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Puglia, oltre le mete più note: cinque borghi “nascosti” da scoprire

Vico del Gargano, Roseto Valfortore, Bovino, Maruggio e Presicce-Acquarica: un itinerario che attraversa la regione da nord a sud, toccando cinque località poco conosciute ma inserite nel circuito dei Borghi più belli d'Italia. Un percorso da seguire per intero o da vivere come deviazione durante una vacanza in una Puglia che continua a vivere un magic moment nel turismo

di Redazione CHECK-IN
05 luglio 2026 | 05:00
Puglia, oltre le mete più note: cinque borghi “nascosti” da scoprire

La Puglia sta vivendo una delle stagioni più felici della sua storia turistica. Da anni continua ad attirare un numero crescente di visitatori italiani e stranieri grazie al mare, ai borghi, all'enogastronomia e a un'offerta capace di coniugare autenticità e qualità. Non sorprende quindi che, secondo le elaborazioni di Booking.com, sia oggi la regione italiana più ricercata dai viaggiatori internazionali per le vacanze di agosto.

La Puglia è la regione italiana più ricercata per le vacanze di agosto (in foto, Polignano a Mare)
La Puglia è la regione italiana più ricercata per le vacanze di agosto (in foto, Polignano a Mare)

Ma oltre alle destinazioni più note esiste anche una Puglia meno battuta, fatta di piccoli centri ricchi di storia, cultura e paesaggi. Per chi desidera spingersi oltre le mete più celebri, proponiamo un itinerario che attraversa la regione da nord a sud alla scoperta di cinque borghi inseriti nel circuito dei Borghi più belli d'Italia. Un percorso che può essere seguito integralmente oppure trasformarsi in una deviazione di qualche ora o di un'intera giornata per chi sta trascorrendo le vacanze nelle vicinanze e vuole scoprire un volto più autentico della Puglia.

Vico del Gargano, il borgo dell'amore

Il nostro viaggio inizia da Vico del Gargano, in provincia di Foggia, un piccolo gioiello dell'entroterra del promontorio pugliese, incastonato tra il mare Adriatico e il grande polmone verde della Foresta Umbra. Il nome deriva dal latino vicus, ossia "villaggio", e le sue origini risalgono al X secolo, quando, dopo la cacciata dei Saraceni, nacque il primo nucleo abitato destinato a diventare uno dei centri più importanti della zona. Normanni, Svevi e Aragonesi hanno lasciato nei secoli un'impronta ancora ben visibile passeggiando tra le vie del centro storico, dove si susseguono vicoli in pietra, archi, piazzette e palazzi storici. Fra i luoghi simbolo spiccano il Castello Normanno-Svevo, ampliato da Federico II, le antiche mura medievali e il suggestivo Vicolo del Bacio, emblema di un paese conosciuto anche come "borgo dell'amore" per il profondo legame con San Valentino, patrono degli innamorati e degli agrumeti.

Vico del Gargano custodisce un centro medievale tra la Foresta Umbra e il mare
Vico del Gargano custodisce un centro medievale tra la Foresta Umbra e il mare

Come accennato, uno dei grandi punti di forza di Vico del Gargano è il contesto naturale che lo circonda. Alle spalle del borgo si estende infatti la Foresta Umbra, cuore verde del Parco nazionale del Gargano, attraversata da numerosi sentieri escursionistici tra faggi secolari e una straordinaria varietà di flora e fauna. Sul versante opposto, invece, si raggiunge in pochi minuti la spiaggia della Calenella, una delle più tranquille della costa, ideale per chi cerca un'alternativa alle località più affollate. Il territorio è inoltre famoso per i suoi agrumi, che per secoli hanno rappresentato il motore dell'economia locale e che oggi sono tornati protagonisti, tanto da poter essere acquistati direttamente dai produttori.

Cosa mangiare: le ostie piene a base di miele e mandorle

Le ostie piene a base di miele e mandorle
Le ostie piene a base di miele e mandorle

A tavola, infine, meritano un assaggio il magliatello (preparato con carne di capretto), le ostie piene a base di miele e mandorle e i piatti che uniscono pesce e verdure secondo la tradizione gastronomica del territorio. Su tutte, merita un assaggio l'ostia piena, uno dei dolci simbolo del Gargano. Si tratta di una sottile cialda di ostia che racchiude un ripieno di mandorle, miele e zucchero, nata secondo la tradizione nel XVII secolo nel monastero della Santissima Trinità di Monte Sant'Angelo. Ancora oggi è una delle preparazioni più identitarie della gastronomia locale.

