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di Andrea Radic
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Il vigneto napoleonico torna alla luce
Opera dei Serena, mecenati del vino

Pubblicato il 11 ottobre 2017 | 10:33



In centro a Asolo (Tv) adagiato tra le meravigliose Villa degli Armeni e Villa De Mattia, ecco il “vigneto ritrovato" che la famiglia Serena titolare di Montelvini, ha deciso di riportare in vita, prima vendemmia 2022.

La famiglia Serena produce vino da 135 anni e varie generazioni. L'era "moderna" inizia nel 1968 quando Armando Serena avvia una produzione autonoma di vino a Venegazzù, una piccola frazione del Montello, negli anni in cui la produzione vinicola inizia a muovere passi importanti. Quella dei Serena è una di quelle storie di famiglia e di vino che amo raccontare, perché sono esempio della passione e del legame con la tradizione che sono caratteristiche fondamentali che diventano qualità quando si produce vino.

Adriana, Armando, Sarah e Alberto Serena  (Il vigneto napoleonico torna alla luce Opera dei Serena, mecenati del vino)
Adriana, Armando, Sarah e Alberto Serena

Perché le vigne e le cantine sono sì luoghi che portano la gioia di un calice, ma allo stesso tempo necessitano di cura, attenzione continua, sensibilità. Il vino è un prodotto della terra e, come tale, soggetto a moltissimi agenti naturali e temporali che richiedono un lavoro che nessuno potrà mai automatizzare. La famiglia dunque, con il papà Armando, la moglie signora Adriana e i figli Sarah e Alberto. Li ho incontrati per una chiacchierata al caffè della piazza di Asolo, perché nel piccolo bellissimo centro, cuore di una delle denominazioni del Prosecco, Alberto Serena con l'appoggio della famiglia, ha deciso di recuperare un antico vigneto abbandonato dagli anni sessanta, ma patrimonio storico essendo citato già nel "Catasto Napoleonico". Non solo un'operazione "nostalgia" ma il simbolo dell'amore per il territorio e per la ricchezza vitivinicola di un piccolo appezzamento di un terzo di ettaro, metro più metro meno.

(Il vigneto napoleonico torna alla luce Opera dei Serena, mecenati del vino)

Per presentare il progetto, Alberto Serena è stato ospite della sala consiliare del municipio di Asolo alla presenza del sindaco Mauro Migliorini che supporta con orgoglio l'operazione, che diventa anche elemento di immagine per la città. Durante la presentazione è giunto il messaggio di supporto istituzionale e saluto dal governatore del Veneto Luca Zaia e sono intervenuti i soggetti che compongono la squadra che riporterà in vita il "vigneto ritrovato". Dallo studio di architettura e paesaggio Made Associati, al centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano ai professionisti Davide Genovese e Marco Pavan, al professor Manlio Brusatin che ha conquistato i presenti con una relazione che ha unito storia, paesaggio, architettura e soprattutto cultura del territorio. Tra le numerose citazioni che ha regalato a chi lo ha ascoltato, quella di Pietro Bembo che nel suo "Dialogo di Amore ed Eros" scriveva che in tempi di crisi e di peste era importante passeggiare sotto pergole di viti e lui stesso, prima di diventare cardinale e ritirarsi a Roma per gestire la politica estera del Papa, era solito regalare le rose e le fragole che crescevano sotto le viti.

(Il vigneto napoleonico torna alla luce Opera dei Serena, mecenati del vino)

Molto interessante la ricostruzione storica di Brusatin del periodo della fine dell'800 e di come il territorio di Asolo si presentasse dal punto di vista vinicolo, secondo un volume ed una mappa che consegnano un preciso posizionamento dei vitigni, grazie anche a preziose fotografie d'epoca. Dopo il professore è tempo di prendere la parola per Stefano Nandi, enologo di Montelvini che il "vigneto ritrovato" lo conosce centimetro per centimetro e ha cominciato a curarlo fin da subito, analizzando i vitigni e le uve che ancora continuano spontaneamente a crescere. Una mattina racconta di essere arrivato presto e aver visto una volpe che dal vigneto è scappata nel bosco, simbolo di un ambiente incontaminato, seppur nel centro storico di Asolo, di fronte al "fresco" di Villa degli Armeni, un simbolo paesaggistico e architettonico dell'Italia che dobbiamo conservare e proteggere. Come fa la famiglia Serena, recuperando la storia del vino attraverso il "vigneto ritrovato". L'appezzamento è di 0,3 ettari ed il vitigno principale è Glera impiantato nel 1960 con circa 70/80 piante esposte a sud. Un terreno con buona presenza di argilla, alcune aree più rossastre, la forma di allevamento prevista delle viti, è Sylvoz tipica della zona.

«La prima fase del lavoro - come ha ben spiegato Nandi - è stata delimitare l'area del vigneto e compiere una prima pulizia sommaria cui seguirà una seconda tra dicembre e gennaio. In primavera estate proseguiremo il lavoro potando per il nuovo legno dalle piante madre. Tra aprile e ottobre 2018, a fine ciclo vegetativo, preleveremo legno, cioè gemme, che matureranno in estate, verranno tenute in frigo e poi innestate su portainnesti. Una fase importante, il primo tassello per avere piante che dovranno durare molti anni. Le fasi successive saranno a maggio 2019 con il consolidamento dell'innesto e la formazione delle radici, nel novembre dello stesso anno preleveremo le barbatelle per metterle a dimora e la primavera successiva andranno nel terreno preparato per riceverle».

Infine elenca rapido e quasi "visionario": «Settembre 2021 prime uve, settembre 2022 la produzione e settembre 2023 brindisi con le prime bottiglie del cru "vigneto ritrovato"». Applausi. Una breve passeggiata e dal municipio raggiungiamo il luogo dove sorge il vigneto. Un paesaggio urbano davvero affascinante con affaccio su Villa Contarini, un giardino all'italiana sovrastante con statue e siepi e dall'altra parte della strada villa De Mattia, residenza nobiliare altrettanto stupenda. Il tutto sembra fermo nel tempo, in un dipinto di fine ottocento.

Qui Armando, fondatore del gruppo Montelvini, Alberto amministratore delegato e Sarah direttore amministrativo con la mamma Adriana, alzano giustamente un calice di Asolo Prosecco Superiore Docg, per dare appuntamento a tutti al previsto brindisi del 2023 con le prime bottiglie di "vigneto ritrovato" che andranno ad aggiungersi ai 4 milioni che il gruppo produce oggi grazie al lavoro di sessanta dipendenti generando un fatturato intorno ai 23 milioni di euro. «Una cantina con caratteristiche industriali - affermano i Serena - ma dove si lavora con passione comune, entusiasmo e vicinanza a tutte le fasi di produzione, simili a quelle del contadino, legato alle leggi del tempo e della terra».

Per informazioni: www.montelvini.it

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