Il conflitto tra Stati Uniti e Iran produce effetti che vanno oltre petrolio ed energia, investendo anche il mercato internazionale del pistacchio, uno dei comparti agroalimentari più strategici per entrambi i Paesi. I due principali rivali geopolitici rappresentano infatti circa l’80% dell’export mondiale di questo frutto secco, rendendo ogni tensione politica un fattore decisivo per disponibilità, logistica e prezzi.

Stati Uniti e Iran sono i due maggiori esportatori mondiali di pistacchio
Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, nel 2025 gli Usa hanno esportato circa 720 mila tonnellate metriche di pistacchi, mentre l’Iran si è fermato intorno alle 200 mila tonnellate, con stime iraniane persino inferiori. Un divario importante, ma relativamente recente: fino a dieci anni fa Teheran guidava ancora la produzione mondiale. Sanzioni economiche, difficoltà infrastrutturali e ora la guerra hanno progressivamente ridotto il peso iraniano.
Prezzi del pistacchio ai massimi da otto anni
L’instabilità geopolitica arriva in una fase di domanda globale già elevata. Il consumo di pistacchio è cresciuto grazie all’espansione di nuovi trend alimentari, tra cui il successo internazionale del cosiddetto cioccolato di Dubai, che ha contribuito a rafforzare la richiesta di crema e derivati al pistacchio.

Il Dubai Chocolate, con pistacchio, sta avendo un grande successo internazionale
Con raccolti inferiori alle aspettative, siccità e interruzioni nelle comunicazioni commerciali, il prezzo del pistacchio ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi otto anni. L’offerta era già sotto pressione prima dell’escalation militare, ma il conflitto ha aggravato una filiera già fragile.
Iran in difficoltà: blackout e rotte commerciali compromesse
Le esportazioni iraniane risultano tra le più colpite. I blackout digitali e le limitazioni a Internet hanno reso complessa la gestione commerciale con i buyer internazionali. «È difficile parlare con i fornitori in Iran perché Internet è stato disattivato. Non possono rispondere alle email», ha dichiarato Behnam Heydaripour, amministratore delegato del grossista londinese Borna Foods.
Anche sul piano logistico, la situazione resta critica. Il porto di Bandar Abbas, snodo centrale sullo Stretto di Hormuz, ha subito forti rallentamenti, costringendo gli esportatori a percorsi alternativi più lunghi e costosi. Attualmente, la rotta alternativa per inviare pistacchi al mercato indiano passa dal porto turco di Mersin e dal Canale di Suez, il che è significativamente più costoso e richiede più tempo. Per le spedizioni verso la Cina è disponibile la via ferroviaria, ma anche questa è costosa e complessa.
Differenze qualitative tra pistacchio iraniano e americano
La sostituzione del prodotto iraniano con quello statunitense non rappresenta una soluzione immediata per tutti i segmenti industriali. Il pistacchio iraniano, soprattutto sgusciato, è apprezzato per l’elevato contenuto di olio, caratteristica importante in pasticceria, gelateria e trasformazione alimentare.

Il pistacchio iraniano presenta un elevato consumo d'olio
«Quando li cuoci, bruciano perché non hanno abbastanza olio» ha detto Heydaripour riferendosi alla varietà americana.
Gelato, cioccolato e industria dolciaria: approvvigionamenti sotto osservazione
I grandi marchi internazionali, tra cui Lindt e Magnum, sembrano al momento protetti grazie a contratti di lungo periodo e forniture diversificate da Paesi come Turchia e Stati Uniti o dalla Sicilia. «Pianifichiamo con largo anticipo» ha dichiarato Matt Frost, managing director di Glacier, produttore di gelati a marchio privato. «Il pistacchio resta un gusto di punta nel gelato. Non abbiamo dubbi che gli appassionati potranno continuare a goderselo quest’estate e oltre».

Il gelato al pistacchio, uno dei gusti più richiesti e diffusi
Se il conflitto dovesse protrarsi, il mercato potrebbe assistere a ulteriori rialzi, soprattutto nei segmenti premium e nella trasformazione industriale.