La seconda edizione di Merano WineFestival Calabria - Essenza del Sud si è chiusa tra Melissa, Cirò e Cirò Marina con numeri che restituiscono la dimensione ormai strutturata dell’iniziativa: circa 3000 presenze complessive e un calendario che ha alternato momenti divulgativi e attività professionali. L’impostazione diffusa dell’evento ha continuato a rappresentare una delle caratteristiche principali del format, costruito sulla collaborazione tra Merano WineFestival, Regione Calabria e Arsac. Il dato più rilevante non è soltanto nella partecipazione, ma nella crescente integrazione tra contenuti culturali e relazioni commerciali, con un progressivo spostamento dell’attenzione verso il posizionamento del vino calabrese sui mercati esteri.

Merano WineFestival Calabria: il convegno inaugurale
Identità territoriale e lettura dei mercati
Il convegno inaugurale alla Torre Aragonese di Melissa ha impostato la riflessione attorno al tema dell’identità e delle prospettive del comparto vitivinicolo regionale. Nel confronto tra istituzioni e operatori è emersa la necessità di leggere la produzione non solo come espressione agricola, ma come sistema territoriale complesso. Nel corso degli interventi, il fondatore di Merano WineFestival Helmuth Köcher ha sottolineato come il vino calabrese stia assumendo una fisionomia riconoscibile nel panorama nazionale, mentre la direzione di Arsac ha richiamato l’importanza di un lavoro continuativo sulla valorizzazione delle filiere. Il dialogo tra enti e consorzi ha evidenziato un punto condiviso: la crescita passa dalla capacità di connettere qualità produttiva e narrazione coerente dei territori.
Il ruolo del borgo e la dimensione esperienziale
Il sabato dedicato allo Street Wine&Food Festival ha trasformato il centro storico di Cirò in uno spazio espositivo diffuso. Le degustazioni e le attività di approfondimento hanno costruito un percorso che ha alternato momenti divulgativi a forme più informali di incontro tra produttori e pubblico.

Al Merano WineFestival Calabria erano presenti 125 aziende tra vino, food, spirits e birra
Le masterclass dedicate ai vini calabresi, insieme agli approfondimenti su tecniche e vitigni autoctoni, hanno restituito un quadro in cui il confronto tra tradizione e innovazione rimane centrale. In questo contesto, il Gaglioppo continua a rappresentare un riferimento identitario, pur all’interno di una sperimentazione che coinvolge anche i vini bianchi e le basi metodo classico.
Business e apertura internazionale
La giornata conclusiva a Borgo Saverona ha segnato la componente più operativa della manifestazione. La presenza di 125 aziende tra vino, food, spirits e birra ha dato forma a un’area espositiva in cui la dimensione commerciale ha trovato un assetto più definito rispetto alle edizioni precedenti. Il dato più significativo riguarda però i 150 incontri b2b con operatori internazionali provenienti da nove Paesi, tra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Brasile. Un segnale che, al di là della dimensione numerica, indica la volontà di strutturare relazioni stabili con mercati diversi da quello domestico. Nel confronto dedicato ai mercati esteri, è stato lo stesso Helmuth Köcher a osservare che «il vino calabrese esprime un mosaico unico, dove biodiversità e identità territoriale trovano una coerenza sempre più leggibile anche fuori dai confini nazionali».
Un sistema in trasformazione
La seconda edizione conferma un passaggio: il vino calabrese non si muove più soltanto in una logica di scoperta, ma in una fase di costruzione di posizionamento. Il contributo delle istituzioni regionali e dei consorzi appare orientato a consolidare una rete produttiva che tenga insieme promozione, formazione e apertura ai mercati.

Carlo Siciliani, Mariagrazia Panebianco, Gianluca Gallo, Ferdinando Alfì ed Helmuth Köcher
In questa direzione si inserisce anche la lettura della direttrice generale di Arsac Fulvia Michela Caligiuri, che ha richiamato il valore della manifestazione come strumento di confronto tra imprese e operatori, utile a rafforzare la presenza del territorio nei circuiti professionali. La traiettoria che emerge da Cirò è quella di un comparto in evoluzione, dove la dimensione identitaria resta centrale ma si misura sempre più con le dinamiche del mercato globale.