Nel cuore più autentico del Trentino, dove il confine tra montagna e vigneto sfuma in un’unica tavolozza di colori e profumi, c’è un luogo in cui la viticoltura va oltre il lavoro e diventa una vera e propria missione di vita. È qui, a Roverè della Luna, che prende forma il mondo di Gaierhof, una cantina che da oltre settant’anni porta avanti la propria identità con un linguaggio semplice e profondo: quello della famiglia Togn, della terra e del tempo.

I vigneti in Trentino di Gaierhof
Le radici di Gaierhof: l’intuizione di Germano e la visione di Luigi
Gaierhof nasce dal gesto pionieristico di Germano Togn, che nel dopoguerra iniziò a vinificare in proprio, intuendo che quelle uve di confine custodivano un potenziale ancora tutto da raccontare. Suo figlio Luigi, negli anni Settanta, diede forma a quel sogno: fondò ufficialmente la cantina, introdusse tecnologie allora avanguardistiche e iniziò a plasmare uno stile che guardava già al futuro, quando in Trentino i bianchi moderni e le basi spumanti erano ancora un orizzonte da immaginare.
Le tre sorelle Togn: una guida al femminile complementare e moderna
Oggi quel sogno ha tre volti: Valentina, Romina e Martina, le figlie di Luigi, che guidano la cantina con un approccio complementare e armonico. Sono tre donne, tre competenze, tre sensibilità che si intrecciano senza mai sovrapporsi. Valentina, perito agrario, custodisce le vigne e la produzione con lo sguardo attento di chi ha scelto la terra, supervisionando la parte produttiva delle aziende e gestendo Maso Poli; Romina porta Gaierhof nel mondo con la consapevolezza di chi ha interiorizzato la storia della famiglia, guidando la parte commerciale e finanziaria dell’azienda; Martina, la più giovane, unisce gestione amministrativa e comunicazione, trasformando ogni nuovo progetto in un dialogo tra tradizione e contemporaneità.

Valentina, Romina e Martina Togn
Il rapporto tra loro è schietto, diretto, sincero e curioso: è importante, spiegano, che ognuna “ficcanasi” nel mondo delle altre per creare un dialogo costante che porta poi a scelte ponderate e intelligenti. Valentina ci tiene a spiegare come abbiano raccolto in pieno l’eredità lasciata dal papà: «Siamo un’azienda storica nel Trentino, siamo stati sempre product-oriented. Crediamo tanto nell’azienda, tanto in quello che c’è da fare. Siamo una realtà molto complessa che vale la pena scoprire. Siamo un’azienda al femminile, con un occhio sia a quella che è l’agricoltura storica trentina ma anche verso l’innovazione. Nostro padre è stato uno dei primi, con il Moscato Giallo, ad aver pensato ad una bassa gradazione alcolica nel 1975. Per farvi capire, noi stiamo seguendo le sue orme con alcuni tocchi un po’ nostri che derivano dalle esperienze fatte in azienda».
Roverè della Luna e i vigneti simbolo del Trentino
Il loro legame con il territorio è totale e viscerale. Roverè della Luna è identità culturale: un crocevia alpino dove le brezze di montagna e le giornate luminose modellano i profumi e la struttura delle uve. Attorno alla sede, come cerchi concentrici di una geografia emozionale, si estendono i vigneti che nutrono la cantina: la Val di Cembra, con i suoi pendii eroici che regalano verticalità e mineralità; la Piana Rotaliana, patria del Teroldego, vigorosa e generosa; le Colline Avisiane, regno dei vitigni più fini e complessi; la Vallagarina, custode del Marzemino amato da Mozart e dello Chardonnay più strutturato. È una trama polifonica che Gaierhof interpreta con fedeltà, senza mai forzare la mano: ogni vino racconta il luogo da cui proviene, il clima che lo ha formato, la mano che lo ha accompagnato dalla vite al bicchiere.
Giallo Gaierhof, Teroldego Rotaliano e Siris
Tra le etichette più rappresentative, una su tutte ha segnato la storia della cantina: il Moscato Giallo, il celebre “Giallo Gaierhof”. La sua bottiglia rotonda, distintiva e immediatamente riconoscibile, accompagna da decenni momenti di convivialità, merende d’infanzia, feste di paese. È un vino che profuma di uva fresca, di frutta matura, di salvia e luce dorata: un bianco dolce che ha saputo innovare pur restando fedele alla tradizione, grazie all’intuizione di Luigi Togn di ispirarsi alla tecnica tedesca della Süßreserve, che ancora oggi conferisce al vino una dolcezza naturale e mai artificiosa.