Dove alloggiare: Park Hotel Villa Maria

Una delle camere del Park Hotel Villa Maria
Una delle camere del Park Hotel Villa Maria

Per alloggiare durante la visita a Vico del Gargano, una soluzione ideale è il Park Hotel Villa Maria, situato a circa sette chilometri a nord del borgo (circa 15 minuti in auto), nella località balneare di San Menaio, a breve distanza anche dalla spiaggia della Calenella, citata poco sopra. Ospitato in un'elegante villa Liberty dei primi del Novecento completamente ristrutturata, è immerso nel verde di una pineta secolare e dista appena 200 metri dal mare. Le camere, molte delle quali dotate di terrazza vista mare, uniscono il fascino storico ai comfort contemporanei, mentre il ristorante propone una cucina di mare e del territorio, da gustare anche sull'ampia terrazza panoramica affacciata sul mare.

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Roseto Valfortore, il borgo delle rose, del miele e del tartufo

Seconda tappa del viaggio è Roseto Valfortore, sempre in provincia di Foggia, a circa 140 chilometri da Vico del Gargano, poco meno di due ore d'auto. Adagiato sulle pendici della valle del Fortore, questo piccolo borgo deve il suo nome all'abbondanza di rose selvatiche che da sempre caratterizzano il territorio, mentre il riferimento a "Valfortore" richiama il fiume che attraversa la valle. Le sue origini sono antiche, come testimoniano i reperti di epoca romana, ma il primo documento che cita il paese risale al 752. Nel corso dei secoli Roseto ha conosciuto il dominio di Longobardi, Normanni, Angioini e di importanti famiglie feudali, vivendo il suo periodo di massimo splendore tra Quattrocento e Cinquecento. Oggi il centro storico conserva l'impianto medievale originario, con le caratteristiche stréttole, stretti vicoli in pietra che si sviluppano a partire da Piazza Vecchia, regalando scorci suggestivi e un'atmosfera autentica.

Roseto Valfortore unisce un borgo medievale alla natura della valle del Fortore
Roseto Valfortore unisce un borgo medievale alla natura della valle del Fortore

Passeggiando tra le vie del borgo si incontrano la Chiesa Madre, fatta edificare nel 1507 da Bartolomeo III Di Capua, il Palazzo Marchesale e l'Arco della Terra, antica porta d'accesso al paese. Ovunque si possono ammirare portali, colonne e bassorilievi realizzati dagli abili scalpellini locali, la cui maestria rappresenta ancora oggi uno dei tratti distintivi di Roseto Valfortore. Il territorio circostante completa l'esperienza con boschi, sorgenti, antichi mulini ad acqua e numerose aree verdi ideali per passeggiate nella natura.

Cosa mangiare: i cecatédde ch'i tanne checuzze

I cecatédde ch'i tanne checuzze
I cecatédde ch'i tanne checuzze

La tradizione gastronomica è altrettanto ricca: fra le specialità da provare ci sono i cecatédde ch'i tanne checuzze, piccoli cavatelli di pasta fresca lavorati a mano e conditi con i teneri germogli delle zucchine, pomodoro fresco e olio extravergine d'oliva. Un piatto della cucina contadina che, con pochi ingredienti, esalta i sapori autentici del territorio. A completare il patrimonio culinario del territorio sono poi il miele e il tartufo nero, prodotti che hanno valso a Roseto Valfortore il soprannome di "città del miele e del tartufo".

Dove alloggiare: Il Giardino Nascosto

La living room de Il Giardino Nascosto
La living room de Il Giardino Nascosto

Per soggiornare a Roseto Valfortore, una struttura da prendere in considerazione è Il Giardino Nascosto, situato nel cuore del borgo. Questo bed & breakfast dispone di quattro camere eleganti e accoglienti, pensate per offrire un soggiorno all'insegna del relax in un'atmosfera familiare. Completano gli spazi, oltre alla reception, una living room dedicata alla colazione (ma non solo) e un piacevole giardino, perfetto per concedersi momenti di tranquillità dopo una giornata alla scoperta del paese e dei suoi dintorni.

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Bovino, il borgo dei portali in pietra e del castello ducale

Terza tappa del viaggio è Bovino, ancora in provincia di Foggia, raggiungibile in circa un'ora d'auto da Roseto Valfortore, da cui dista una cinquantina di chilometri. Il borgo domina le colline dei Monti Dauni e custodisce una storia lunga oltre duemila anni. Le sue origini risalgono agli antichi Dauni, prima della conquista romana che trasformò l'insediamento nell'antica Vibinum, nome la cui origine non è ancora del tutto certa e che, secondo alcune interpretazioni, deriverebbe dalla lingua osca con il significato di "bue". Più volte distrutta e ricostruita nel corso dei secoli, Bovino ha conosciuto il dominio di Bizantini, Longobardi, Normanni e Svevi, conservando ancora oggi un centro storico di grande fascino, caratterizzato da vicoli in pietra, scalinate, antichi palazzi e portali scolpiti dai maestri artigiani locali.

