Un testa a testa nei sotterranei del Castello di Felino (Pr) tra due degli spumanti Metodo Classico di Lungoparma: Brut Rosé contro Brut. Due declinazioni simili di una filosofia produttiva che parte dall’obiettivo enologico e che poi si va a declinare concretamente in vigna e in cantina. Eppure, nonostante la parentela stretta, ognuno dei due ha saputo esprimere il proprio carattere durante quella che l'azienda ha definito senza esitazioni “La Sfida”, un confronto che si è sostanziato nel piatto di un pranzo accompagnato sia dal Classico Brut che dal Classico Rosé Brut negli spazi che il castello ha riservato alla cantina parmigiana per i propri eventi.

Il Castello di Felino che ha ospitato La Sfida tra i Metodo Classico di Lungoparma
Lungoparma, dall’idea al calice
La filosofia di Lungoparma, marchio recuperato e rilanciato da Filippo Gandolfi, con la collaborazione con la brand manager Ilona Shekatur, ribalta la prospettiva canonica: non si cerca di ottenere il miglior vino possibile dalle uve a disposizione, ma si cercano le migliori uve per realizzare il vino che ci è prefissati di ottenere. Per questo, ad esempio, Chardonnay e Pinot Nero utilizzate per i Metodo Classico arrivano dalla Val Nure, nel Piacentino. L’obiettivo, infatti, è raggiungere l’eleganza nel calice, con un lavoro che procede in qualche modo a ritroso, dal profilo ideale al lavoro di scelta delle varietà e quindi in vigna e in cantina.

Ilona Shekatur, brand manager di Lungoparma
Per quanto riguarda gli spumanti protagonisti della giornata al Castello di Felino, entrambe le cuvée condividono un’impostazione produttiva basata su Metodo Classico con rifermentazione in bottiglia e un affinamento minimo dichiarato di 30 mesi sui lieviti. Un elemento centrale del progetto è la presenza di una quota di vini di riserva pari al 40% nell’assemblaggio, utilizzata per garantire continuità tra le diverse sboccature.

L'ingresso degli spazi riservati a Lungoparma al Castello di Felino
Il dosaggio è fissato a 8 g/l, valore definito da Lungoparma come punto di equilibrio tra freschezza e rotondità gustativa. L’obiettivo dichiarato della produzione è ottenere una bolla fine e persistente, con un impatto tattile delicato sul palato. Entrambe le versioni sono state presentate con un anno minimo di sosta post sboccatura prima della commercializzazione, elemento che contribuisce alla stabilizzazione del profilo gustativo.
Brut Rosé e Brut, i due Metodo Classico protagonisti de “La Sfida”
Il Brut Rosé presenta una quota di Pinot Nero, pari all’80%, e il restante 20% di Chardonnay. Il colore è ottenuto tramite macerazione breve, indicata in circa 12 ore, con l’obiettivo di estrarre solo una lieve componente cromatica e tannica senza incidere sulla struttura. Durante la presentazione è stato sottolineato come la base del Rosé derivi da selezioni vendemmiali differenti, con una gestione separata delle uve e delle annate. La scelta della macerazione breve è stata indicata come funzionale a evitare estrazioni tanniche marcate, mantenendo un profilo fresco e immediato. Il risultato è un vino caratterizzato da note di fragola, melograno e piccoli frutti rossi, con una componente minerale percepita soprattutto nella chiusura gustativa.

Due calici di Brut e Brut Rosé di Lungoparma messi a confronto a Felino
Il Metodo Classico Brut è invece composto per il 70% da Pinot Nero e per il 30% da Chardonnay. Il profilo è costruito su una base più agrumata e su note di frutta secca e pasticceria derivanti dall’affinamento sui lieviti. Il “bianco”, pur condividendo la stessa durata di permanenza sui lieviti del Rosé, si distingue per una maggiore impronta agrumata e per un profilo aromatico che include note di frutta secca, lieviti e leggere sensazioni di pasticceria.
La sfida a colpi di pairing
Shekatur ha spiegato: «Con “La Sfida” abbiamo voluto creare un'occasione di incontro e scoperta che permetta di raccontare le diverse sfumature del nostro Metodo Classico attraverso un'esperienza coinvolgente e conviviale. Il Classico Brut e Il Classico Rosé Brut rappresentano due interpretazioni complementari della filosofia Lungoparma: vini che condividono la stessa cura artigianale e la stessa attenzione alla qualità, ma che esprimono personalità distinte e affascinanti. Attraverso questo percorso abbiamo voluto invitare gli ospiti a esplorare il dialogo tra vino, gastronomia e territorio, valorizzando l'identità enologica dell'Emilia-Romagna e la capacità del Metodo Classico di accompagnare momenti di autentica convivialità».
Quenelle di baccalà mantecato, con cialda di pane e olio evo
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Risotto cacio e pepe con battuta di gambero rosso e salsa verde
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Petto di pollo aromatizzato al fumo con crema di patate allo zafferano e lime
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Bavarese al melone, menta e salsa al lampone
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La degustazione si è sviluppata con servizio parallelo dei due vini su ciascun piatto, permettendo un confronto diretto delle rispettive risposte gastronomiche. In tavola sono arrivati una quenelle di baccalà mantecato, con cialda di pane e olio evo, un risotto cacio e pepe con battuta di gambero rosso e salsa verde e un petto di pollo aromatizzato al fumo con crema di patate allo zafferano e lime. Su queste portate si è concentrata la sfida tra i due Metodo Classico. Il Brut ha mostrato maggiore continuità sul sorso, mentre il Rosé ha evidenziato una risposta più immediata sulle componenti fruttate del cibo. In generale, il Brut si è mostrato più versatile e capace di sposarsi bene con le portate proposte, mentre il Rosé ha saputo esaltare maggiormente determinati sapori, specialmente quelli più marcati, come nel caso del risotto.

Lungoparma: i vini degustati a Felino
A chiudere, “fuori concorso”, come dessert è stato servita una bavarese al melone, menta e salsa al lampone. Durante il pranzo sono stati serviti anche altre due referenze di Lungoparma: Bianco Reale e Quota 16. Il primo è un piccolo viaggio alla scoperta della Malvasia di Candia (è figlio di raccolte di vendemmie anticipata e tardiva), con una evoluzione al palato decisamente interessante, mentre il secondo è un rosso da 16 gradi decisamente agile e versatile, tanto da prestarsi anche come vino per dolci (è stato proposto a Felino con del cioccolato fondente) o da dopo pasto.
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