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prima festa

Catarratto tra storia e futuro: la Sicilia riscopre il suo vitigno simbolo

Antonio Iacona
di Antonio Iacona
11 giugno 2026 | 17:39

Partire dall’identità prima che dai numeri. Recuperare il carattere ancor prima delle percentuali. Raccogliere una sfida che travalica il tempo, i mercati e i chilometri, con la consapevolezza di quanta storia, tradizione, territorio si celino in essa. E soprattutto, dare nuovo vigore a un vitigno simbolo stesso della Sicilia enoica. Sono alcuni degli ingredienti base e, appunto, identitari della prima edizione della “Festa del Catarratto”, ideata e organizzata, il 6 e 7 giugno scorsi, dall’Arca, Associazione Regionale del Catarratto Autentico.

Catarratto tra storia e futuro: la Sicilia riscopre il suo vitigno simbolo

A Santa Cristina Gela si è tenuta la prima “Festa del Catarratto”

Il territorio tra confine e identità

Lo scenario è una terra di confine nell’Isola più grande del Mediterraneo, tra province che si incrociano come sogni migratori, campagne e colline che si incastonano in albe e tramonti da fiaba, ma che non dimenticano la concretezza di mani sporche di terra, il peso del sudore dei contadini e la fede nel lavoro dell’uomo. Santa Cristina Gela, nel Palermitano, è stato il Comune quartier generale della Festa, che però ha toccato anche e proprio quei confini, assaggiato quei tramonti e, soprattutto, riscoperto quei valori enologici fondamentali per raccontare questa storia affascinante. La riscoperta, infatti, è partita da Marsala, nel Trapanese, con la prima delle sei cantine che oggi hanno dato vita e aderiscono ad Arca, in attesa che altre realtà eccellenti dell’Isola raccolgano la sfida e si uniscano a loro, con gli stessi valori, con gli stessi obiettivi, con gli stessi orizzonti.

Le cantine e il progetto Arca

Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo sono le sei aziende che in tutto coltivano 80 ettari di Catarratto con un potenziale produttivo di circa 7 mila ettolitri di vino e che hanno dato vita al proprio sogno di vedere un rilancio effettivo di un vitigno, anzi del vitigno siciliano per eccellenza, trascurato per anni, miscelato in blend come fosse un “fratello minore”, accolto spesso con sufficienza e a volte con indifferenza e, forse, anche difficile da coltivare. Una cattiva narrazione, insomma, che ha accompagnato per troppo tempo un’uva invece in grado di sostenere il passare degli anni, di dare il meglio di sé anche in condizioni “estreme”, di appassionarsi alle terre in cui viene piantato e coltivato, per poi sfociare in colori, profumi e sapori autentici e inconfondibili nei calici, in un’esplosione di narrazioni originali. Possiede un equilibrio raro, la sua uva resiste alla siccità e alle principali malattie, fattori che ne hanno proprio favorito la diffusione in quasi tutte le province dell’Isola. È affidabile e sinonimo di qualità.

Catarratto tra storia e futuro: la Sicilia riscopre il suo vitigno simbolo

I produttori associati nel progetto Arca

E poi, ovviamente, anche i numeri hanno la loro importanza, che fanno registrare attualmente in Sicilia circa 28 mila ettari di terreno a coltivazione di Catarratto, tra produzioni in biologico, sostenibilità e forte identità. Fonti letterarie lo attestano esistente già nel Cinquecento, con una presenza diffusa nelle campagne. Della sua coltivazione la Sicilia possiede quasi il monopolio e, se i 28 mila ettari possono sembrare un grande numero, si pensi che fino agli anni ‘90 del secolo scorso erano circa 90 mila gli ettari dedicati. Oggi, finalmente, assistiamo alla sua rinascita.

Catarratto tra storia e futuro: la Sicilia riscopre il suo vitigno simbolo

In Sicilia ci sono circa 28 mila ettari di terreno a coltivazione di Catarratto

Davvero affascinante, allora, sentire il racconto, le storie, le testimonianze direttamente da chi, con la professionalità, la correttezza, la trasparenza che ha sempre contraddistinto le proprie carriere, ha vissuto e vive in prima persona lo sviluppo del Catarratto: scommettendo le proprie fatiche, investendo i propri patrimoni, coinvolgendo le proprie famiglie. E tutto, fatiche, patrimoni, famiglie si percepiscono ad ogni sorso, ad ogni assaggio, facendo allontanare il degustatore dalle fredde analisi, dalle anonime percezioni, dalle inanimate schede tecniche. Anche le masterclass, così, si sono rivelate straordinari racconti di vite ordinarie e votate al lavoro vero, quello della Sicilia agricola in territori forse troppo lontani dalle metropoli, ma certamente molto più vicini ai sogni, alla vita autentica e a noi stessi.  