L'etichetta di Giallo Gaierhof
Accanto a questa icona, il Teroldego Rotaliano Superiore Riserva rappresenta l’orgoglio più profondo della cantina: nasce solo nelle annate eccellenti, da vigne mature collocate nelle microzone più vocate, e riposa per anni prima di mostrarsi al pubblico. È un rosso che parla la lingua della Piana Rotaliana con tonalità scure, tannini definiti, note di frutta matura e una freschezza che ne sostiene il lungo potenziale evolutivo. Dall’altra parte dello spettro stilistico troviamo Siris, il Trentodoc di casa: uno Chardonnay di montagna che, con i suoi trentasei mesi sui lieviti, esprime finezza, eleganza e un perlage di rara delicatezza.
Lunaris e Loal: i nuovi progetti che guardano al futuro
Ma la forza di Gaierhof è sempre stata quella di guardare avanti senza sradicarsi. E negli ultimi anni le sorelle Togn hanno dato prova di una capacità di lettura del mercato che va ben oltre la tradizione familiare. Da questa tensione verso il futuro, nel 2024 sono nati due progetti che interpretano il cambiamento del gusto contemporaneo: Lunaris e Loal. Lunaris è un omaggio alle cime dolomitiche che si specchiano nei laghi alpini. Le etichette essenziali sono una finestra sulle emozioni che il vino vuole evocare: semplicità, autenticità, immediatezza. I due blend, un bianco e un rosso, sono pensati per un consumo versatile, giovane, giocoso, capace di viaggiare dai calici informali dei wine bar ai ristoranti contemporanei. Sono vini profumati, minerali, leggeri nel sorso ma seri nella fattura, un equilibrio perfetto tra piacevolezza e qualità.

Una delle bottiglie della linea Loal di Gaierhof
Loal rappresenta la scommessa più moderna della cantina: una linea di low alcohol wines che non cedono alla moda, ma dialogano con essa in modo intelligente. Non sono vini manipolati o dealcolati, bensì espressioni autentiche del territorio, realizzate con vendemmie anticipate e una piccola quota di mosto non fermentato che ne abbassa naturalmente la gradazione. Il risultato sono vini freschi, croccanti, immediati, che parlano il linguaggio delle nuove generazioni senza rinunciare alla dignità del vino vero. Un bianco fragrante, un rosato raffinato e una nuova interpretazione del Moscato Giallo, che diventa un vino per tutti i gusti e i palati, allenati o meno che siano: è l’ingresso perfetto in un mondo pieno di dettagli e sfumature. Sono tre bottiglie che, pur con la loro leggerezza, custodiscono la continuità con la storia della famiglia.
Un pranzo all’Erba Brusca che diventa racconto di territorio
Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare questi vini e toccare con mano tutta l’enorme passione di Romina, Valentina e Martina in una location ricercata e studiata appositamente per l’occasione: il ristorante Erba Brusca di Milano, che è riuscito a valorizzare al meglio i vini della cantina con delle proposte azzeccate. Con l’antipasto, delle carote al forno ed in agro su robiola montata, con olio spicy, uvetta e menta, è stata abbinato la Nosiola, un vitigno bianco autoctono trentino.
Per il primo, Risotto al butternut, bagnato da fonduta di pecorino e finito con semi di zucca caramellate e zucca in agro è stato servito il Lunaris Bianco. Il Lagrein, vino rosso dal sapore asciutto, sapido e pieno si è sposato alla perfezione con il secondo, un pollo speziato accompagnato da erbe amare saltate e salsa aioli. Infine è arrivato il turno del Loal Moscato giallo dolce, che col suo profumo tipicamente aromatico molto intenso, con note di frutti tropicali e salvia, ha accompagnato il dessert, una torta all’olio di oliva e limone, accompagnato da arance sciroppate e gelato all’alloro. Il pranzo è stato accompagnato dalle storie e gli aneddoti delle tre sorelle Togn, capaci di coinvolgere e far entrare in questo mondo di sacrifici, difficoltà ma anche enormi soddisfazioni.
Un’azienda solida che resta profondamente familiare
Oggi Gaierhof è una realtà solida, capofila di un gruppo che comprende Maso Poli, Lechthaler e Valdadige. Produce quasi 900mila bottiglie, conta collaboratori storici che conferiscono uve da generazioni e mantiene una presenza stabile sui mercati internazionali. Eppure, il cuore del progetto continua a essere familiare: una scelta di identità, non di nostalgia. La loro forza è la continuità, la capacità di crescere senza perdere l’umiltà del lavoro quotidiano, l’attenzione alla qualità, il rispetto per le persone e il territorio. Assaggiare un vino Gaierhof significa entrare in una storia che profuma di montagna e di vendemmie, una storia fatta di mani, di sguardi, di generazioni. Una storia che non si accontenta di celebrare il passato, ma continua ogni giorno a scrivere il presente. Una storia, in fondo, profondamente trentina e orgogliosamente al femminile.
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