Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute archivia il 2025 con un fatturato che supera i 10 milioni di euro, mantenendo una sostanziale continuità rispetto all’anno precedente. Il risultato si inserisce in un quadro internazionale segnato da consumi in rallentamento, tensioni geopolitiche e incremento dei costi lungo tutta la filiera. Nella seconda parte dell’anno, tuttavia, si è registrata una ripresa sia sul mercato interno sia su quello estero. «Nella seconda parte dell'anno sia il mercato italiano che quello estero hanno ripreso a mostrare segnali di vivacità», osserva il presidente Giovanni Folonari, sottolineando come anche il contesto statunitense, pur condizionato dall’introduzione di dazi al 15% a partire da agosto, stia attraversando una fase di riorganizzazione.

Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute ha chiuso il 2025 con un fatturato di oltre 10 milioni di euro
Tra mercati esteri e nuovi equilibri
Gli Stati Uniti restano un riferimento importante, nonostante le difficoltà. «La rete distributiva sta già lavorando ad una profonda riorganizzazione del settore, che porterà certamente a risultati importanti», prosegue Folonari. In questo scenario, l’azienda ha scelto di affiancare alla propria storia un percorso di innovazione e un piano di investimenti che riguarda sia il comparto vitivinicolo sia quello dell’ospitalità.
L’hospitality come leva di crescita
I mercati principali restano l’Italia e l’Europa, con una particolare attenzione ai Paesi di lingua tedesca, dove l’enoturismo continua a rappresentare una leva significativa. Si tratta di un pubblico abituato a viaggiare in autonomia, spesso in auto, ma non mancano presenze provenienti da Stati Uniti e Asia, attratte dalla destinazione Chianti Classico. Il segmento hospitality chiude il 2025 con circa 2 milioni di euro di fatturato, sostenuto da un tasso di occupazione che supera stabilmente il 90%. Un risultato che conferma il ruolo crescente dell’accoglienza all’interno della strategia aziendale.

Enoturismo sempre più centrale: Folonari punta sull’hospitality
Cuore dell’offerta sono i relais Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo, strutture inserite nelle omonime tenute, attive da oltre quarant’anni nella produzione di vini di fascia alta. Le due realtà propongono un’ospitalità raccolta, con undici camere ciascuna affacciate sui vigneti, affiancate da servizi pensati per integrarsi con il paesaggio e con l’identità produttiva.
Uno sguardo al 2026
A completare il progetto è prevista per maggio 2026 l’apertura della Cantina del Cabreo, nuovo tassello di un percorso che punta a rafforzare il legame tra produzione vinicola e accoglienza. Una direzione che riflette una tendenza sempre più diffusa nel settore, dove il vino diventa parte di un’esperienza più ampia, legata al territorio e alla permanenza.
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