I vicoli di Bovino raccontano oltre duemila anni di storia
I vicoli di Bovino raccontano oltre duemila anni di storia

Il simbolo del borgo è il maestoso Castello Ducale, edificato dai Normanni nell'XI secolo, ampliato da Federico II e trasformato nel Seicento in residenza della famiglia Guevara. Da qui si gode una splendida vista sulle campagne circostanti, mentre nel cuore del paese meritano una visita la Cattedrale di Santa Maria Assunta, tra i più importanti esempi di romanico pugliese, la chiesa di San Marco e il Museo Diocesano, che conserva opere di grande valore artistico, tra cui un dipinto di Mattia Preti. Passeggiando tra le sue stradine si incontrano abitazioni in pietra, antiche corti e botteghe che tramandano lavorazioni artigianali come quelle del ferro, della pietra, dei ricami e della pasta fatta a mano.

Cosa mangiare: le orecchiette con il sugo di carne

Le orecchiette con il sugo di carne
Le orecchiette con il sugo di carne

A tavola, infine, immancabili le orecchiette con il sugo di carne, preparate con pasta fresca fatta a mano secondo una tradizione condivisa con gran parte della Puglia ma ancora oggi ben radicata anche a Bovino e nei Monti Dauni. Il tutto è completato da un ricco ragù di carni miste cotto lentamente. Meritano un assaggio anche i fusilli con pomodoro fresco e ricotta e il tradizionale agnello a cutturiello, cotto a fuoco lento nella caratteristica pentola di coccio.

Dove alloggiare: Agriturismo Masseria Salecchia

Una delle camere dell'Agriturismo Masseria Salecchia
Una delle camere dell'Agriturismo Masseria Salecchia

Per alloggiare a Bovino, vale la pena prendere in considerazione l'Agriturismo Masseria Salecchia, situato a circa sei chilometri dal centro storico, raggiungibile in una decina di minuti d'auto. Questa elegante masseria del Settecento è immersa in un suggestivo paesaggio naturalistico ai piedi dell'Appennino e offre un'atmosfera autentica e rilassante. Le camere, recentemente ristrutturate, coniugano il fascino della tradizione con i comfort moderni, mentre il ristorante propone una cucina che valorizza i prodotti del territorio, rendendo la struttura una base ideale per scoprire Bovino e i Monti Dauni.

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Maruggio, il borgo dove storia e mare si incontrano

Lasciati i Monti Dauni, l'itinerario prosegue verso Maruggio, in provincia di Taranto. Per raggiungerlo occorrono circa tre ore d'auto e 280 chilometri, attraversando Bari e Taranto fino ad arrivare all'inizio del tacco d'Italia. Il suo nome potrebbe derivare dal Marubium, un'erba medicamentosa diffusa nel territorio, oppure dall'espressione "mare uggioso", legata allo scirocco che caratterizza la costa nei mesi invernali. Nato tra il IX e il X secolo dall'unione di alcuni piccoli casali, Maruggio fu prima sotto il controllo dei Templari e poi dei Cavalieri di Malta, che ne segnarono profondamente lo sviluppo. Ancora oggi il centro storico, un tempo racchiuso dalle mura medievali e conosciuto come Terra Murata, affascina con il suo dedalo di vicoli, le case imbiancate a calce, i palazzi nobiliari e la splendida Chiesa Madre della Natività di Maria Vergine, costruita in carparo tra il XV e il XVI secolo.

Maruggio conserva il fascino della Terra Murata a pochi passi dal mare
Maruggio conserva il fascino della Terra Murata a pochi passi dal mare

Detto ciò, il fascino di Maruggio prosegue ben oltre il borgo. Il territorio è circondato da ulivi secolari, vigneti di Primitivo, masserie e muretti a secco, mentre lungo la costa si susseguono antiche torri di avvistamento, tra cui la suggestiva Torre dell'Ovo. A soli due chilometri dal centro si raggiunge Campomarino di Maruggio, località balneare affacciata su nove chilometri di litorale, celebre per il cosiddetto "mare dai sette colori" e per le spettacolari Dune di Campomarino, tra le meglio conservate d'Italia e inserite tra i Siti di interesse comunitario.

