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Se si fermano gli aeroporti di Dubai e Doha cambia il turismo mondiale

Dubai, Doha e Abu Dhabi sono diventati negli ultimi vent’anni uno dei grandi snodi del traffico aereo globale. Se una crisi geopolitica rallenta questi hub, gli effetti possono propagarsi su tutto il turismo internazionale

Alberto Lupini
di Alberto Lupini
direttore
20 marzo 2026 | 05:00
Se si fermano gli aeroporti di Dubai e Doha cambia il turismo mondiale

Quando si parla di crisi in Medio Oriente l’attenzione si concentra quasi sempre su petrolio, mercati energetici e sicurezza internazionale. C’è però un’altra infrastruttura strategica che rischia di essere coinvolta ogni volta che l’area entra in tensione: il sistema dei grandi hub aeroportuali del Golfo Persico. Negli ultimi vent’anni aeroporti come Dubai, Doha e Abu Dhabi sono diventati uno dei pilastri della mobilità globale. Non sono semplicemente scali regionali: sono snodi attraverso cui passa una parte enorme del traffico aereo internazionale. Il Dubai International Airport gestisce circa 86-90 milioni di passeggeri l’anno, quasi interamente traffico internazionale. L’Hamad International Airport di Doha supera i 45 milioni di passeggeri, mentre Abu Dhabi si muove tra 22 e 25 milioni. In totale questi tre hub movimentano oltre 150 milioni di passeggeri all’anno. Si tratta di numeri che li collocano stabilmente tra i più grandi nodi del traffico mondiale.

Il crocevia tra Europa, Asia e Oceania

Il successo degli hub del Golfo è legato alla loro posizione geografica e al modello sviluppato dalle grandi compagnie della regione. Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways hanno costruito negli anni un sistema basato sui voli di connessione: grandi aeroporti hub in cui confluiscono passeggeri provenienti da decine di destinazioni per essere redistribuiti verso altre rotte. Milioni di viaggiatori europei diretti in Asia, Oceania e Africa orientale passano proprio da questi aeroporti.

L’Hamad International Airport di Doha supera i 45 milioni di passeggeri
L’Hamad International Airport di Doha supera i 45 milioni di passeggeri

Allo stesso modo moltissimi passeggeri provenienti da Asia e Oceania utilizzano gli hub del Golfo per raggiungere l’Europa o il Nord America. Questo significa che il Medio Oriente non è soltanto una destinazione turistica o una regione strategica per l’energia. È diventato uno dei crocevia della mobilità globale, un ponte aereo tra Occidente e Oriente.

Quando cambia lo spazio aereo cambia il turismo

In uno scenario di tensione geopolitica prolungata, i primi effetti non arrivano necessariamente dai viaggiatori, ma dalle rotte. Se alcune aree dello spazio aereo diventano più difficili da attraversare o se aumentano i costi assicurativi e operativi dei voli, le compagnie devono adattarsi rapidamente.

Le conseguenze possono essere diverse:

  • modificare le rotte
  • allungare i tempi di volo
  • aumentare i consumi di carburante
  • aumentare i prezzi dei biglietti.

Questo rende meno convenienti soprattutto i viaggi intercontinentali, che sono i più sensibili alle variazioni dei costi energetici e operativi.

 

Uno scenario preoccupante è fra l'altro evidenziato da Confindustria alberghi che parla di situazione fortemente compromessa, rifacendosi a recenti analisi del World Travel & Tourism Council (WTTC) che evidenziano  come la cancellazione di oltre 43.000 voli e le pesanti restrizioni agli spazi aerei hanno innescato un’impennata dei costi operativi e delle tariffe, con riflessi critici sulla programmazione dei viaggi per la stagione pasquale ed estiva. Secondo le stime attuali dell'organismo internazionale, l’instabilità in Medio Oriente rischia di bruciare ogni giorno 600 milioni di euro a livello globale, colpendo duramente l'intera catena del valore del turismo. In questo scenario, sebbene il mercato domestico mostri una tenuta relativa con un incremento delle cancellazioni limitato al 12%, la contrazione dei flussi internazionali pone seri dubbi sulla redditività delle strutture nel breve-medio periodo.

Il precedente della guerra in Ucraina

Uno scenario simile si è già verificato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Molte rotte tra Europa e Asia hanno dovuto evitare lo spazio aereo russo, con conseguenze immediate:

  • voli più lunghi
  • costi operativi maggiori
  • aumento dei prezzi dei biglietti.

Il traffico aereo globale non si è fermato, ma si è adattato con nuove rotte e tempi di percorrenza più lunghi. Una situazione analoga, anche se con dinamiche diverse, potrebbe verificarsi in caso di tensioni prolungate nel Medio Oriente.

Perché riguarda anche l’Italia

Negli ultimi anni l’Italia ha visto crescere molto il turismo extra-europeo. Gli Stati Uniti sono oggi il primo mercato per spesa turistica, ma stanno crescendo anche i flussi provenienti da Medio Oriente e Asia. Parallelamente il Paese ha accelerato molto sul turismo di fascia alta. Secondo diverse analisi di settore in Italia operano oggi circa 600 hotel cinque stelle e oltre 120 nuove strutture luxury sono in sviluppo o apertura entro il 2028.

Molti Gruppi internazionali, come Bulgari, stanno rafforzando la loro presenza nelle principali destinazioni italiane
Molti Gruppi internazionali, come Bulgari, stanno rafforzando la loro presenza nelle principali destinazioni italiane

Grandi gruppi internazionali come:

  • Four Seasons
  • Rosewood
  • Mandarin Oriental
  • Six Senses
  • Bulgari Hotels

stanno rafforzando la loro presenza nelle principali destinazioni italiane. Questo significa che l’economia turistica del Paese è sempre più legata ai flussi intercontinentali.

E proprio per questo forte legame, come abbiamo ricordato anche recentemente, c'è oggi forte preoccupazione per l’impatto della guerra sul comparto lusso italiano. In particolare, il 67% delle strutture 5 stelle e il 65% di quelle 4 stelle denunciano un aumento delle cancellazioni da mercati extra-UE. Venezia, Roma e Firenze risentono della forte esposizione verso i mercati del Medio Oriente - Israele, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Kuwait - e dell’Asia, con Cina e Giappone in testa.

Un sistema sempre più globale

Se gli hub del Golfo dovessero rallentare o se i voli intercontinentali diventassero più costosi, gli effetti non sarebbero necessariamente immediati o drammatici. Il turismo internazionale raramente si ferma del tutto. Più spesso cambia forma.

I viaggi diventano:

  • più costosi
  • pianificati con maggiore anticipo
  • più selettivi nelle destinazioni.

E in un mercato globale dove i flussi sono sempre più competitivi, anche piccoli cambiamenti nella mobilità aerea possono modificare gli equilibri del turismo internazionale.

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