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Nei centri storici meno bar e più take away: cresce la malamovida nelle città

Bar e ristoranti restano una presenza capillare in Italia, ma nei centri storici cresce la trasformazione verso format di take away e locali senza servizio. L’indagine Fipe evidenzia un calo dei bar tradizionali e una forte concentrazione di attività in alcune aree urbane, con effetti su vivibilità, turismo in cui una concorrenza al ribasso porta ad una malamovida

di Redazione Italia a Tavola
16 giugno 2026 | 13:36
Nei centri storici meno bar e più take away: cresce la malamovida nelle città

I pubblici esercizi continuano a rappresentare uno dei presìdi più diffusi del territorio italiano. Secondo un'indagine realizzata da Fipe-Confcommercio insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, soltanto 162 comuni su circa 7.900 risultano oggi privi di almeno un bar o un ristorante. Una presenza capillare che conferma il ruolo della ristorazione non solo come attività economica, ma anche come elemento di socialità e servizio per residenti e visitatori. Dietro questa rete diffusa emerge però un cambiamento che riguarda soprattutto i centri storici delle città. Se il numero complessivo dei pubblici esercizi resta elevato, la composizione dell'offerta sta cambiando rapidamente, con una crescita delle formule orientate all'asporto e una progressiva riduzione dei bar tradizionali. Fipe lancia un allarme per questa crescita dei take away nei centri storici e per gli effetti che questa concentrazione può avere sulla vivibilità urbana, con ricadute legate a episodi di malamovida notturna, tra rumore, affollamenti e gestione degli spazi pubblici.

Una rete che copre quasi tutto il Paese

L'indagine evidenzia come il settore conti oggi oltre 262 mila imprese attive, pari a un esercizio ogni 182 abitanti. Rispetto al 2015, tuttavia, il numero complessivo delle attività è diminuito del 3,7%, con una perdita vicina alle 10 mila imprese. La contrazione riguarda soprattutto i bar, diminuiti di oltre 22 mila unità nell'arco di dieci anni. Un fenomeno che non coincide necessariamente con la chiusura delle attività, ma spesso con la loro trasformazione in ristoranti o altre formule di somministrazione considerate più sostenibili dal punto di vista economico, anche se la stessa Fipe ha avviato un piano per rilanciarli.

Nei centri storici ci sono sempre meno bar
Nei centri storici ci sono sempre meno bar

Anche la geografia del settore presenta differenze marcate. Mentre numerose città del Centro e del Nord registrano saldi negativi, diverse realtà del Mezzogiorno continuano a mostrare una crescita significativa. Napoli guida la classifica con oltre 700 nuove attività, seguita da Palermo, Bari e Taranto.

I centri storici tra turismo e nuove formule commerciali

Le trasformazioni più evidenti si osservano nei quartieri centrali delle principali città italiane, dove la pressione turistica e l'aumento dei costi immobiliari stanno modificando il panorama commerciale. A Milano, nell'area di Porta Venezia, le attività di ristorazione con somministrazione sono cresciute di oltre il 50%, mentre quelle dedicate all'asporto hanno registrato un incremento superiore al 30%. Una dinamica simile si osserva anche a Roma, dove in alcune zone di Trastevere i take away aumentano mentre i bar tradizionali diminuiscono.

Si registra una crescita delle formule orientate all‘asporto
Si registra una crescita delle formule orientate all‘asporto

Alla base di questo cambiamento ci sono diversi fattori. Gli affitti elevati, i costi di gestione e la necessità di contenere il personale spingono molti operatori verso modelli basati su spazi ridotti e servizi essenziali. Una formula che si adatta bene ai flussi turistici e al consumo rapido, ma che modifica profondamente il tessuto commerciale dei quartieri storici, già alle prese con una perdita di attività commerciali.

La risposta alla malamovida passa dalla programmazione

Secondo Fipe, la crescita di alcune tipologie di esercizi può generare effetti collaterali che incidono sulla qualità della vita urbana. Rumore, gestione dei rifiuti, consumo eccessivo di alcol e concentrazione di persone in spazi limitati sono alcuni degli elementi che alimentano il dibattito sulla cosiddetta malamovida, anche considerando i casi - come il bar di Milano - di chi sceglie di non tenere aperto per questo motivo. Il tema riguarda soprattutto quelle aree dove la densità delle attività commerciali ha raggiunto livelli particolarmente elevati e dove il turismo si intreccia con la vita quotidiana dei residenti. «Le dinamiche in atto nei nostri centri storici richiedono un governo attento e una visione strategica, non semplici interventi tampone», ha affermato il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, sottolineando come il problema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso ordinanze emergenziali.

Lino Stoppani, presidente Fipe
Lino Stoppani, presidente Fipe

Secondo Stoppani, «affrontare le criticità legate alla malamovida esclusivamente attraverso ordinanze restrittive sugli orari e sulle modalità di svolgimento dell'attività significa colpire le imprese sane, senza risolvere il problema alla radice». Una posizione che richiama la necessità di intervenire prima che si creino situazioni di squilibrio nei quartieri più esposti ai flussi turistici e alla concentrazione di attività commerciali. Per il presidente di Fipe è necessario recuperare «la capacità di governare il territorio e lo sviluppo ordinato delle attività commerciali soprattutto nelle aree critiche delle nostre città», limitando «la proliferazione indiscriminata di format che dequalificano la vocazione dei centri storici». 

Turismo, locali e vivibilità: l'equilibrio difficile dei centri storici

Secondo Fipe, le amministrazioni locali dovrebbero intervenire soprattutto nella fase di programmazione e pianificazione, valutando con attenzione l'equilibrio tra nuove aperture, sostenibilità urbana e tutela delle aree di maggiore valore storico e culturale, come i centri storici. La questione riguarda da vicino anche il turismo. I centri storici rappresentano infatti una delle principali attrazioni delle città italiane e il loro equilibrio dipende sempre più dalla capacità di conciliare accoglienza, qualità dell'offerta gastronomica e vivibilità degli spazi urbani.

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