Nel panorama della birra artigianale italiana, dove per anni hanno dominato gradazioni elevate, luppolature spinte e sperimentazioni estreme, si sta facendo spazio una direzione diversa. Più pulita, quotidiana e orientata alla bevibilità. È una strada che il birrificio Muttnik, oggi attivo a Sesto San Giovanni (Mi) e guidato da Eleonora Frisio, Francesco de Tollis e Lorenzo Beghelli, ha scelto di percorrere già da tempo.

La birra artigianale di Muttnik cerca equilibrio e bevibilità
Birrificio Muttnik, una storia in continua evoluzione
La storia del progetto nasce nel 2004 tra produzioni casalinghe, viaggi e curiosità brassicole. I primi esperimenti prendono forma nel quartiere Satellite di Pioltello, in provincia di Milano, quando la birra artigianale italiana stava ancora costruendo la propria identità contemporanea. Dopo una fase iniziale da beer firm, il percorso si sviluppa con l’apertura del pub MIR a Sesto San Giovanni, luogo che contribuisce a consolidare la presenza del marchio sul territorio. Un passaggio decisivo arriva nel 2019 con il birrificio di Pavia, dove Muttnik definisce in modo più preciso la propria linea produttiva e ottiene i primi riconoscimenti.

Lo staff di Muttnik
Oggi il progetto ha trovato una nuova dimensione nello stabilimento di Sesto San Giovanni, pensato non soltanto come spazio produttivo ma anche come luogo di incontro e accoglienza. Accanto all’impianto è stato infatti realizzato uno spaccio aziendale con beer garden, aperto dal lunedì al sabato, dove è possibile acquistare bottiglie oppure consumare direttamente le birre del birrificio. Il giovedì sera lo spazio ospita anche appuntamenti di musica live, contribuendo a creare una dimensione informale e di quartiere che accompagna l’attività produttiva.
Dalla Pils alla Berliner Weisse, una linea costruita sulla facilità di bevuta
Tra le produzioni che meglio rappresentano l’identità di Muttnik c’è la Gagarin, Italian Pils da 4,8 gradi che resta la birra più venduta del birrificio. Una birra costruita sull’equilibrio, con malto Pils e luppoli Saaz e Kazbek che lavorano su note erbacee e floreali senza eccessi aromatici. Accanto alle basse fermentazioni di ispirazione tedesca, come la Vienna Lager Damka, trova spazio anche una lettura personale di stili più leggeri e acidi.

Muttnik: Gagarin
Ryzhik, una birra fresca come una bibita estiva
È il caso della Ryzhik, Berliner Weisse da 3,4 gradi che interpreta uno stile storico tedesco attraverso una chiave più contemporanea e immediata. A raccontare la filosofia dietro Ryzhik è Lorenzo Beghelli, che descrive una birra nata con l’idea di recuperare il lato più spontaneo e dissetante della bevuta. «È una birra leggermente acida, ma non a fermentazione spontanea, quindi molto più immediata e fruibile», spiega. «La produciamo con un metodo tradizionale: interrompiamo la cotta dopo la filtrazione e lasciamo lavorare per una notte i batteri lattici selezionati, fino a raggiungere l’acidificazione desiderata».

Muttnik: Ryzhik
Da lì il processo riprende come per una birra classica, con bollitura, luppolatura e fermentazione. Il risultato è una Berliner Weisse costruita su acidità contenuta, freschezza e tensione agrumata. «Non volevamo allontanarci da certe abitudini di consumo popolari, come le Radler o le birre agrumate», continua Beghelli. «Ci interessava capire cosa le rendesse così piacevoli e tradurlo in una birra artigianale con una sua identità». La presenza dello zenzero, appena accennata, accompagna una componente minerale e citrica che rende la Ryzhik particolarmente orientata alla bevuta estiva.

Una produzione che guarda alla continuità
Nel 2025 Muttnik ha raggiunto una produzione di circa 2.300 ettolitri, distribuiti principalmente attraverso vendita diretta e rete commerciale in Lombardia e in diverse regioni italiane, tra cui Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. La scelta produttiva rimane concentrata su una gamma stabile, senza inseguire rotazioni continue o uscite stagionali eccessivamente spinte. Un’impostazione che riflette un approccio sempre più presente nel comparto brassicolo italiano: produrre meno effetti speciali e più birre capaci di accompagnare il consumo quotidiano.
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