Si tratta di una delle Doc più longeve (riconosciuta nel 1967) che tiene e presidia gli scenari internazionali con forza e determinazione. In un mercato del vino globale in fase di profonda trasformazione, il Lugana Doc ha chiuso infatti l’ultima annata con segnali positivi, confermando la solidità della denominazione e la capacità di generare valore lungo tutta la filiera grazie a un export che ha raggiunto il 65% (contro il 60% del 2024). Parallelamente, prosegue con continuità la strategia di internazionalizzazione, che vede il Consorzio protagonista nei principali appuntamenti fieristici europei, a partire dal recente Wine Paris e dal prossimo ProWein.
Fabio Zenato, il presidente del Consorzio tutela Lugana Doc
«Al di là dei numeri - commenta Fabio Zenato, presidente del Consorzio tutela Lugana Doc - ciò che emerge è la straordinaria tenuta del “sistema Lugana”. Dopo le sfide climatiche degli scorsi anni, non era scontato tornare a correre con questa autorevolezza. La stabilità che registriamo oggi è il frutto di una scelta di campo precisa: non abbiamo rincorso i volumi a ogni costo, ma abbiamo protetto il valore del lavoro dei nostri viticoltori. Oggi il Lugana non è solo un vino che si vende bene, è un asset territoriale che garantisce sicurezza a tutta la filiera».
Stabilità e posizionamento del Lugana Doc
Dal punto di vista economico, la denominazione registra una sostanziale stabilità: oltre 206.336 ettolitri, equivalenti a 27.511.466 bottiglie. Un dato che evidenzia una continuità produttiva in linea con le annate precedenti agli eventi di meteo pazzo che avevano interessato il territorio nel 2023. Anche il posizionamento del prodotto sul mercato conferma la buona tenuta della denominazione.
Vista su alcuni vigneti del Lugana Doc
Non è un caso, ma è il risultato di una strategia precisa che vede il Consorzio impegnato nel posizionare il vino che nasce sulle sponde gardesane delle province di Brescia e Verona, nella fascia mid-to-premium dei bianchi internazionali. Il prezzo medio a scaffale si attesta a 9,10 euro a bottiglia (fonte Nielsen), mentre il prezzo delle uve si conferma su una media di 2,08 euro al chilogrammo, secondo le rilevazioni della Camera di commercio di Verona.

Internazionalizzazione e mercati esteri
La strategia di internazionalizzazione, dopo Wine Paris, proseguirà, come detto, con la partecipazione collettiva a ProWein 2026, in programma a Dusseldorf dal 15 al 17 marzo: un’occasione per consolidare il rapporto con i paesi Dach, in particolare con la Germania - primo mercato di riferimento per il Lugana Doc -, che va ben oltre l’aspetto commerciale, coinvolgendo anche il tema dell’enoturismo. Il crescente flusso di visitatori provenienti dall’area germanofona verso il lago di Garda conferma infatti il ruolo del Lugana come ambasciatore del territorio, capace di unire vino, paesaggio e attrattività turistica.
«Attraverso la partecipazione agli appuntamenti più prestigiose del settore - sottolinea il direttore, Edoardo Peduto - il Consorzio dimostra il proprio impegno nel sostenere la denominazione sui mercati esteri, valorizzando il legame tra qualità del prodotto, identità territoriale e riconoscibilità internazionale. Queste manifestazioni rappresentano, infatti, preziose opportunità per costruire relazioni durature con buyer e operatori, e per consolidare il posizionamento del Lugana tra i bianchi italiani di riferimento nel panorama globale».
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