

Andiamo avanti con Cascina Castlèt da Costigliole d’Asti (At). Della famiglia Della Famiglia Borio, imparentata con gli Asinari Signori di Costigliole, si hanno notizie dal 1198, e da sempre è forte il legame con la vigna,tanto che un colle particolarmente vocato è ancora oggi chiamato il Bricco del Borio, sede di Cascina Castlèt. Qui siamo nel paradiso delle Barbere importanti, potenti e minerali, territorio di riferimento della denominazione Barbera d’Asti. Questa Barbera d’Asti Superiore Litina 2021 ha un ventaglio odoroso molto variegato con riconoscimenti vegetali di rosmarino essiccato, alloro, pot-pourri, ciliegie sotto spirito, confetture di more e pepe nero. Il sorso è molto ricco. L’impatto iniziale, fresco e avvolgente, sfuma su chiari ricordi vegetali. Cambio di scenario con Cieck da San Giorgio Canavese (To). È una cantina di riferimento per conoscere la viticoltura del Canavese, a nord di Torino. Ha appena festeggiato nel 2025 la 40° vendemmia. È legata ad una storia di persone e passione legata alla figura di Remo Falconieri e alla sua intuizione nel 1985 di fondare la cantina, oggi diretta da Domenico Caretto e Lia Falconieri, ma sempre con la sua presenza in cantina L’Erbaluce è la bussola, la parola d’ordine: vitigno del luogo, versatile, in grado di esprimente vini di qualità nelle differenti versioni. L’Erbaluce di Caluso Vigna Misobolo 2022 ha fragranze floreali di acacia e inserti vegetali di erbe aromatiche, con salvia e timo in evidenza che si completano con  suggestioni agrumate. Sorso decisamente fresco e invitante, di ottima sapidità che rende la beva molto gratificante. Vino con ottima prospettiva di evoluzione.

Dal Barolo al Barbaresco, il Piemonte del vino arriva sulle colline di Firenze

“Barolo, Barbaresco e Roero” è stata l’ultima tappa del tour di Go Wine in Italia

Torniamo in Monferrato con Colle Manora da Quargnento (Al).  In un angolo di Monferrato, ad appena  15 chilometri da Alessandria, in uno scenario di campagna e silenzio, si trova la cantina legata a Mila Schon, una delle grandi signore della moda italiana. Da oltre dieci anni è condotta dal figlio Giorgio Schi: egli con Marina Orlandi Contucci, ha ulteriormente innovato i vigneti e l’impianto della  cantina. La produzione valorizza la viticoltura tipica del Monferrato con alcune attenzioni alle varietà internazionali. Presenta a Firenze il Monteferrato Bianco Mimosa 2024. Un Sauvignon raro, dall’ampio ventaglio olfattivo per un bouquet di eccezionale eleganza, molto varietale: pesca, agrumi, frutto della passione e leggero vegetale come le mimose ornamentali di cui porta il nome. Sapore netto con molta grazie ed equilibrio. Lungo retrogusto, contrassegnato dalla freschezza e una buona sapidità.  Segue Cortese Giuseppe da Barberesco (Cn).  Gli inizi sono nel 1971, la famiglia come valore da tre generazioni, per operare e condividere. Protagonisti sono Piercarlo Cortese, enologo e la sorella Tiziana che si occupa dell’accoglienza in cantina. I novi ettari di vigneto sono per la maggior parte posizionati a Rabaja, alcune vigne hanno oltre 60 anni di età. Qui si interpreta il nebbiolo con grande rigore e bravura, dando vita a quella produzione calibrata e classica tipica delle cantine familiari di Langa. Il Barbaresco 2023 ha un esordio ferrigno, poi lo scrigno olfattivo s’apre su sensazioni fulgide di viola, aghi di pino e menta che preparano la base per lo scintillio di una fragolina  appena colta tra le felci. In bocca ha potenza e una vibrante succosità con tannini mai prevaricanti.

