Il Montello, area collinare in provincia di Treviso, prende il nome dalla forma compatta e massiccia che lo fa assomigliare a una piccola montagna. Patria del vino da secoli, come attestano le fonti storiche: ad esempio nel 1590, per non risalire alla preistoria, il Bonifacio nella sua “Historia Trevigiana” scriveva che «Ha il contado di Trevigi boschi utili per molte legne e per la caccia… I terreni producono vini buonissimi ed il migliore è quello della riviera del Montello». Da qui al racconto vitivinicolo di stampo familiare il passo è brevissimo, come attesta la presenza di Giusti Wine a Nervesa della Battaglia, comune celebre per la “Battaglia del Solstizio” (Giugno 1918), in cui l'Italia respinse con successo l'ultima grande offensiva austriaca sul fronte del Piave.

Giusti Wine nasce al Montello, area collinare nel trevigiano
Radici familiari, territori e visione enologica nel cuore del Montello
Il fondatore Ermenegildo Giusti nasce nel 1954 a Volpago del Montello, da una famiglia contadina di lunga tradizione vinicola. A 17 anni emigra in Canada, dove anno dopo anno costruisce un solido impero imprenditoriale nel settore delle costruzioni, il Giusti Group of Companies. A partire dall’anno 2000 decide di reinvestire nel suo paese natale, fondando nel 2004 l'azienda agricola Giusti Dal Col e finanziando il restauro dell'Abbazia di Sant'Eustachio sul Montello.

Il fondatore di Giusti Wine Ermenegildo Giusti
Oggi Giusti Wine è da lui guidata insieme al nipote Gabriele Zanatta - enologo di formazione - con la supervisione tecnica di altri due enologi, Mirco Pozzobon e Graziana Grassini. Missione: valorizzare e promuovere nel mondo l'Asolo Prosecco e i bordolesi del Montello, espressione autentica del Made in Italy. «Ho fatto la mia fortuna in Canada - ci racconta Ermenegildo Giusti - in un settore diverso da quello agricolo, ma mi sento da sempre legato alla terra. I miei ricordi più belli di ragazzino sono quelli della vendemmia, quando mi facevano entrare in un tino a schiacciare l’uva con i piedi. Sempre sul filo dei ricordi, mi viene in mente il momento preciso in cui decisi che dovevo mettermi in gioco anche nella viticoltura: ero a pranzo in Messico con i rappresentanti di alcune aziende petrolifere e decidemmo di ordinare del prosecco italiano, veneto, trevigiano».

L'enologo Gabriele Zanatta, alla guida di Giusti Wine assieme a Ermenegildo Giusti
«Ci portarono una schifezza imbevibile - continua nel racconto Giusti - tanto che pensai tra me e me: ‘No, non è possibile, devo fare qualcosa.’ Sentii ancor più chiaro del solito che il mio compito di emigrante era di far conoscere il meglio del mio paese. Da lì la decisione di investire, e a seguire tutta la piccola storia di Giusti Wine, che non è solo glera e prosecco, ma anche merlot, cabernet sauvignon, recantina, pinot nero, incrocio manzoni, pinot grigio, sauvignon nepis. Le viti sono distribuite su undici appezzamenti di proprietà dell’azienda, che devono esprimere quell’idea di ordine e bellezza che mi accompagna fin dall’infanzia: ‘poareti ma neti’, diceva mia nonna in dialetto. Ora non c’è più la povertà ma è rimasto il piacere di esaltare l’armonia dei filari e delle viti, da curare come fossero piante da giardino».
Relazioni familiari e identità delle tenute Giusti Wine
E che dire del piacere delle relazioni familiari? Ermenegildo ci tiene a ribadire che famiglia e lavoro sono i due pilastri su cui Giusti Wine si regge, a partire dai nomi delle undici tenute vitivinicole (120 ettari in tutto), dedicate soprattutto a moglie, figli, padre, madre, zii, nonni, nipoti, in esplorazione di buona parte dei gradi ammissibili di parentela. Sui cartelli all’entrata dei vari poderi, così come sulle etichette dei vini, ritroviamo Maria Vittoria, Rosalia, Gabriele, Umberto, Augusto, Antonio, Aria Valentina, Rolando, quasi che le terre del Montello, rosse di ferro e argilla, assieme alle bottiglie inanimate volessero di botto animarsi per poter parlare di uve, vendemmie e abbinamenti.

Un assortimento di vini di Giusti Wine, dai bianchi ai rossi
Per dare un’idea meno teorica dell’impegno di Giusti Wine possiamo cominciare da uno dei fiori all’occhiello, un diverso in un mondo di uguali - e talora anche sciatti. Protagonista in assaggio è l’Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut “Oro”. «Questo prosecco dal nome prezioso - spiega l’enologa Graziana Grassini - nasce dall'idea di Ermenegildo Giusti di interpretare in modo originale uno dei vini più famosi nel mondo. Mi ha lasciato libera di scegliere il percorso da seguire, e io ho cercato di guardare un prodotto di massa con occhi nuovi, mettendo a disposizione le mie capacità e la mia passione per i grandi vini. Complesso come un metodo classico, piacevole come un prosecco: uno spumante che racchiude in sé il potenziale di un territorio, l'Asolo Montello, ancora tutto da scoprire».
Il “Gabriele” e la recantina: quando il vino diventa racconto di territorio
E passiamo ora ai nomi di persona a braccetto con le denominazioni, visto che incontriamo il “Gabriele”, nipote enologo di Ermenegildo e allo stesso tempo tributo al territorio del Montello, vinificato da uve “incrocio Manzoni” in purezza. Il vitigno nacque intorno al 1930 dal lavoro di Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano, a partire dalle varietà riesling renano e pinot bianco. Giallo brillante con bagliori dorati chiari, Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello Doc esprime al naso grande eleganza e una buona intensità, insieme a sentori che richiamano la frutta gialla matura, i fiori bianchi e le erbe aromatiche. In bocca rivela un grande equilibrio tra morbidezza e sapidità, mostrando allo stesso tempo persistenza ed eleganza.

La missione di Giusti Wine è valorizzare e promuovere nel mondo l'Asolo Prosecco e i bordolesi del Montello
E siccome i parenti, nel bene e nel male, non finiscono mai, dedichiamoci infine ad “Augusto”, padre di Ermenegildo Giusti. Questo rosso è estratto in purezza dalla recantina, vitigno autoctono del Montello quasi sconosciuto alla massa dei wine lovers ma molto amato dai nobili veneziani fino alla fine del 1800. Riscoperto solo in epoca recente, è un vino non comune, molto versatile negli abbinamenti con il cibo. Il colore è rosso rubino, intenso e brillante, al naso si presenta vivace con note fruttate di prugna rossa e ribes nero, viola e ciclamino sullo sfondo. In bocca è abbastanza vellutato: i tannini sono ben integrati, la freschezza si estende piacevolmente.
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