Non è il primo e non sarà l’ultimo, ma ecco un altro che è stato folgorato sulla via delle viti. Questa volta parliamo di Paolo Panerai, imprenditore, un milanese tra le figure più note dell’editoria finanziaria, gastronomica e del lusso. Giornalista, fu direttore di periodici, poi famoso per aver fondato Class Editori nel 1986, gruppo che oggi comprende quotidiani, periodici, televisioni, radio, agenzie di stampa e piattaforme digitali.
Paolo Panerai dal 2002 è proprietario della tenuta Feudi del Pisciotto a Niscemi (Cl)
Nel 1979 arriva la folgorazione ed acquista Castellare di Castellina nel Chianti Classico, ritornata nel 1999 con Rocca di Frassinello in Maremma; infine, nel 2002 sbarca in Sicilia in agro di Niscemi (Cl), acquistando una tenuta di 200 ettari, Feudi del Pisciotto, oltre ad altro vigneto a Menfi. Tutti oggi sono compresi in Domini Castellare di Castellina.
Feudi del Pisciotto, il volto siciliano di Paolo Panerai tra vigneti e ospitalità
Feudi del Pisciotto, confinante con la Riserva Naturale Sughereta di Niscemi, gestita dall’ex Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, tanto è importante, comprende un antico ed interessante baglio che è stato sapientemente e rusticamente ristrutturato in un wine relais di gran classe, esteso attorno al più grande palmento storico isolano, diventato bottaia, museo, sale per eventi e per l’alta ristorazione.
Una vista aerea di Feudi del Pisciotto
Inizialmente Panerai si servì della consulenza del padre della moderna enologia siciliana: Giacomo Tachis che nei 50 ettari di vigneti, oltre agli autoctoni del territorio, Nero d’Avola, Frappato, Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, fece piantare Merlot, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Chardonnay, Syrah, Semillon e Gewürztraminer. Chiaramente il grande maestro aveva capito che anche gli internazionali si sarebbero ambientati benissimo in questo lembo di Sicilia non lontano dal mare.
Dalla visione di Giacomo Tachis ai vini di oggi: il progetto enologico di Niscemi
La moderna cantina è inserita nel baglio ed è tutta a gravità senza pompaggi. Le 17 referenze sono suddivise in 4 collezioni: Grandi Cru, I Putti del Serpotta, Colori di Sicilia, Le Maioliche. Grande cura grafica, e non poteva essere diversamente, alle etichette ed attenzione umanitaria al territorio, per cui parte del ricavato dell’ultima etichetta, Fata Niscim, sarà devoluto alla popolazione di Niscemi. La coltivazione è in riduzione dei fitofarmaci. L’enologo di tutti i Domini è Alessandro Cellai, mentre il responsabile in Sicilia è Marco Parisi, laureato a Marsala, specializzato ad Asti e con master a Lisbona, che si sta dedicando anche al recupero di vitigni autoctoni reliquie.
Degustazione nel palmento a Feudi del Pisciotto
Degustiamo, dai Putti, il Cerasuolo di Vittoria 2023 e, dai Colori di Sicilia, il Grillo 2025 Doc Sicilia. Il Cerasuolo di Vittoria è l’unica Docg isolana, quindi il vino che meglio si identifica col territorio compreso in parte delle province di Caltanissetta, Catania e Ragusa. È un blend per il 60% di Nero d’Avola e il 40% Frappato. Vigneto a quota 100 metri, resa di soli 60 q/ha, vinificazione in acciaio, affinamento in barrique per 10 mesi ed un anno in bottiglia.
Il Cerasuolo di Vittoria 2023
Nel calice colore rubino brillante; al naso tanta frutta rossa accompagnata da note balsamiche, spezie, un bouquet affascinante, vivace; al palato un’armonia di tannini vellutati e di corretta acidità, struttura affatto pesante, è fragrante, persistente con una beva piacevole, moderna, non impegnativa. Un rosso ideale per l’estate che riesce ad abbinarsi ad un’infinità di piatti, non disdegnando il pesce azzurro regolando la temperatura; sono 7.000 bottiglie a € 17.
Grillo e Cerasuolo di Vittoria: due interpretazioni della Sicilia nel calice
Il Grillo è uno dei vitigni che stanno dando successo ai bianchi siciliani, uno dei 4 monovarietali dei Colori di Sicilia, è coltivato in terreni sciolti sempre a 100 m sul livello del mare, resa ancora più bassa, 55 quintali per ettaro. Vinificato e affinato in acciaio per 4 mesi e in bottiglia per oltre 2, per cui è un vino fresco, giovane, spigliato.
Il Grillo 2025 di Feudi del Pisciotto
Nel calice colore paglierino verdolino; al naso inizia chiuso per subito aprirsi con frutta bianca, mandorla, avocado, qualche gelsomino e fiori di campo, delicato, incuriosisce; al palato la sapidità e l’acidità sono equilibrate, ritornano i sentori olfattivi, una beva non impegnativa ma abbastanza persistente. Si abbina a tutto il mare e ai formaggi fino a quelli mediamente stagionati. Le bottiglie sono 18.000 ad un prezzo di € 12.
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