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World Wine Awards

Decanter, Italia 2ª per medaglie: oltre 2mila riconoscimenti e 6 Best in Show

di Redazione Italia a Tavola
17 giugno 2026 | 16:52

L'Italia chiude al secondo posto nel medagliere complessivo del Decanter World Wine Awards 2026, confermando la propria solidità nel panorama enologico internazionale. Con 2.059 medaglie conquistate - alle spalle della sola Francia - il Paese si distingue non solo per il numero dei riconoscimenti, ma anche per la capacità di esprimere qualità in un'ampia varietà di territori, denominazioni e tipologie. Dai sei Best in Show ai 29 Platinum Award, fino alle numerose medaglie Gold, Silver e Bronze, i risultati evidenziano una presenza diffusa lungo tutta la Penisola, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia. L'edizione 2026 del concorso organizzato da Decanter offre inoltre una fotografia aggiornata dell'evoluzione del vino mondiale. Quasi 17mila etichette provenienti da 58 Paesi sono state sottoposte a degustazione alla cieca da una giuria composta da 245 esperti internazionali, tra cui 63 Master of Wine e 24 Master Sommelier. Il quadro che emerge conferma l'innalzamento della qualità media globale e una competizione sempre più aperta, nella quale nuove aree produttive si affiancano ai territori storici. In questo contesto, l'Italia consolida il proprio ruolo di protagonista, distinguendosi per la capacità di coniugare identità territoriale, diversità produttiva e risultati ai massimi livelli del concorso.

Decanter, Italia 2ª per medaglie: oltre 2mila riconoscimenti e 6 Best in Show

Sono 2.059 i riconoscimenti ottenuti dall'Italia

Italia: articolazione territoriale e risultati diffusi

Il quadro italiano si distingue per la varietà dei risultati ottenuti. Con 2.059 medaglie totali, il Paese conferma una struttura produttiva fortemente diversificata. Il dato più significativo riguarda la distribuzione regionale, che non si concentra su un’unica area ma coinvolge territori differenti, dal Nord alpino fino alle regioni del Sud. In particolare, alcune denominazioni del Piemonte e della Toscana continuano a rappresentare riferimenti consolidati, mentre altre aree come Sicilia, Lombardia e Trentino-Alto Adige mostrano una crescita progressiva. La Franciacorta, in particolare, ottiene un riconoscimento rilevante nel segmento degli spumanti, mentre il Trentino-Alto Adige si distingue per la presenza di più vini ai livelli Platinum.

Francia regina tra i Best in Show, ma l’Italia porta 6 etichette

La distribuzione dei 50 Best in Show conferma il ruolo centrale della Francia, che con 16 riconoscimenti concentra quasi un terzo dei massimi premi assegnati dal DWWA 2026. Il risultato riflette la solidità di un sistema produttivo capace di esprimere eccellenze in più aree, dalla Borgogna alla Champagne, passando per Rodano e Loira, mantenendo un'elevata continuità qualitativa tra denominazioni e stili. Alle sue spalle si collocano Italia, Australia e Spagna, che rappresentano il secondo gruppo di riferimento della competizione. L'Italia, con 6 Best in Show, si distingue soprattutto per la varietà delle denominazioni premiate: i riconoscimenti spaziano infatti dal Barolo al Barbera Nizza, dal Vino Nobile di Montepulciano al Carmignano, fino al Cerasuolo di Vittoria e alla Franciacorta, segno di una competitività diffusa che coinvolge territori, vitigni e tipologie molto differenti.

Australia e Spagna si fermano entrambe a 5 Best in Show, ma con caratteristiche diverse: la prima conferma la capacità di ottenere risultati di vertice in aree produttive lontane tra loro, come Margaret River, Tasmania e Hunter Valley, evidenziando un modello fondato sulla qualità trasversale; la seconda, invece, costruisce il proprio successo sulla forza delle denominazioni storiche, con una presenza significativa di grandi rossi, vini fortificati e bianchi atlantici. Nel complesso, i risultati suggeriscono un panorama internazionale nel quale la leadership francese resta salda, ma il vertice della qualità si presenta oggi più distribuito rispetto al passato, con Italia, Australia e Spagna ormai stabilmente inserite nel gruppo delle nazioni in grado di competere ai massimi livelli del concorso.

Platinum Award: 29 riconoscimenti italiani

Per quanto riguarda i Platinum Award, l'Italia conquista 29 vini premiati con 97 punti, confermandosi tra i paesi di riferimento per l'eccellenza enologica a livello internazionale. Nel confronto con le altre grandi nazioni del vino, il risultato italiano colloca il Paese al secondo posto per numero di Platinum Award, preceduto soltanto dalla Francia, che guida la classifica con 42 riconoscimenti, e davanti alla Spagna, che ne ottiene 27, e all'Australia, con 19 Platinum. La distribuzione dei riconoscimenti evidenzia inoltre una notevole varietà territoriale e stilistica: il Trentino-Alto Adige/Südtirol è la regione più rappresentata con 9 Platinum, affermandosi come punto di riferimento per i grandi vini bianchi grazie soprattutto alle performance di Cantina Terlano, Cantina Tramin, Girlan, Prackfol e Cantina Valle Isarco.

