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di Vincenzo D’Antonio
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Viaggio nella Puglia Imperiale
A tavola, una certezza. Ma c’è molto di più

Pubblicato il 14 febbraio 2018 | 18:29

I pugliesi di oggi, custodi di fastoso passato, hanno sagacemente e brillantemente voluto denominare “Puglia Imperiale” la Puglia sì cara a Federico II. Altri, appropriatamente, lo definirono stupor mundi.

Lui si definì puer Apulaie, testimonianza alta di quanto amasse questa regione. È terra magica la Puglia Imperiale. Qui l’uomo ci vive da sempre. Da tanti secoli, duttilmente, con saggezza mai civettuola, bensì carsica come le sue linfe, questo territorio sa essere cerniera tra un Occidente ed un Oriente che tanto hanno da dirsi. Culla naturale degli elementi vitali, i suoi terreni sanno essere granai, similmente al vicino Tavoliere che a settentrione la cinge. Ad ogni modo, essendo precipuo elemento del Mediterraneo, la Puglia Imperiale esibisce il più emozionante degli abbracci, quello millenario e perenne dell’ulivo con la vite.

(Viaggio nella Puglia Imperiale A tavola, una certezza. Ma c’è molto di più)

Il mare che quietamente ondeggia, le rivierasche propaggini della Puglia Imperiale così disegnando, è quello che tange Barletta. Ed è proprio da una lodevole iniziativa promossa dal Comune di Barletta e realizzata grazie al supporto della Regione Puglia con Fondi Fesr-Fse 2014-2020, che viene data opportunità ad operatori della comunicazione di visita approfondita e non frettolosa alla Puglia Imperiale. Andiamo oltre la conoscenza epidermica, il sapere lambendo. È anelito dei barlettani, ci dice l’assessore al Turismo Giuseppe Gammarota, divenire i primi turisti della loro città, con ciò volendo intendere che devono conoscerla bene e fungere spontaneamente da primo naturale punto di riferimento per i turisti forestieri che sempre più numerosi la visitano e vi soggiornano.

Orbene, nel contempo accade anche che sono i turisti a sentirsi, stante l’atmosfera del luogo, temporary citizens di Barletta e, con essa, della Puglia Imperiale. Il porto di Barletta ricovera pescherecci, ed i pescatori esitano il loro pescato a beneficio di acquirenti accorti e buongustai. Pesce guizzante e vivo. Qui la Dieta mediterranea è la dieta naturale di tutti i giorni. Mangiare pesce crudo è ritualità domenicale; infausto il rinunciarvi. In crogiuolo di culti, l’Oriente dappresso, svetta la Cattedrale di Barletta. Così austera, così maestosa. Da sola varrebbe la visita alla città. Ed invece Barletta sa offrire tanto altro al temporary citizen. Sembra sospeso sul mare, l’imponente Castello Svevo che durante le crociate fu ricovero per i cavalieri in partenza (e di rientro) per la Terra Santa. Va visitato accortamente e non ci si lasci sfuggire, all’interno di esso, interessante visita al Museo civico.

(Viaggio nella Puglia Imperiale A tavola, una certezza. Ma c’è molto di più)

Si rende tributo, per gioia degli occhi e per gaudiosa tempesta di emozioni, all’arte di un grande figlio di Barletta: il pittore Giuseppe De Nittis. La Pinacoteca De Nittis è ospitata all’interno dello storico Palazzo della Marra. Trenitalia, così lodevolmente attenta e propensa a stimolare mediante facilitazioni il turismo culturale su rotaia, ben potrebbe individuare e promuovere, d’intesa con il Comune di Barletta, la Pinacoteca De Nittis come luogo da visitare. E ancora, di grande interesse e di suadente fascino, si visiti la Cantina della Sfida. Sì, Barletta è citta della Disfida, qui annualmente celebrata alla ricorrenza del 13 febbraio. L’agone cavalleresco, infatti, si svolse il 13 febbraio 1503. Corteo storico in costume lungo le vie del centro storico, e, proprio nella Cantina della Sfida, l’11 di febbraio, rievocazione dell’atto di sfida con bravi ed appassionati attori dilettanti.

