La guerra del riso scuote i mercati globali: l’allarme dell’Ente nazionale risi. «La guerra commerciale è ormai deflagrata in tutto il mondo. Ma l’Unione europea sonnecchia e sta a guardare, quasi compiacendosi nel perbenismo e nel rispetto di regole evidentemente anacronistiche. Il minimo che ci si possa aspettare è che anche l’Unione europea apra un’indagine sulle importazioni di riso, che per il 60% dei quantitativi entra a dazio zero. Perché la situazione di sofferenza del settore è sotto gli occhi di tutti».

Importazioni di riso nel mirino: «L’Ue dorme mentre il mondo si difende»
Filippine, Marocco e Usa: cresce il fronte delle indagini sul riso
È una presa di posizione netta quella dell’Ente nazionale risi, che accende i riflettori su una tensione crescente nei mercati internazionali del riso, sempre più segnata da dinamiche di concorrenza globale e da politiche commerciali aggressive. Secondo quanto evidenziato dall’ente, il tema non riguarda più soltanto l’Italia o l’Europa, ma si inserisce in un contesto internazionale in rapido movimento. Diversi Paesi stanno infatti reagendo all’aumento delle importazioni a basso costo. Tra questi, Filippine e Marocco hanno già notificato all’Organizzazione mondiale del commercio l’avvio di indagini di salvaguardia, con l’obiettivo di verificare se i flussi in ingresso stiano causando - o possano causare - un danno grave alle rispettive filiere nazionali.

Filippine e Marocco hanno avviato indagini sulle importazioni di riso
Ente risi evidenzia che il meccanismo previsto dall’Omc è chiaro: solo in presenza di un accertato pregiudizio è possibile introdurre misure temporanee di limitazione delle importazioni. Ma il segnale politico è evidente: cresce la volontà di difendere le produzioni interne da una competizione percepita come squilibrata. Un fronte destinato ad allargarsi ulteriormente. Negli Stati Uniti, infatti, 17 membri del Congresso hanno già sollecitato un intervento formale, denunciando la concorrenza ritenuta sleale di alcuni grandi player globali. Nel mirino, in particolare, l’India - accusata di sostenere massicciamente il proprio comparto risicolo - ma anche altri Paesi come Thailandia, Vietnam, Cina e Brasile. Una lista in cui, paradossalmente, compare anche l’Unione europea.
La critica a Bruxelles e il nodo delle importazioni a dazio zero
È proprio su questo punto che si concentra la critica dell’Ente nazionale risi: «Mentre altre economie si attrezzano con strumenti di tutela, Bruxelles resterebbe ferma, esponendo il settore a una pressione crescente». Un tema particolarmente sensibile per un comparto che rappresenta non solo una filiera produttiva strategica, ma anche un pilastro dell’identità agroalimentare italiana.

Sul tavolo, dunque, non c’è solo una questione commerciale, ma un equilibrio più ampio tra apertura dei mercati e salvaguardia delle produzioni locali. In gioco, sottolinea implicitamente l’ente, c’è la sostenibilità economica di un settore già messo alla prova dall’aumento dei costi e dalla volatilità dei prezzi internazionali. La partita del riso, insomma, si sta giocando su scala globale. E l’Europa è chiamata a decidere se restare spettatrice o entrare in campo.