Segue la Toscana con 8 riconoscimenti, che conferma la propria vocazione per i grandi rossi - Brunello di Montalcino, Chianti Classico Gran Selezione, Chianti Rufina Riserva e Vino Nobile di Montepulciano - ma ottiene risultati di rilievo anche nella categoria dei vini dolci con due Vin Santo. Il Piemonte totalizza 4 Platinum, tutti dedicati ai grandi rossi delle denominazioni Barolo, Barbaresco e Nizza, mentre il Veneto raccoglie 3 premi, rappresentando tre anime della regione: Prosecco Superiore, Lugana Riserva e Amarone della Valpolicella Classico Riserva. Completano il quadro il Friuli-Venezia Giulia con due bianchi di alta espressione, la Liguria con un rosato, l'Abruzzo con un Pecorino Superiore e il Molise con una Falanghina. Dal punto di vista delle tipologie, emerge una distribuzione particolarmente equilibrata ma con una marcata vocazione per i vini bianchi: 14 Platinum sono assegnati a bianchi fermi (48% del totale), 11 ai rossi (38%), 2 ai vini dolci, 1 a uno spumante metodo classico e 1 a un rosato. Il dato evidenzia come l'eccellenza italiana non sia più rappresentata esclusivamente dai grandi rossi, ma trovi oggi una delle sue espressioni più convincenti anche nei bianchi di alta gamma, capaci di competere ai massimi livelli internazionali per precisione, complessità e potenziale evolutivo.

Un quadro globale sempre più articolato

I risultati del Decanter World Wine Awards 2026 delineano un contesto enologico in ulteriore evoluzione, con quasi 17.000 vini valutati alla cieca da una giuria internazionale composta da enologi, Master of Wine e Master Sommelier. Il dato che emerge con maggiore chiarezza riguarda la progressiva estensione geografica della qualità, oggi distribuita su un numero crescente di Paesi e territori produttivi. Le valutazioni, articolate su più livelli di selezione, hanno portato all’assegnazione di medaglie Gold, Platinum e Best in Show secondo criteri comparativi ripetuti.

Decanter, Italia 2ª per medaglie: oltre 2mila riconoscimenti e 6 Best in Show

La giuria era composta da 245 esperti internazionali

Il 2026 viene indicato dagli organizzatori come uno degli anni con il livello qualitativo più alto nella storia del concorso. Non si tratta di una variazione nei criteri, quanto piuttosto di un miglioramento diffuso nelle pratiche viticole e in cantina. La struttura delle valutazioni, basata su degustazioni ripetute e confronti tra panel diversi, ha contribuito a ridurre la componente occasionale nelle assegnazioni, privilegiando i vini capaci di mantenere stabilità stilistica e precisione tecnica. Secondo Caro Maurer MW, «il livello complessivo è risultato molto elevato e i vini premiati rappresentano in modo coerente le rispettive aree di origine».

Nuove aree e ampliamento della mappa del vino

Uno degli elementi più evidenti riguarda la crescita di regioni emergenti all’interno del panorama internazionale. Territori che fino a pochi anni fa avevano un ruolo marginale stanno entrando con maggiore frequenza nei livelli alti della classifica. Tra i casi più significativi figurano alcune prime affermazioni in aree della Spagna interna, nuove presenze in Portogallo e risultati inediti per zone degli Stati Uniti come Texas e Virginia. Anche alcune aree insulari europee mostrano un consolidamento della qualità media. Questo fenomeno non sostituisce i territori storici, ma ne amplia il contesto competitivo. Un altro dato ricorrente riguarda la presenza sempre più rilevante di vitigni locali. Varietà come Plavac Mali, Callet, Robola e Kisi compaiono con regolarità nelle valutazioni più alte, segnalando un interesse crescente verso espressioni meno standardizzate. In diversi casi, queste uve hanno raggiunto livelli di riconoscimento paragonabili a quelli delle varietà internazionali più diffuse, contribuendo a ridefinire il concetto stesso di qualità nel contesto del concorso.

Il tema del valore e la fascia accessibile

Accanto ai vini di alta gamma, il concorso ha evidenziato anche una crescente attenzione ai vini di fascia accessibile. L’introduzione e il consolidamento delle categorie Value hanno permesso di mettere in evidenza etichette con buon rapporto tra qualità e prezzo. Tra i risultati segnalati figurano vini provenienti da diverse aree produttive dell’Europa e dell’emisfero australe, spesso legati anche alla grande distribuzione. Il dato più rilevante non riguarda singole etichette, ma la presenza stabile di questo segmento all’interno delle medaglie assegnate.

Spumanti e orange wine tra ampliamento delle aree produttive e nuove categorie stilistiche

Il comparto degli spumanti continua a rappresentare uno degli ambiti più dinamici. Accanto ai riferimenti tradizionali, emergono produzioni provenienti da territori non storicamente associati alla spumantistica. Italia, Regno Unito e Australia confermano una presenza stabile ai livelli più alti, mentre nuove aree come Brasile e Canada iniziano a comparire con riconoscimenti significativi. Il quadro complessivo mostra una progressiva diversificazione degli stili produttivi.

Decanter, Italia 2ª per medaglie: oltre 2mila riconoscimenti e 6 Best in Show

Tra gli spumanti si nota una progressiva diversificazione degli stili produttivi

Gli orange wine proseguono il loro percorso di integrazione nel panorama internazionale. Le valutazioni del 2026 mostrano una presenza più ampia rispetto agli anni precedenti, con risultati distribuiti tra Europa e Sud America. La crescita non riguarda solo il numero di campioni, ma anche la loro capacità di ottenere valutazioni omogenee nei diversi panel di degustazione, segnalando una maggiore definizione stilistica della categoria.

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