Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
mercoledì 25 marzo 2026 | aggiornato alle 20:16| 118220 articoli in archivio

Al via il piano da 54 milioni per finanziare gli alloggi dei dipendenti del turismo

Dal 2 aprile si aprono su Invitalia le domande per i contributi a fondo perduto voluti dal ministero del Turismo, destinati alla riqualificazione di immobili da usare come alloggi per il personale. In un settore dove praticamente oltre metà delle posizioni resta scoperta, la casa diventa leva per attrarre e trattenere lavoratori. Ma il percorso è solo all’inizio

di Redazione Italia a Tavola
25 marzo 2026 | 15:33
staff house

Dal prossimo 2 aprile si apre lo sportello per la misuraStaff house”, voluta dal ministero del Turismo (che, ricordiamo, sta vivendo una fase complicata) e pensata per intervenire su un tema ormai centrale nel comparto dell’accoglienza: l’alloggio dei lavoratori. Dalle ore 12 sarà possibile presentare le domande sulla piattaforma Invitalia, con tempo fino alle 17 del 5 maggio.

Come funziona la misura: risorse, interventi e vincoli

La misura prevede una dotazione complessiva di 54 milioni di euro (22 milioni per il 2025 e 16 milioni annui sia per il 2026 che per il 2027) e un contributo a fondo perduto in conto capitale per le spese di riqualificazione, ammodernamento o completamento di immobili già esistenti, con miglioramento della prestazione energetica; per l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica, nonché per le opere murarie necessarie alla loro installazione; per consulenze alle Pmi strettamente connesse agli interventi ammissibili, comprese quelle in materia di tutela dell’ambiente e dell’energia.

Incentivi per le staff house: il piano prevede una dotazione complessiva di 54 milioni di euro
Incentivi per le staff house: il piano prevede una dotazione complessiva di 54 milioni di euro

C’è però una soglia definita: ogni progetto deve prevedere un investimento tra 500mila e 5 milioni di euro (Iva esclusa) e garantire almeno 10 posti letto. È prevista anche un’anticipazione del 50% del contributo entro trenta giorni dalla firma dell’atto di obbligo, un elemento che può fare la differenza per chi decide di partire subito. In cambio, le imprese dovranno mantenere la destinazione d’uso degli immobili per nove anni e applicare ai lavoratori un canone ridotto di almeno il 30% rispetto ai valori medi dell’Osservatorio del mercato immobiliare. Se queste condizioni saltano, salta anche il contributo.

Il contesto: affitti fuori controllo e personale introvabile

Fin qui la misura. Poi c’è il contesto, ed è quello che rende tutto più interessante - e più urgente. Le staff house, negli ultimi anni, sono infatti diventate uno degli strumenti più concreti per attrarre personale, soprattutto in un comparto, quello Horeca, dove il tema abitativo pesa sempre di più. Per un lavoratore fuorisede, avere un alloggio o pagare un affitto calmierato cambia completamente l’equilibrio economico: significa non bruciare gran parte dello stipendio e, in prospettiva, riuscire anche a mettere qualcosa da parte.

È una questione cheItalia a Tavolasegue da tempo, perché incrocia due problemi strutturali: da un lato il costo degli affitti, ormai fuori scala in molte destinazioni turistiche (e la causa è sopratuttto dei b&b), dall’altro la difficoltà crescente nel trovare personale. Gli ultimi numeri a disposizione sono eloquenti e raccontano una situazione che non si può più ignorare: nel 2024 il 55% delle assunzioni previste nel turismo non è stato coperto, pari a circa 274mila posizioni stagionali rimaste scoperte. Nella ristorazione il dato è simile, con quasi la metà dei posti disponibili (50% su 443mila) che non ha trovato candidati. Tradotto: camere, cucine, sale e reception continuano a lavorare sotto organico, soprattutto nelle aree a maggiore vocazione turistica, tra coste, montagne e città d’arte.

Le staff house come leva competitiva per le imprese

In tutto questo, il tema dell’alloggio smette di essere un dettaglio e diventa sostanzialmente leva competitiva. E ce lo aveva spiegato bene Manuel Windegger, esperto di accoglienza e management alberghiero, in un’intervista: «Il fatto che vengano destinati fondi per creare strutture di appoggio per il personale è un elemento molto positivo, perché oggi è sempre più difficile trovare personale qualificato per ristoranti e hotel. Negli ultimi anni si è parlato molto di work-life balance, stipendi e orari, ma una delle criticità principali resta la mancanza di soluzioni abitative adeguate. Offrire un alloggio rappresenta un’arma importante per selezionare il personale, garantire continuità e fidelizzazione».

Manuel Windegger, esperto di accoglienza e management alberghiero
Manuel Windegger, esperto di accoglienza e management alberghiero

Il punto, però, è che questo è solamente un primo passo. I fondi aiutano, certo, ma non bastano a risolvere un problema che è insieme economico, sociale e organizzativo. Serve continuità negli interventi pubblici, perché il mercato da solo non sta riuscendo a dare risposte, soprattutto nelle zone dove la pressione turistica spinge i prezzi verso l’alto. E serve anche una riflessione interna alle imprese: investire in staff house significa immobilizzare risorse, ed è chiaro che non tutti possono permetterselo, ma allo stesso tempo significa lavorare sulla stabilità del personale, ridurre il turnover e costruire un’organizzazione più solida.

© Riproduzione riservata