Il ruolo di Tonino Guzzo e la guida del progetto

Perno “tecnico” del racconto, faro e punto di riferimento è stato uno degli enologi che ha contribuito certamente a scrivere la storia del vino in Sicilia: Tonino Guzzo, che segue alcune delle eccellenti cantine citate. Un profondo conoscitore del Catarratto, che ha creduto da sempre nelle straordinarie potenzialità di quest’uva e sulla quale ha scommesso (e vinto!) alcune delle battaglie storiche. Etichette che hanno segnato la storia della ristorazione siciliana, che ci hanno fatto compagnia in tanti pranzi e cene di lavoro, di festa, di celebrazioni, portano la sua firma e oggi Guzzo si fa voce narrante del progetto, con il coordinamento del presidente di Arca, Sebastiano Di Bella, altro volto affascinante dell’associazione e della produzione vitivinicola isolana. Filosofo, titolare della omonima cantina Di Bella, già dirigente regionale e presidente dell’Irvo (Istituto Regionale Vino e Olio), studioso e traduttore del greco antico, ha abbozzato una traduzione di un passo del primo manuale gastronomico siciliano. Tutti aspetti affascinanti, ma schivati con modestia, spesso con autoironia, mentre dietro questa figura si cela un uomo autentico, come tutti gli altri che compongono Arca. Lavoratori, padri di famiglia, imprenditori ai quali brillano gli occhi quando raccontano la propria Sicilia, lontana dagli stereotipi, dalla pigrizia, dai commenti social. Insomma, quando raccontano la Sicilia che ci piace e che è quella autentica.

Cultura arbëreshë e identità del territorio

La “due giorni”, dunque, si è trasformata in un viaggio altrettanto autentico, tra masterclass e degustazioni, assaggi e descrizioni, con lo sfondo di campagne sconfinate e assolate dal caldo di giugno. È ancora primavera in Sicilia, ma si percepisce l’estate, e speriamo che lo sia anche per il nuovo volto del Catarratto. Una primavera raccontata visita dopo visita in quattro delle sei aziende coinvolte, mentre tra le masterclass rimane da segnalare quella molto interessante con l’approfondimento da parte dello stesso Tonino Guzzo e con l’intervento dei sei rispettivi produttori, con il coordinamento del direttore di Falstaff Italia, Othmar Kiem, che hanno messo in evidenza le differenze e le diverse espressioni delle etichette prodotte.

Catarratto tra storia e futuro: la Sicilia riscopre il suo vitigno simbolo

Durante l'evento è stata celebrata anche la cultura arbëreshë della comunità locale

Chicca finale del viaggio, dedicato a un gruppo ristretto e qualificato di giornalisti, ma con le degustazioni aperte al grande pubblico nel contesto di Santa Cristina Gela, anche la riscoperta della cultura arbëreshë della comunità locale, con degustazioni e racconti dedicati e incontri culturali. Una integrazione che affonda le sue radici nei secoli addietro, Medioevo, Quattrocento ed oltre e che ha visto la costante difesa e tutela della lingua, della cultura, dell’identità della comunità locale. Santa Cristina Gela, infatti, è uno dei cinque comuni siciliani dove la cultura arbëreshë ha ancora le sue fondamenta, assieme a Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Palazzo Adriano e Mezzojuso. Ad accogliere giornalisti e turisti sono stati Giuseppe Cangialosi, sindaco di Santa Cristina Gela, Sebastiano Di Bella, presidente di Arca, e Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina e presidente dell’Unione dei Comuni Arbëreshë della Sicilia (Besa).

La visione della Festa del Catarratto

«La prima Festa del Catarratto - ha detto il presidente Di Bella - nasce come esperimento di educazione, promozione e  valorizzazione del Catarratto, il vitigno più rappresentativo e identitario della nostra isola, coinvolgendo il territorio e la comunità locale, con l’obiettivo di integrare la produzione vinicola in un più ampio contesto culturale e di fare conoscere il Catarratto e le nuove e più autentiche espressioni stilistiche che ne valorizzano le caratteristiche, dando vita a vini più freschi, più contemporanei e con grande potenziale di invecchiamento». Siamo certi, allora, che questa prima edizione dell’appuntamento con la storia enoica siciliana sia stato un autentico successo: artigianale, genuino, agreste, biologico, sostenibile. Insomma, un successo vero, come la nostra terra.

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