Adesso parliamo di  Manzone Giovanni da Monforte d’Alba (Cn). La storia vitivinicola della famiglia Manzone inizia con Giovanni, padre dell’attuale omonimo titolare, che nel 1925 acquista il “Ciabot del Preve”, la casa del prete di Castelletto (località di Monforte) cominciando così l’attività di cantiniere. Le prime bottiglie cominciano ad essere vendute nel 1965 dal figlio Giovanni che conduce questa tipica cantina familiare di Langa con spirito da vignaiolo vero e con l’aiuto dei figli Mauro e Mirella. Nel 2025 sono stati così festeggiati i 100 anni di vita. Il Barolo Gramolere 2021 ha un profilo olfattivo pigro ma importante, deciso, segnato da note complessi di frutta rossa, menta, anice, lavanda, erbe officinali, sbuffi minerali. La bocca è gustosa e tosta, fine nei tannini ancora presenti, sapida sul finale. Adesso parliamo di Manzone Paolo da Serralunga d’Alba (Cn). Oltre 25 anni di attività per la storia di questa cantina. Gian Paolo Manzone, dopo un’attività di consulente in campo enologico, decide di avviare nel 1999 una nuova cantina ristrutturando con la moglie Luisella Corino una cascina di Langa in Serralunga nella località Meriame. Dalla cantina si può ammirare una bella vista su Castiglione Falletto e sul Castello di Perno di Monforte. I vigneti fanno da anfiteatro tutto intorno e sono coltivati a nebbiolo da Barolo. Degustiamo dunque il Barolo Riserva 2019. Naso espressivo, più mediterraneo che serralunghiano, screziato da finezze mentolate, con interludi di lampone, origano e spezie fresche. In bocca la potenza tannica e strutturale è tutta territoriale. Il finale è lunghissimo e già accogliente.

Dal Barolo al Barbaresco, il Piemonte del vino arriva sulle colline di Firenze

A Firenze erano presenti oltre 40 cantine

Palladino da Serralunga d’Alba è una delle cantine storiche di Serralunga, uno dei Comuni di riferimento per la produzione di grandi Barolo. Maurilio Palladino conduce la cantina coadiuvato da Margherita Palladino, Veronica Santero e Alessandro Olocco. Un patrimonio di vigneti tutti in Serralunga in alcuni fra le più importanti MGA, ovvero Menzioni Geografiche Aggiuntive, secondo la definizione del disciplinare di produzione. Sono esattamente Parafada, Ornato e San Bernardo. Noi abbiamo provato il Barolo Parafada 2020. Barolo dai toni maturi e officinali, speziato di cacao e liquirizia, vegetale di radici ed erbe officinali, assenzio e anice che si completano nelle suggestioni più fruttate di confettura di lampone. Parte tannica ancora dominante, ma intrigante per intensa freschezza e sapidità. Poderi Colla da Alba (Cn) nasce come cantina nel 1994 su iniziativa di Tino Colla e della nipote Federica, figlia di Beppe. In realtà la storia vinicola dei Colla inizia assai prima grazie ad alcuni personaggi di famiglia che hanno operato nel settore. A cominciare da Pietro Colla, classe 1894, fra i soci de neonato  Consorzio dell’Asti nel 1932. E poi Beppe Colla, padre di Federica, che nel 1956 rileva la cantina Prunotto (ora in orbita della famiglia Antinori) e partecipa attivamente a tutto il percorso di crescita della viticoltura albese. Ci ha particolarmente impressionato il Barbaresco Roncaglie 2021. Si concede lento proponendo dapprima note salmastre che aprono la strada a dolcezze di frutta rossa, fiori essiccati, pepe e zenzero, aghi di pino e freschezze balsamiche. L’assaggio vede il tannino protagonista frutto dell’annata a dare sostanza e a promettere una bella evoluzione.

La presentazione della Guida Cantine d’Italia 2026

Una degustazione in tema rispetto ai valori che trasmette la Guida Cantine d’Italia 2026 Go Wine. Una Guida per l’Enoturusta, in cui il direttore editoriale Massimo Corrado, grazie anche allo sforzo profuso dai suoi collaboratori e corrispondenti di zona, è riuscito a rappresentare in modo esaustivo cosa significhi veramente camminare l’Italia del vino.  Grazie a Go Wine per aver saputo unire filiera, territorio, enoturismo, tutela dei vitigni autoctoni, identità e visione di lungo periodo.

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