Cosa mangiare: i pezzuri

I pezzuri
I pezzuri

La cucina locale riflette l'identità agricola e marinara del territorio. Fra le specialità da assaggiare spiccano, in primis, i pezzuri, tradizionali calzoni di pasta lievitata preparati con un impasto simile a quello del pane e farciti con pomodoro, cipolla, olive, capperi, acciughe e formaggio, ingredienti che possono variare da famiglia a famiglia. Da provare, poi, anche le puddiche, pane speziato della tradizione pasquale, le immancabili frise e i pizzarieddi, tipica pasta fresca locale.

Dove alloggiare: Tuareg Hotel

La hall del Tuareg Hotel
La hall del Tuareg Hotel

Per soggiornare nei pressi del borgo, una soluzione ideale è il Tuareg Hotel, struttura quattro stelle situata nella già citata località di Campomarino di Maruggio, a pochi minuti dal centro storico e a circa 300 metri dal mare. L'hotel offre camere e suite arredate con uno stile elegante e contemporaneo, con vista sullo Ionio, oltre a un ristorante. A completare l'esperienza c'è la spiaggia privata, ideale per godersi il mare cristallino della costa maruggese in totale relax.

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Presicce-Acquarica, il borgo degli antichi frantoi ipogei

L'ultima tappa del viaggio conduce a Presicce-Acquarica, in provincia di Lecce, a circa 90 km da Maruggio, poco più di un'ora d'auto verso l'estremo sud della regione, a breve distanza da Santa Maria di Leuca. Il borgo, nato dalla fusione dei comuni di Presicce e Acquarica del Capo, affonda le proprie radici nell'Alto Medioevo e deve probabilmente il suo nome al latino praesidium, a indicare un antico presidio militare, anche se secondo un'altra interpretazione sarebbe legato all'abbondanza d'acqua che da sempre caratterizza il territorio. Nei secoli Presicce è cresciuta intorno al castello normanno e ai possedimenti di importanti famiglie nobiliari, diventando uno dei principali centri salentini per la produzione dell'olio evo. Passeggiando tra le sue vie si scoprono eleganti palazzi nobiliari, corti cinquecentesche, balconi in pietra leccese, il Palazzo Ducale con il suggestivo giardino pensile e la Chiesa Madre di Sant'Andrea Apostolo, autentico gioiello del barocco salentino.

Presicce-Acquarica custodisce un centro storico ricco di palazzi e corti cinquecentesche
Presicce-Acquarica custodisce un centro storico ricco di palazzi e corti cinquecentesche

Il simbolo più caratteristico del borgo è però nascosto nel sottosuolo. Sotto Piazza del Popolo e il centro storico si sviluppa infatti una rete di antichi frantoi ipogei, i celebri trappeti, dove per secoli si lavoravano le olive durante i mesi invernali. Si tratta di uno dei complessi di archeologia industriale più interessanti della Puglia, testimonianza del profondo legame fra Presicce e la cultura dell'olio extravergine d'oliva, ancora oggi prodotto secondo una tradizione secolare. La visita può proseguire tra le caratteristiche case a corte, i vicoli del centro e gli eleganti edifici storici che raccontano il passato del borgo.

Cosa mangiare: le pittule salentine

Le pittule salentine
Le pittule salentine

A tavola, invece, le protagoniste sono le pittule salentine, soffici frittelle di pasta lievitata preparate secondo la tradizione e servite sia nella versione classica sia arricchite con baccalà, verdure o pomodorini. Nate come ricetta della cucina povera, oggi accompagnano feste e ricorrenze e rappresentano uno dei simboli gastronomici del Salento. Vale poi la pena concedersi un fritto di pesce locale e partecipare a una degustazione dell'olio extravergine prodotto nel territorio, da secoli il vero emblema dell'identità gastronomica di Presicce-Acquarica.

Dove alloggiare: La Casarana Wellness Eco Resort

La piscina de La Casarana Wellness Eco Resort
La piscina de La Casarana Wellness Eco Resort

Per soggiornare nei dintorni di Presicce-Acquarica, è consigliabile il La Casarana Wellness Eco Resort, situato a pochi chilometri dal borgo, immerso nei terreni di un'antica masseria del XVII secolo circondata da 22 ettari di macchia mediterranea. Le camere e gli appartamenti offrono un soggiorno all'insegna del relax, completato da un moderno centro benessere, piscine interne ed esterne e un percorso jogging immerso nella natura. La struttura dispone inoltre di una convenzione con la vicina spiaggia privata del Lido Bora Bora, facilmente raggiungibile anche tramite servizio navetta, per alternare la scoperta del Salento a giornate di mare.

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