Tutto il centro storico di Barletta va goduto. Qui si respira il fascino del Mediterraneo. E viene il momento del pranzo. Barletta era cinta da mura e, conseguentemente, aveva porte di accesso. Tra queste, unica ancora eretta, Porta Marina. Orbene, in prossimità di Porta Marina, si pranza al ristorante Antica Cucina. Locale di spiccata pregevolezza estetica. Domina il bianco, tavoli ben distanziati tra loro. Grande professionalità in sala. Ottima la cucina. Patron è Lello. È romantico il suo dire. La sua passione è schietta. Si comincia con polpo al vapore su patate di Margherita di Savoia cotte sotto sale e seppiolina farcita con crema di ricotta ovina.

(Viaggio nella Puglia Imperiale A tavola, una certezza. Ma c’è molto di più)
I gamberi serviti ad Antica Cucina

Poi giunge in tavola un’ottima crema di ceci con gamberi in pasta kataifi; a seguire fettuccine all’uovo con crespino e formaggio primo sale ed olive nere frantumate. erbe spontanee, pesto di olive e canestrato. Ottima anche la cassata di ricotta co bagna al vincotto. Nei calici, ad accompagnare il sontuoso pasto, il rosato Castel del Monte Docg. Il giorno successivo la scelta del ristorante per la cena cade su grazioso ed interessante locale nel centro storico, di recente apertura: Al Tettuccio. Garbato e competente il servizio di sala. Pesce fresco esibito su vassoio onde agevolarne la ghiotta scelta. Maestria in cucina, preparazioni accurate. Memorabile lo spaghettone del Pastificio Gentile di Gragnano con il rombo. A chiudere un ben fatto tiramisù.

Barletta funge da base per escursioni nella Puglia Imperiale ed una visita a Trani è opportuna quanto piacevole ed interessante. Imperdibile la visita alla stupenda Basilica Cattedrale, risalente al XII secolo. La Basilica Cattedrale di Trani è stata proclamata dall'Unesco "Monumento messaggero di una cultura di pace". Quanto piacevole la scoperta del ristorantino dove si pranza. Location suggestiva sul porticciolo turistico, siamo al ristorante Gallo, patron Alessandro Gallo. A governo di affiatata brigata di cucina il già famoso cuoco Mario Musci. Schietta attenzione al territorio, con occhio comunque alla filiera corta piuttosto che al km zero. Pesce freschissimo pescato là davanti, in esposizione. Sontuosi gli antepasti di pesce, eccellenti i due primi: mezzi paccheri del Pastificio Gentile ai frutti di mare ed orecchiette alle cime di rape. Gradevolissimi anche gli assaggi di dolce.

(Viaggio nella Puglia Imperiale A tavola, una certezza. Ma c’è molto di più)
I dolci del ristorante Gallo

Anche Andria merita non frettolosa visita, soprattutto per la Cattedrale Santa Maria Assunta. E adesso, destinazione Castel del Monte. La corona ottagonale della Puglia Imperiale che lo Stupor Mundi e Puer Apuliae Federico II volle edificare per rendere omaggio a se stesso ma, ci piace pensare, anche ai posteri. Castel del Monte dalla sua posizione in cima alla collina tutto placidamente osserva. E pare che non sia Castel del Monte a guardare il cielo, bensì sembra che sia il cielo ad ammirarlo.

È quando il sole va ad uccidersi oltre le più occidentali tra le alture della Puglia Imperiale, là dove il letto ofantino la sua luce cattura e riverbera, che riposandoci sulle calde pietre di jazzo solitario, alziamo gli occhi al cielo ed ammiriamo il volo del grillaio. E ci tocca, perché arriva sempre quel momento, di ripartire e lasciare, nella sua accezione di luogo, la Puglia Imperiale. Noi si va via, perché bisogna andar via, dalla Puglia Imperiale; ma è la Puglia Imperiale che mai più andrà via da noi.

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