Un racconto che fa più male alla Sardegna di quanto abbia fatto lo squalo al protagonista della vicenda. Anzi, molto di più. Cento volte di più. Forse milioni di volte di più, tanti quanti sono i turisti che ogni anno scelgono l’isola per le proprie vacanze e che, leggendo titoli allarmistici privi di contesto e verifiche adeguate, potrebbero farsi un’idea distorta di una delle destinazioni balneari più importanti del Mediterraneo. È per questo che lascia perplessi vedere una testata autorevole come L’Unione Sarda riprendere il racconto di un 28enne francese - Giovanni Caselli - emerso da un’intervista rilasciata dallo stesso al quotidiano transalpino Midi Libre, nella quale racconta di essere stato morso cinque volte da uno squalo durante una nuotata nelle acque sarde. Non perché la vicenda non meriti attenzione, ma perché proprio la sua eccezionalità avrebbe richiesto verifiche altrettanto rigorose.

Attacco di squalo in Sardegna? Il problema è come è stata raccontata la storia
Dove sarebbe avvenuto l’episodio?
La prima domanda è tanto semplice quanto fondamentale: dove sarebbe accaduto tutto questo? Nell’articolo si parla genericamente di Sardegna. Ma la Sardegna non è una piscina condominiale. È una delle isole più grandi del Mediterraneo, con quasi 2mila km di coste. Eppure non viene indicata la località interessata. Nord o sud? Costa orientale o occidentale? Una spiaggia affollata o una cala isolata? Dettagli tutt’altro che secondari, soprattutto quando si racconta una vicenda che potrebbe influenzare la percezione di sicurezza di una destinazione scelta ogni anno, come detto, da milioni di turisti (detto questo, secondo Il Messaggero l’episodio sarebbe avvenuto nella spiaggia di Monti Russu).
Il dettaglio che cambia la notizia: la specie coinvolta
C’è poi un secondo aspetto che merita attenzione. Il titolo scelto per presentare la vicenda è immediato e inevitabilmente destinato a colpire: «Attaccato da uno squalo mentre facevo il bagno in Sardegna». Solo leggendo l’articolo si scopre però che il protagonista attribuisce l’episodio a uno squalo pinna nera di barriera, una specie generalmente considerata innocua per l’uomo e raramente associata a episodi di aggressione. Un’informazione fondamentale, che cambia sensibilmente la percezione della vicenda. Perché il lettore che si ferma al titolo porta con sé un messaggio semplice: uno squalo ha attaccato un bagnante in Sardegna. Chi arriva fino a metà articolo scopre invece che si starebbe parlando di una specie normalmente ritenuta non pericolosa per l’uomo. E non è un dettaglio.

Lo squalo pinna nera di barriera è una specie generalmente considerata innocua per l’uomo
Lascia poi perplessi anche il passaggio in cui si afferma che la vicenda «poteva finire in tragedia». Lo stesso racconto parla infatti di cinque morsi fra mano, ginocchio e polpaccio che non avrebbero richiesto cure mediche e avrebbero provocato soltanto ferite superficiali. Un episodio certamente spaventoso per chi lo vive, nessuno lo mette in dubbio, ma che, per le conseguenze descritte, sembra richiamare più il comportamento insistente di un cane di piccola taglia che quello che il lettore medio associa all’idea di un attacco di squalo.
Anche per questo sarebbe stato utile sentire il parere di un biologo marino o di un esperto del settore. Non per smentire il racconto del turista francese, assolutamente, ma per aiutare i lettori a comprenderlo. Per intenderci: quanto è frequente un comportamento del genere? Esistono precedenti documentati, magari legati a specie considerate più pericolose? Come bisogna comportarsi in caso di incontro? Sono tutte domande che avrebbero contribuito a trasformare una storia curiosa in una notizia completa.
Una notizia che può danneggiare un territorio
Ed è proprio questo il punto. Quando si parla di una delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo, le parole hanno un peso. Un titolo allarmistico, una localizzazione assente e una contestualizzazione limitata possono contribuire a creare una percezione della realtà molto (ma molto) diversa dalla realtà stessa.

Lo squalo è innocuo, il danno per la Sardegna (a livello turistico) molto meno
Nessuno sostiene che episodi insoliti non debbano essere raccontati. Al contrario. Ma raccontarli senza fornire ai lettori tutti gli elementi necessari per interpretarli correttamente rischia di produrre un effetto opposto rispetto a quello che dovrebbe avere una buona informazione. E da una testata autorevole e profondamente radicata nel territorio come L’Unione Sarda, francamente, ci si sarebbe aspettati di più.