Le tensioni internazionali continuano a pesare sui mercati agricoli, ma con effetti differenti a seconda delle filiere. È quanto emerge dalle analisi di Areté, che evidenziano come caffè e pistacchio stiano reagendo in modo diverso alle criticità generate dal conflitto in Medio Oriente, tra pressioni logistiche, disponibilità di prodotto e nuove dinamiche di prezzo.

Pistacchi e caffè sono sotto pressione sui mercati agroalimentari
Caffè, raccolti attesi e prezzi più stabili
Secondo Areté, le prospettive di un marcato aumento dell’offerta globale nel 2026 stanno attenuando l’impatto delle tensioni geopolitiche sul mercato del caffè. Pur restando elevata l’attenzione sulle rotte logistiche, i fondamentali di domanda e offerta non mostrano al momento effetti diretti tali da alterare in modo radicale gli equilibri. Negli ultimi due mesi, sulla piazza Ice, i prezzi dell’arabica si sono mantenuti mediamente stabili, mentre la robusta ha segnato una flessione del 9%. Un movimento che ha portato alla riapertura dell’arbitraggio, con il premio dell’arabica salito del 7% a 142 centesimi per libbra nella prima metà di aprile. La pressione ribassista sulla robusta viene letta in relazione all’avvio dei raccolti 2026/27 in Indonesia e Brasile, in un contesto già segnato dalla disponibilità del raccolto vietnamita. Sul versante arabica, i prezzi trovano invece sostegno nella minore disponibilità dal Brasile e dalla Colombia, almeno in attesa dell’ingresso sul mercato della nuova produzione. Le proiezioni restano però orientate verso un aumento dell’offerta: Areté stima per l’arabica brasiliana un incremento del 21% rispetto alla campagna 2025/26, dato che potrebbe influenzare gli equilibri nelle prossime settimane.
Pistacchio, il nodo Iran spinge le tensioni sull’offerta
Più complesso il quadro del pistacchio, dove la componente geopolitica ha effetti più immediati. L’Iran rappresenta il 27% delle esportazioni mondiali e il blocco delle spedizioni da inizio marzo introduce rischi rilevanti per l’approvvigionamento internazionale. Secondo Areté, parte della domanda tradizionalmente servita dall’Iran potrebbe spostarsi verso il prodotto statunitense, in un mercato che già mostra livelli elevati di assorbimento. Da inizio campagna 2025/26 le esportazioni dagli Stati Uniti hanno superato 276mila tonnellate, con una crescita del 28% su base annua, sostenuta in particolare dalla domanda europea. Il tema riguarda non solo la disponibilità di prodotto, ma anche l’equilibrio tra stock e consumi. Nonostante il raccolto record statunitense, le scorte si stanno riducendo e questo, unito alle incertezze legate al conflitto, ha alimentato ulteriori pressioni rialziste. I prezzi del pistacchio in guscio Usa consegnato in Europa hanno così raggiunto livelli che non si registravano dal 2018.